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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it ![]() ![]() Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà. ![]() |
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Caro direttore,Qualcuno le ha considerate, come Mimmo Lucà sulle colonne del vostro giornale, «un’offesa gratuita e non opportuna», «un insulto».
Me ne dispiace. Succede, quando si è molto indignati - e io lo sono tuttora - di usare parole pesanti.
Che qualcuno si risenta è legittimo. Ad altrettanta legittimità può aspirare chi sta curando le vittime ed alza la voce contro decisioni che le moltiplicano.
Mi piacerebbe qui entrare nel merito della questione, come del resto ho fatto anche a Bologna. E la questione è la guerra, la scelta di promuovere, di sostenere, di non contrastare la guerra e la logica di guerra, e anche la scelta di chiamarsi fuori dalla responsabilità di decidere.
«Se l’obiettivo della destra è dividerci... - scrive Mimmo Lucà - ho l’impressione che con questo modo di rilasciare interviste si faccia il loro gioco». Non mi interessa, nel definire le mie idee e i miei comportamenti, quali siano gli obiettivi dell’una e dell’altra parte. Nè sono interessato, da cittadino, a fare il gioco di nessuno, non della destra e neppure della sinistra. Anzi, sempre da cittadino mi permetto di aggiungere delle virgolette alle due parole di cui sopra: perché quello che ho visto negli ultimi anni è stato - sul tema della guerra e non solo - un progressivo assottigliamento delle differenze tra i due schieramenti, al punto da rendere le rispettive posizioni spesso irriconoscibili.
Vorrei evitare di discutere, nel sostenere questa tesi, delle scelte politiche tragicamente simili compiute dalla “destra” e dalla “sinistra” su altri temi, peraltro pilastri di una società civile, come il lavoro e l'educazione, la sanità e l'informazione. Restiamo alla questione guerra. E pace.
Ho visto il mio Paese portato in guerra, violando la Costituzione, da governi di centro- sinistra (per primi, dalla fine del secondo conflitto mondiale!) e da governi di centro-destra. Ho visto un governo di centro sinistra orgoglioso di prendere parte ai bombardamenti. Ho assistito alla indecente (oddio, spero non si offenda qualcun altro) teoria della “guerra umanitaria”, per cui si è ritenuto giusto seppellire sotto le bombe cinquemila cittadini di Belgrado e dintorni per punire i responsabili dell'assassinio di altri duemila e duecento civili massacrati in Kosovo. Ho visto il novantadue percento del Parlamento votare per la guerra contro l’Afganistan. Diecimila civili morti, e la guerra continua. E ho sentito leader politici di entrambe le parti compiacersi dell’invio «dei nostri ragazzi» in Afghanistan, armati fino ai denti a partecipare alle scorribande terroriste dei rambo di Enduring Freedom.
Lo stesso vale per l’Iraq, dove i militari italiani sono stati inviati a prendere parte a una guerra di aggressione neo coloniale, perché qualcuno poi potesse spartirsi il bottino della “ricostruzione”. Altri diecimila civili iracheni morti.
«I poveri vanno alla guerra, a combattere e morire per i capricci, le ricchezze e il superfluo di altri», scriveva Plutarco molti secoli fa.
A me, semplice cittadino, piacerebbe vivere - e mi batto per questo - in un Paese che crede nella pace e che la pratica. Anche per questo mi piace la nostra Costituzione. Invece devo constatare che il novanta per cento del Parlamento italiano è d’accordo nel violarne l’articolo 11, quando deve votare in materia di guerra e pace.
In modi diversi, certo. Chi è orgoglioso di violarla e se ne vanta (e in cuor suo vorrebbe anche sopprimerla, se solo ne avesse la forza), chi preferisce astenersi, chi resta fuori dall’aula. Non è questo un attentato alla Costituzione? Non è un delitto contro i diritti di tutti - a cominciare dalle prossime vittime della guerra, del terrorismo di stato, di gruppi o di individui? Non è un delitto contro la democrazia?
Io penso di sì. Penso che sia un delitto compiuto dalla grande maggioranza dei politici (non dai politici dell’una o dell’altra parte) e penso che chi, da politico, si renda corresponsabile in ogni forma di questo delitto non debba offendersi più di tanto, quando gli viene fatto notare.
Gli offesi, quelli che avrebbero davvero il diritto di esserlo se fossero ancora vivi, sono i milioni di persone che ogni anno dittatori e presidenti, golpisti o “democraticamente eletti”, per le ragioni più varie mandano al macello: per dio e per la patria, per la libertà o per gli interessi della nazione.
Il movimento per la pace, che io non rappresento ma di cui faccio parte, questo chiedeva ai politici italiani (non all’opposizione né alla “sinistra”): di rispettare la Costituzione, il diritto internazionale, la Carta delle Nazioni Unite. E anche, se a qualcuno dovesse interessare, la coscienza civile del nostro Paese. Tutto qui, niente di eroico. Invece, il novanta percento dei parlamentari, ancora una volta, non lo ha fatto. Ciascuno per le proprie alchimie e interessi.
Anch’io, da cittadino, sono offeso. Vogliamo dialogare, confrontarci? Nessun problema. Ma senza giocare con il mazzo truccato. Con chi, per qualsiasi calcolo politico, è disposto a scegliere la guerra, cioè ad acconsentire che si ammazzino altri esseri umani, è faticoso trovare un terreno comune di discussione.
Rimane solo, per quel che mi riguarda, il diritto al dissenso più profondo e la possibilità - «nel necessario e legittimo pluralismo», come scrive Mimmo Lucà - di negare il mio voto a tutti coloro che violano la Costituzione. Non si possono barattare la democrazia e i diritti, né la Costituzione, per assicurare qualche appalto “alle nostre imprese” - che poi sono le “loro” - né per “entrare nel giro” delle potenze che contano. Con amicizia.
Ps
Mentre invio dal Sudan questi appunti, da Milano mi leggono un articolo di Antonio Padellaro. Ho trovato dei giudizi anche severi nei miei confronti, ne prendo atto ma certo non mi offendo.
Ho trovato anche la convinzione da parte di Padellaro che io non sia impegnato a costruire steccati che dividono presunti “puri” da presunti “impuri” e che dunque senza dubbi e riserve io ritenga in pieno diritto e bene accetto chiunque intervenga alla manifestazione di sabato prossimo.
Confermo interamente questa interpretazione dell’opinione di Emergency e mia e mi auguro la maggiore riuscita possibile della manifestazione di Roma contro il terrorismo della guerra e la guerra del terrorismo.
Alla conquista dell'est (dal manifesto 30/3/04)
La Nato arriva alle porte di Mosca: entrano 7 stati, 3 ex sovietici. Prossimo obiettivo l'Iraq
MICHELANGELO COCCO
Con l'adesione ufficiale di altri sette stati ieri l'Alleanza atlantica ha compiuto il suo quinto allargamento e, soprattutto, sottratto anche formalmente sette paesi all'influenza della Russia. Alla Casa Bianca i capi di governo di Bulgaria, Romania, Lituania, Lettonia, Estonia, Slovacchia e Slovenia hanno firmato i trattati di adesione alla Nato, col presidente americano George W. Bush a fare da gran cerimoniere. E così dopo l'ingresso, cinque anni fa, di Polonia, Ungheria e Repubblica ceca, anche questi sette stati che che il ministro della difesa statunitense, Donald Rumsfeld, definirebbe orgogliosamente della «nuova Europa», sono entrati a pieno titolo nell'orbita di Washington. Per tre delle sette «new entries» poi il passaggio è davvero storico: Lituania, Lettonia ed Estonia infatti - a differenza degli altri paesi che aderivano semplicemente al Patto di Varsavia - fino al 1991 erano parte integrante dell'Unione sovietica.
Ma la Nato che si spinge sempre più a est (adesso bussano alle sue porte Croazia, Albania e Macedonia) è un'organizzazione molto diversa da quella cui - il 4 aprile 1949 a Washington - i rappresentanti di 12 paesi avevano dato vita per fronteggiare la «minaccia comunista». L'Alleanza del trattato nordatlantico infatti ha varcato i confini europei e opera oggi in Afghanistan, dove guida le truppe internazionali dell'Isaf, mentre le sue navi da guerra pattugliano il Mediterraneo in operazioni «antiterrorismo». Aspettando il vertice di Istanbul del prossimo giugno, dove si potrebbe decidere di intervenire in soccorso dei solati americani sempre più impantanati nell'avventura irachena.
Con un'Alleanza atlantica che, estendendosi dal Baltico al Mar Nero «abbraccia» l'ex nemico russo, si capisce che le reazioni dei diplomatici di Mosca, almeno quelle ufficiali, non potevano essere di soddisfazione. La Russia valuta «con la massima serietà» questo ulteriore allargamento della Nato, perché quest'ultimo tocca i suoi «interessi politici, militari e in una certa misura anche economici», ha dichiarato ieri il portavoce del ministero degli esteri Aleksandr Iakovenko. Ed è proprio l'adesione delle tre repubbliche baltiche ad irritare di più Mosca in quanto «l'attuale fase dell'allargamento - ha concluso Iakovenko - è caratterizzata dal fatto che i paesi baltici aderiscono all'alleanza sullo sfondo di una serie di questioni tuttora irrisolte nei loro rapporti con la Russia». La « discriminazione della minoranza russofona» in Lettonia ed Estonia e i problemi relativi al transito delle truppe russe schierate nell'enclave di Kaliningrad.
Molto diverso il clima nei paesi «neo-promossi», con Romania e Bulgaria che si segnalano come i più entusiasti. A Sofia venerdì prossimo - quando ci sarà un'altra cerimonia ufficiale nel quartier generale Nato di Bruxelles - sarà festa nazionale, anche se è stato annullato il progetto del ministro degli esteri di far distribuire gratuitamente bottiglie di birra e vino con un'etichetta celebrativa della Nato. Per i burocrati di Bruxelles sarebbe stato troppo, una «mossa inappropriata». Via libera invece a una moneta da cinquanta stotinky (25 centesimi di euro) coniata per l'occasione. Festeggiamenti a parte, la Bulgaria e la Romania sono tra i nuovi ingressi quelli che, con oltre quattrocento soldati a testa, più hanno contribuito a dare una mano all'occupazione dell'Iraq voluta dall'amministrazione Bush.
Lituania, Lettonia ed Estonia hanno invece degli eserciti di gran lunga più piccoli che saranno costretti a rinnovare, un ammodernamento che potrebbe incidere negativamente sulle economie di questi tre paesi, con tagli alle spese sociali. Della difesa aerea delle ex repubbliche sovietiche invece sarà responsabilità direttamente la Nato, con quattro jet F-16 che verranno spostati dal Belgio in una base in Lituania. Proprio la decisione di affidare il pattugliamento di questi tre paesi agli aerei della Nato è stata tra le più sgradite alla Russia: il rappresentante del comitato parlamentare per le relazioni estere, Konstantin Kosachev, l'ha definita una mossa «scortese».
[bUonE noTIziE] Ex voto.
Tra tanta merda, l'evento fa bene al cuore.

Hannah Arendt
LE ORIGINI DEL TOTALITARISMO
Parte terza: il totalitarismo
(1951/ed. Bompiani, Milano 1978)
1.
Gli elementi fondanti del totalitarismo sono:
- il terrore (uccisione della spontaneita': uccisione della persona giuridica, uccisione della persona morale, uccisione dell'unicita' individuale);
- l'ideologia (logica coerenza delle deduzioni dalle premesse, legge di movimento storico: un'ideologia e' la logica di un'idea, la storia e' la sua materia, procede per premesse e rifiuta la realta', pag.642 e 649);
- la superfluita' (legge di eliminazione, sacrificio delle parti per il tutto);
- l'estraniazione (perdita dell'io ovvero della capacita' di pensare, perdita del mondo ovvero del senso comune e dell'esperienza).
Il totalitarismo trasforma la violenza in terrore e la propaganda in indottrinamento (scientificita' ideologica, predizione infallibile, profezia). Il terrore e' "la vera essenza del regime totalitario" (pag.475): la legalita' caratterizza monarchie e repubbliche, l'illegalita' le tirannidi, il terrore il totalitarismo.
Il terrore diventa essenza del regime totalitario soltanto dopo che sono stati eliminati i nemici reali ed e' iniziata la caccia ai nemici oggettivi (pag.578; "qualsiasi delitto costruito dai governanti per via di ragionamento deve essere punito, a prescindere dal fatto che sia stato o no realmente commesso", cit.pag.585). In questo differisce peraltro la polizia segreta dei regimi totalitari da quella dei regimi dispotici (pag.583); i nemici vengono definiti ideologicamente come portatori di tendenze (pag.585): "a causa della loro capacita' di pensare gli uomini sono sospetti per definizione" (pag.589).
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Messico/Chiapas Guatemala Bolivia Venezuela Perù Regno Unito/Irlanda del Nord Spagna/Paesi Baschi Francia/Corsica Bosnia Serbia-Montenegro/Kosovo Macedonia Moldova/Transdnistria Georgia Armenia-Azerbaijan Turchia/Kurdistan Iran Pakistan Indonesia/Molucche Indonesia/Sulawesi Indonesia/Papua Cina/Sinkiang-Uygur Cina/Tibet Laos Thailandia Marocco/Saharawi Guinea Bissau Sierra Leone Ciad Congo Brazzaville Angola Zimbabwe Comore Ruanda Repubblica Centrafricana
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| (Ultimo aggiornamento sabato, 28 febbraio 2004 18:29 ) | ||
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| Algeria | |
Intorno alla seconda metà degli anni '90 il conflitto algerino riscosse forte scalpore tra la Comunità Internazionale a causa della spaventosa brutalità da cui fu caratterizzato: le sanguinose stragi commesse dagli estremisti islamici si contrapponevano a violente controffensive da parte dell'esercito governativo, il che determinò l'instaurarsi di un clima di terrore che coinvolse la quasi totalità della popolazione. Oggi l'Algeria, dopo 100.000 morti (150.000 secondo bilanci indipendenti) sembra volere lentamente tornare alla normalità: la guerra appare in fase di lenta remissione, ma purtroppo non è ancora conclusa, come dimostrano le quotidiane notizie che descrivono un susseguersi di agguati, scaramucce e bombardamenti. |
La diversità ancor più differente.
“Si chiama Hissan Abde, ha 14 anni (o, forse 16). Di sicuro ne dimostra meno e, forse, ha anche dei problemi mentali” (da: Repubblica.it).

Non so se la supposizione della malattia psichiatrica o dell’eventuale deficit mentale è stata verificata. Comunque, il solo accennarla, mi ha suscitato ulteriori e più ampie riflessioni. E’ già devastante essere bambini e ragazzi in zone “difficili” del mondo e di guerra, figuriamoci se si è anche “handicappati” fisici o, peggio, mentali e/o con problemi psichiatrici. L’emarginazione può aggiungersi all’emarginazione, la parola “indifeso” si incarna in modo tragicamente perfetto. Allora ho ripensato ad alcune significative esperienze di “riabilitazione su base comunitaria” che avevo letto su “HP” (credo la migliore rivista in circolazione per educatori professionali e nonsolo, che in particolar modo tratta le tematiche legate all’handicap), e mi piaceva condividerle con voi, sempre nella convinzione: “che il perseguimento dello sviluppo e del benessere non può essere pensato solo per una parte (piccola) del mondo, ma deve riguardare l'intero pianeta”. Buona lettura.
La presenza italiana in Iraq, al di là dei presupposti ufficialmente dichiarati, è motivata dal desiderio di non essere assenti dal tavolo della ricostruzione e degli affari. Questi ultimi riguardano soprattutto lo sfruttamento dei ricchi campi petroliferi.
Non a caso il nostro contingente si è attestato nella zona di Nassiriya dove agli italiani dell’ENI il governo iracheno, pensando alla fine dell’embargo, aveva concesso – fra il 1995 e il 2000 – lo sfruttamento di un giacimento petrolifero, con 2,5-3 miliardi di barili di riserve: quinto per importanza tra i nuovi giacimenti che l’Iraq di Saddam voleva avviare a produzione».
LA VITA SOTTO SADDAM, GLI AMERICANI, LA LIBERTA'.
UN BLOGGER IRACHENO SCRIVE AI PACIFISTI.
da http://iraqthemodel.blogspot.com/archives/2004_03_01_iraqthemodel_archive.html#107989200023123916
Quando ho visto le manifestazioni pacifiste che si sono svolte in numerosi paesi del mondo in occasione dell’anniversario della guerra contro Saddam, non ho potuto fare a meno di pensare, ancora una volta: perché fanno una cosa simile?
Ci sono state un paio di dimostrazioni, molto più piccole, anche in Iraq (alcune centinaia di persone, con alla testa dei fanatici religiosi, di cui nessuno può dire se non fossero lì soltanto per gli avidi occhi dei media), ossia il paese che i pacifisti sarebbero scesi in piazza per difendere.
Ho avuto molte difficoltà a capire perché i pacifisti volevano impedire questa guerra, e ora ne ho ancora di più a capire perché vogliano impedire alla Coalizione guidata dagli Usa di dare il proprio aiuto per la ricostruzione e la democratizzazione dell’Iraq. Sono certo che qualcuno era stato pagato per manifestare, e qualcun altro semplicemente ingannato; ma questo ragionamento non può essere esteso a tutti i pacifisti, che ho sempre ritenuto persone buone, con un grande senso di umanità, abbastanza oneste per non farsi corrompere e abbastanza intelligenti per non lasciarsi ingannare.
La risposta a questa domanda si è fatta più chiara mano a mano che il tempo e gli eventi hanno rivelato buona parte di ciò che, a prima vista, era per me difficile da comprendere dal luogo in cui vivo. Il modo in cui la maggior parte dei pacifisti ha reagito a questi eventi ha fornito gli anelli mancanti. Continuo a pensare che siano persone buone e intelligenti, ma non posso più dire che siano oneste. Mi dispiace, amici miei, in quanto proprio l’onestà era il vostro punto più forte, o almeno così voi pensavate; però, se mi lascerete viaggiare attraverso la vostra coscienza e avrete la pazienza e la modestia di seguirmi in questo viaggio (che è esattamente ciò che ci si aspetta dalla gente onesta), potremo forse giungere ad un accordo oppure a ridefinire i termini del nostro disaccordo, il che, io penso, andrà a vantaggio di tutti. Non c’è nemmeno bisogno di dire che avete il diritto di fare la stessa cosa con me, e io sono pronto ad andare fino in fondo.
Allora: perché dovrei giudicarvi così severamente, e quali sono le mie prove? Per cominciare, anch’io, come tutti, penso che la guerra sia un modo detestabile e spesso disastroso per risolvere i conflitti, ma sono pure convinto che tutti noi siamo d’accordo sul fatto che in certi casi è l’unica soluzione possibile. Questo ci permette di restringere il campo del nostro dibattito a quest’ultima guerra contro Saddam e forse ad altre che saranno presto combattute nella lotta contro il terrorismo. Ritengo che se due nazioni, per risolvere i loro dissensi, invece di ricorrere alla diplomazia, decidessero di dichiararsi guerra, saremmo entrambi contro questa guerra, a meno che voi crediate che la maggioranza di noi appoggi questa guerra per soddisfare la propria sete di sangue.
Vediamo dunque per quale motivo voi (i veri pacifisti) vi opponete a questa guerra.
Penso che quasi tutti siano d’accordo sul fatto che quando parliamo dei “veri pacifisti” ci riferiamo a coloro che vivono nel mondo libero, dato che i popoli del Terzo Mondo sono o disinteressati e impegnati a sfamare i propri bambini e a trovare un tetto per la propria famiglia, mentre allo stesso tempo cercano di tenersi il più alla larga possibile dai tiranni che controllano il loro destino, cosa che può spingerli a seguire l’atteggiamento del governo, oppure sono guidati dal fanatismo religioso, e, nel mondo arabo, probabilmente anche dal nazionalismo arabo, a schierarsi contro questa guerra.
La differenza fra noi e voi
La pace è ciò per cui costoro (i veri pacifisti) stanno combattendo e non ci può essere obiettivo più nobile di questo. Ma, posso fare una domanda: in che mondo vivete?
Una domanda sciocca e irrilevante? Non credo proprio. Quale genere di pace state cercando? La vostra, o quella del mondo?
Pensate davvero che sia un mondo così bello e pacifico che a nessuno deve essere permesso di toccarlo? Veramente, che domanda sciocca ho fatto! Certo che lo è! Voglio dire, alcuni di voi non hanno sentito uno sparo da anni e anni a questa parte, e qualcuno vive in paesi che non hanno combattuto una guerra da oltre un secolo. La vostra vita non è stata certamente facilissima, ma avete mai avuto paura che i vostri figli potessero morire di fame? O avete mai vissuto con il terrore che, nel mezzo della notte, qualcuno sfondi con un calcio la tua porta di casa e si porti via un tuo parente? E, cosa ancora peggiore – ma che a voi non sembra così importante – avete mai dovuto piegare la vostra testa senza mai sollevare gli occhi da terra per paura di incontrare quelli di un uomo della sicurezza, che potrebbe vedervi uno sguardo di sfida? Oh, mio Dio! Ecco, che continuo a fare domande stupide! Perché, naturalmente, per voi tutto questo non conta nulla; perché, se sentiste veramente che spaventosa umiliazione rappresenta tutto questo per l’anima sacra di ognuna delle creature di Dio, non sareste rimasti così pazientemente ad aspettare che le sanzioni avessero effetto e che gli ispettori finissero il loro lavoro. Ma naturalmente non conta nulla, e sapete perché? Semplicemente perché non è capitato a voi. E’ capitato ad altri, che vivono lontanissimi, è così a voi sembra meno reale, tanto che potete facilmente buttarlo dietro le vostre spalle quando vi mettete a discutere di guerra, e mostrarvi improvvisamente preoccupati per come gli americani ci stanno trattando.
Voglio dirvi una cosa: gli americani non ci stanno “trattando” in alcun modo; ci stanno aiutando, proteggendo, istruendo, amando e stanno stringendo amicizia con noi. E’ una cosa difficile da digerire per voi, lo so, perché vi fa sembrare cattivi a voi stessi; ma non è poi così difficile come sembra, visto che tutti facciamo errori, e spesso molto grandi, e non è mai troppo tardi per riconoscere di essersi sbagliati.
Sono forse così stupido e ingenuo da pensare che cambierete idea? No, perché credo ancora che siete persone buone, ed è su questo che conto quando dico che ho speranza in voi e non vi considererò mai come dei nemici. Pensate soltanto un’altra volta a tutto il dolore e le sofferenze che affliggono questo mondo; ma questa volta, immaginatevi a raccogliere le ossa dei vostri figli e dei vostri fratelli da una sepoltura di massa, dopo averne perse le tracce per venti o trenta anni, e sapendo che non sono morti in pace. No, sono morti torturati, stuprati e trattati come animali, costretti a chiedere in ginocchio di ricevere un colpo di pistola alla testa. Pensate a questo e poi provate a spiegare perché vi opponete a questa guerra. Al mio vicino, ad esempio, che sta ancora cercando la fossa comune in cui sono stati gettati i suoi due figli, portatigli via ventuno anni fa, quando frequentavano ancora l’università, e senza sapere per quale motivo. Provate a spiegarlo ad un altro mio vicino, che aveva convinto il fratello, il quale aveva disertato l’esercito al tempo della guerra con l’Iran, a ritornare sfruttando il perdono presidenziale che era stato annunciato in tv e sui giornali, soltanto per vederlo il giorno dopo chiuso in una bara con la scritta “traditore”, e con l’ordine di non celebrare alcun funerale. Poi, due settimane dopo, ricevette una lettera in cui si diceva che il fratello era stato ucciso per errore, ed era concesso di celebrare i funerali!
Potrei continuare a parlare e raccontare per mesi e anni, e ci sono storie ancora più spaventose, ma il mio cuore non può sopportare il ricordo di tanto dolore. Spero che voi abbiate un cuore più saldo quando cercherete di spiegare a queste persone che vi siete opposti alla loro liberazione perché convinti che i vostri leader politici vi avevano mentito sulle ragioni per entrare in guerra. Provate a spiegargli che la colpa era dell’America e non di Saddam, e che per questo vi siete opposti quando l’America ha deciso di toglierlo di mezzo e di dare libertà e pace al popolo iracheno. Ecco un’altra volta la mia sciocca domanda: dove vivete? Dato che noi, che appoggiamo questa guerra contro la dittatura e il terrorismo, viviamo in questo mondo, questo brutto mondo che noi stiamo cercando di cambiare e che voi invece state cercando di mantenere nel suo stato di sempre. Dunque: in che mondo vivete?
Ali, iraqthemodel.blogspot.com
(traduzione di Aldo Piccato)
I nodi, piano piano, vengono a pettine, anche l'anima pacifista dell'occidente si divide e chi è veramente contro la guerra (quelli senza se e senza ma) diviene esigente a distinguersi da quelli con i se e i ma.
Si divide anche il fronte di guerrafondai, già! in Spagna un partecipazione a sorpresa! di circa 8% dei aventi diritto al voto ha aperto una crepa nella alleanza pro-Bush per la guerra (preventiva o contro il terrorismo che sia comunque vigliacca) e da quanto si capisce la botta forte lo riceveranno con le elezioni inglesi, allora si che crollerà tutto!?!
L'Israele, la fonte di guerra e di divisione per il mondo intero, la minaccia per la pace nel mondo per 62% degli europei, da parte sua non ha più nessun proposito politico, in realtà non li ha mai avuti perche un "stato" che nasce su una terra usurpata con azioni di terrorismo contro popolazione civile( che ci viveva e ancora ci vive) non è altro che un Utopia e la resistenza(a mani nude) del martoriato Popolo Paletinese contro lo "stato" terrorista di Israele che è armata fino ai denti sta a dimostrare che la volontà dei popoli è al di soprà di ogni vigliaccheria politica e tra i due chi è veramente un popolo è quello Palestinese che al di là di tutti gli sforzi degli israeliani ha ancora la spina dorsale intatta e combatte per una causa giusta contro un nemico sanguinario che vive con vigliaccheria di tutti gli ingannatori della storia.
Il mondo islamico, poi, sta vivendo momenti cruciali della propria storia, naturalmente la parte più disasterata del mondo( dopo il deperedato America latina ) per la mancanza di società civile e istituzioni atte a mantenere alta la guardia contro gli abusi dei governanti è il mondo islamico e la mancanza di strategie politiche comuni tra i paesi islamici contro i nemici giurati dei musulmani sta a dimostrare l'enorme influenza che hanno su tali governanti le potenze straniere e i rispettivi servizi segreti, saddam e bein laden, ad esempio, erano due collaboratori degli USA e chi ci dice che non lo sono ora!?!
L'Europa!?!?!
INTERVENTO UNITARIO DEL COMITATO FERMIAMO LA GUERRA
A un anno dall’inizio della guerra in Iraq, abbiamo risposto oggi all’appello del movimento per la pace degli Stati Uniti, rilanciato daI Forum Sociale Europeo di Parigi e dal Forum Sociale Mondiale di Mumbai, per fermare la guerra e l’occupazione.
Siamo tornati in piazza dopo aver attraversato l’Italia con Carovane di pace dal sud e dal nord mentre altre carovane sono in Medio Oriente a chiedere pace e giustizia.
Torniamo in piazza insieme ai movimenti di tutto il mondo, dopo un anno drammatico e giorni bui –di atrocità e di lutti.
UN ANNO FA una coalizione di Stati guidata dagli Usa decise di utilizzare tutta la sua potenza per muovere guerra all’Iraq.
Lo ha fatto contro il Consiglio di Sicurezza dell’Onu, violando il diritto internazionale e contro la volontà della grande maggioranza dei popoli del pianeta.
Lo ha fatto con la menzogna, dichiarando che l’Iraq possedeva armi terribili e che era pronta ad usarle e dichiarando legami tra l’Iraq e il terribile attentato alle Torri gemelle.
Lo ha fatto dichiarando che avrebbe portato pace e democrazia per il popolo iracheno e in tutto il Medio Oriente.
Lo ha fatto teorizzando, con la “guerra preventiva”, il diritto di imporre la propria volontà e la difesa dei propri interessi, in qualunque luogo della terra.
Questa guerra è già costata decine di migliaia di vittime civili e militari irachene, più di 600 vittime - tra cui 19 soldati italiani caduti a Nassiriya - tra le truppe di occupazione, ha comportato distruzioni immani e devastazioni ambientali, ha bruciato miliardi di dollari. Le armi non si sono trovate.
Gli attentati contro civili inermi si sono susseguiti in molte parti del mondo.
Pace e democrazia non sono arrivate né in Iraq né in Medio Oriente.
AD UN ANNO DI DISTANZA in Iraq la guerra continua a mietere vittime. La situazione umanitaria in Iraq continua ad essere terribile mentre crescono pericoli di guerra civile. Alla dittatura di Saddam Hussein si è sostituita una occupazione militare che trova crescenti resistenze da parte della popolazione.
Invece di organizzare libere elezioni si nominano governi dall’alto, si privatizzano le ricchezze irachene e si chiede di abolire il codice di famiglia facendo arretrare lo status delle donne. La ricostruzione non è nemmeno iniziata e già è una torta da spartire con i paesi “amici”.
A un anno di distanza in tutto il Medio Oriente la pace è più lontana che mai. In Palestina l’occupazione prosegue brutalmente, mietendo migliaia di vittime e rischia di diventare irreversibile con la costruzione del Muro. In Israele si susseguono attentati contro civili inermi, cresce l’ insicurezza e la crisi economica.
Il governo Sharon, applica la dottrina della guerra permanente, negando qualsiasi prospettiva negoziale e imponendo il terreno dello scontro militare.
Il Muro è una vergogna che calpesta il diritto internazionale, segrega un popolo intero, espropria altra terra, nega la possibilità di convivenza pacifica fondata sul principio di “due popoli due stati” e sulle risoluzioni dell’Onu che sono alla base di diverse iniziative di pace delle società civili palestinese e israeliana.
Ad un anno di distanza dall’inizio della guerra in Iraq il mondo è un luogo meno sicuro e più ingiusto. La dottrina della guerra “preventiva” ci minaccia tutti. Minaccia di guerra altri paesi e legittima le guerre e le occupazioni militari, dall’Iraq alla Palestina, all’Afghanistan e alla Cecenia.
Spinge al riarmo e alla militarizzazione e minaccia la democrazia in tutto il pianeta, dai paesi ricchi a quelli poveri.
Rafforza, nel nord e nel sud del mondo, le culture che predicano lo “scontro di civiltà”, le guerre di religione, i tanti integralismi impegnati a distruggere i valori e le pratiche di convivenza.
Rafforza il razzismo, la discriminazione contro i migranti e tutte le diversità e spinge verso l’omologazione sociale e culturale.
Nel frattempo, numerose “guerre dimenticate” continuano a provocare vittime, sofferenze e miseria in Africa, in Asia e in Sudamerica senza che nessuno intervenga per mettervi fine.
La povertà e le ingiustizie dilagano nel nord come nel sud del mondo a causa di un sistema neoliberista che la guerra preventiva perpetua.
ANCHE IL GOVERNO ITALIANO è corresponsabile di tanto disastro. Un Governo che, violando l’articolo 11 della Costituzione, nonostante la grande contrarietà della popolazione italiana, ha deciso di appoggiare la guerra in Iraq e ha inviato 3000 soldati sotto il comando britannico nei luoghi in cui giacciono i campi petroliferi destinati all’Eni, assumendosi la responsabilità di esporli a rischi altissimi.
Un Governo che ha deciso di partecipare all’”Autorità Provvisoria” delle forze di occupazione condividendo così la responsabilità delle sue scelte politiche. Un Governo che ha esautorato il Parlamento dei suoi poteri a cominciare dalla concessione dell’uso dello spazio aereo, delle basi e delle infrastrutture per la guerra.
Un Governo che continua ad ingannare gli italiani: ha detto che i soldati servono a portare gli aiuti umanitari, ma di aiuti se ne sono visti pochi mentre il Pentagono si appresta ad assegnare a alcune ditte italiane qualche contratto per la ricostruzione.
CI SIAMO MOBILITATI per evitare tutto questo. Dicemmo allora, in milioni in tutto il mondo, che quella potenza e quella ricchezza poteva e doveva essere utilizzata per combattere la fame e la sete e la miseria che uccide milioni di esseri umani. Dicemmo allora che si doveva porre fine alle tante guerre dimenticate, invece che cominciarne un’altra.
Dicemmo che la produzione di armi doveva essere riconvertita in produzioni di pace invece che essere rilanciata, che sono le spese militari a dover essere tagliate: non le spese sociali.
Dicemmo allora e ribadiamo oggi che queste sono iniziative urgenti, perché il peso dell’ingiustizia è intollerabile. Sono iniziative che non possono essere più rinviate se non vogliamo scivolare tutti in un abisso di barbarie, di disperazione, di conflitti, di insicurezza.
NON ABBIAMO CAMBIATO PARERE e continuiamo ad essere la maggioranza del popolo italiano, nonostante un sistema dell'informazione sempre più succube dei tamburi di guerra.
L'Iraq deve tornare agli iracheni, la legalità internazionale deve essere ripristinata e perché questo avvenga è necessario innanzitutto che cessi l'occupazione militare. Tutte le truppe occupanti devono essere ritirate. Serve una iniziativa politica internazionale per la restituzione della sovranità agli iracheni e la ricostruzione del paese guidata da un governo legittimo.
Per questo ci siamo battuti e continueremo a batterci per il ritiro delle nostre truppe.
Il voto del Parlamento a favore del rifinanziamento della missione italiana è stata una decisione profondamente sbagliata.
Il governo Berlusconi e la sua maggioranza parlamentare sono corresponsabili della tragedia che sta vivendo il popolo iracheno. L'adesione del nostro governo alla dottrina dell'amministrazione americana della guerra preventiva produce solo morte e distruzione.
E' per questo che la scelta di una parte delle opposizioni di non esprimere un voto contrario si è posta in contraddizione con le ragioni e la piattaforma di questa manifestazione. La pace ha bisogno di parole e atti coerenti.
CHIEDIAMO che l'Italia rinunci a partecipare all'occupazione militare dell'Iraq e ritiri le proprie truppe. E' un atto necessario per ricucire lo strappo costituzionale operato un anno fa e per aprire la strada a una nuova strategia.
Chiediamo che l'Unione Europea svolga un ruolo di pace e includa il ripudio della guerra nel proprio trattato costituzionale. Chiediamo che la comunità internazionale metta le Nazioni Unite in condizione di sostenere il ritorno della legalità in Iraq, favorendo così la restituzione della sovranità agli iracheni.
Con la stessa urgenza chiediamo che una decisa iniziativa internazionale crei le condizioni per una pace giusta in Palestina e in Israele, imponendo la rimozione del muro, la protezione dei civili e un negoziato fondato sulle risoluzioni dell'Onu per la fine dell’occupazione e la convivenza pacifica, ascoltando anche la voce coraggiosa dei giovani israeliani che rifiutano, pagando di persona, di partecipare alla guerra e all'occupazione.
IN QUESTO LUNGO ANNO DI GUERRA, abbiamo continuato a sostenere con mezzi pacifici le ragioni della pace - progetto alternativo di civiltà - nelle scuole, nelle città, nei luoghi di lavoro, davanti alle basi militari, dai nostri balconi con le bandiere della pace, nella solidarietà internazionale, nella lotta per il disarmo, nel dibattito sul trattato costituzionale europeo, nella solidarietà con le popolazioni migranti, con la disobbedienza civile, nell’impegno quotidiano per i diritti umani, sociali e di cittadinanza.
Lo abbiamo fatto insieme ai movimenti di tutto il mondo, che oggi sono in piazza, perché la resistenza alla guerra, alla sopraffazione, all’ingiustizia è un diritto per tutti e per tutte, in tutto il mondo.
L’impegno dei pacifisti statunitensi per riportare le truppe a casa, che reclamano “giustizia e non vendetta”, che denunciano la restrizione dei diritti civili nella loro patria, che si battono per un’altra America è anche il nostro.
Oggi, ci sentiamo profondamente vicini ai pacifisti e all’intero popolo spagnolo colpito da un terribile attentato.
Di nuovo è la popolazione civile, sono lavoratori, studenti, immigrati ad essere colpiti da una strage che non ha precedenti in Europa –e che drammaticamente accumuna il nostro continente a tutte le aree del mondo che vivono ogni giorno inaudite violenze contro le popolazioni civili.
Noi ripudiamo tutte le forme di terrorismo da chiunque siano perpetrate –siano essi Stati, organizzazioni o individui. Allo stesso modo ci opponiamo all’uso della “lotta al terrorismo” per giustificare le guerre, criminalizzare i movimenti popolari e restringere le libertà civili.
La politica della guerra preventiva e permanente, la mancanza di soluzione alle grandi ingiustizie e ai problemi globali hanno finito per rendere più insicuro e fragile questo nostro pianeta, dando alimento alla strategia del terrore.
Contro questa drammatica situazione, noi movimenti rispondiamo non certo con le politiche di unità con i governi della guerra, ma con la mobilitazione di massa, con il protagonismo diretto ed autorganizzato della gente, promuovendo una idea di democrazia che ripudia la barbarie della guerra e delle stragi e quella dello sfruttamento delle persone, dei popoli e dell'ambiente.
Proprio per questo il ruolo dei movimenti sociali, per la pace, antiliberisti, democratici diventa ancora più importante per tenere aperta la speranza di un mondo diverso e più giusto.
La straordinaria mobilitazione della Spagna dopo la strage dell’11 marzo e il voto di domenica dimostrano che esiste una alternativa alla logica della guerra permanente, all’orrore dei terrorismi, alla rassegnazione all’ingiustizia.
Milioni di persone in Spagna sono scesi nelle piazze per dire una sola e inequivocabile parola: “Paz”, per dire “da Baghdad a Madrid no alla guerra e al terrore”, “vostre le guerre, nostre le vittime”, per reagire alla strage chiedendo la fuoriuscita della Spagna dalla guerra.
Il loro messaggio è chiaro: si può cambiare dal basso, con la partecipazione di tante donne e uomini si possono portare i nostri paesi fuori dalla guerra. Il nostro impegno dunque continua, incessante.
Non torniamo a casa. Continueremo a lottare, fino a quando l’Iraq sarà riconsegnato agli iracheni e finiranno le loro sofferenze, fino a quando l’Italia sarà fuori dalla guerra, fino a quando non ci sarà pace in Medio Oriente, in Palestina, in Israele e nel resto del mondo, fino a quando guerra e ingiustizia saranno fuori dalla storia.
Un mondo diverso è possibile, è necessario e noi vogliamo costruirlo.
FUORI LE TRUPPE DI OCCUPAZIONE DALL’IRAQ
L'IRAQ AGLI IRACHENI
PACE IN MEDIO ORIENTE
BASTA ARMI - BASTA GUERRE
Caro Alp, condivido pressocchè tutto, tranne gli slogan finali. Sono così facili da non significare più nulla. Usata in questo modo, negli slogan, la parola PACE diventa una parola-ameba, come direbbe Ivan Illich, una parola senza forma propria. E poi, per non dimenticare che realtà e slogan sono cose diverse, cosa significa OGGI l'Iraq agli iracheni? Ripeto, sono d'accordo su quasi tutto, ma gli slogan non sono altro che atrofizzazioni del pensiero e c'è ancora troppa gente, troppi giovani, che li confonde con il pensiero. E siete liberi di accusarmi di essere chiuso nella mia torre d'avorio.
A Roma non c'ero, vi è andata, invece, una mia collega."Com'è andata?" - le ho chiesto."Davvero un bel momento di pace" - mi ha risposto.Mi ha parlato di striscioni creativi dell'associazione (non ricordo il nome esatto, perdonatemi) dei profughi, di gruppi multicolarati e ritornelli intelligenti, di coreografie con musiche e ritmi che hanno potuto svolgersi in tutta serenità."Ma...e i disordini di cui ha parlato la tv?" - ho continuato - "Dieci minuti in tutto dei soliti che ci stanno sempre e solo per inquinare"...Lei c'era anche quella volta, a Genova, e purtroppo ne conosce anche i troppi retroscena ignobili
I disobbedienti suscitano tutto il mio disappunto; qui hanno gran fama e notorietà, molti di loro andavano ad ingrossare, da giovani, le fila dei disturbatori in città; quelli che ora ci mettono la faccia nei tg e si fan passare per promotori di pace, anni fa, si picchiavano nei locali buttando per aria tutto...Così, qui, per equazione inconfutabile, le persone pensano al pacifista come al perditempo-rissoso-cannato.
Ecco, io non posso identificarmi con persone che risolvono qualsiasi questione con gesti eclatanti per chissà quale rabbia repressa,anche perché - diciamolo- più in generale, l'estremista è colui che a furia di tirare la corda, prima o poi stringe il nodo a se stesso in un annullamento fagocitante.
I giornali? Ovviamente hanno avuto la scenetta da trasmettere a baluardo di un interesse specifico, basti pensare ad un tg (ahimè anche molto seguito) che nei propri servizi, il mercoledì precedente la manifestazione ha detto "Ora non resta che scegliere se scendere in piazza il diciotto contro il terrorismo, con il governo e i sindaci d'Italia, o andare il sabato con i disobbedienti".Mi stava venendo un accidenti.
Se la pace è compromesso, mediazione, contrattazione , allora il movimento per la pace deve conquistarsi una credibilità che gli viene continuamente negata.La gente ha le idee confuse sì, e non si stringono mani senza una fiducia .Per scegliere "la pace", "la pace" ha bisogno di identificazione.
Scusate se sposto un attimo il tema della "discussione" ma questo mi sembra importante ed urgente:
Solo un link.
Vorrei aggiungere anch’io alcune considerazioni (non brevi) in merito alle contestazioni fatte a Fassino nella manifestazione per la Pace di Roma.
Le scrivo qui, proprio perché non brevi, continuando il dibattito aperto da Paolo Galloni, con il quale mi trovo d’accordo, pur non essendo - neppure io - né un dalemiano, né un diessino sfegatato. Anche se, da quello che scriverò, potrà sembrare il contrario.
La posizione dei DS in Parlamento ha fatto discutere molto. In piazza, gli hanno gridato e dato, non solo dei “venduti”, ma anche degl’assassini! Vabbè, la folla è come allo stadio, la domenica, al derby: uno mette in giro ‘na voce (falsa) e quella diventa sùbito realtà, tragedia vera… insulso slogan… Totti-Cassano-Fassino, diessini-assassini, suona bene gridato, no?
Ma, tornando con i piedi per terra, mi chiedo che cosa accadrebbe ora, in Iraq, se si lasciasse quel Paese in balia dei ribelli? Immaginate che fine farebbero tutti quelli che hanno sostenuto, in questo periodo (dalla caduta di Saddam in poi), l’intervento? Verrebbero trucidati. Scoppierebbe una sanguinosa ed infinita guerra civile. Si correrebbe il rischio di lasciare in Medio Oriente un altro (ennesimo) focolaio di guerra acceso per sempre.
Lo so anch’io che quella che abbiamo fatto e stiamo facendo – al fianco di Bush - è una sporca e maledetta ingerenza, in barba a tutte le leggi internazionali (oltre che nazionali, nostre) che dovremmo (e dovremo) lasciare, al più presto, il popolo iracheno decidere autonomamente per il proprio futuro. Ma non lasciarlo ad un destino ancor più sanguinoso. Non si può. Non più. Non così. Non ora, almeno.
L’opposizione parlamentare, sin dall’inizio, non ha sostenuto l’intervento militare italiano del Governo Berlusconi al fianco degli USA, ma, realisticamente, ora, con un processo di pacificazione in corso già avviato, non credo se la senta di dire: “E ora tutti a casa e chi si è visto si è visto! Sono cazzi vostri…”. Cosa diversa è sostenere, invece, un intervento dell’ONU e non una ritirata alla Badoglio, che riporterebbe alla memoria il nostro sempre stupido, contraddittorio e codardo modo di fare politica all’estero.
È una visione prospettata da Ingrao in un suo vecchio libro del ’72, che si fa carico in forme quanto mai attuali dell’attuazione di uno dei princìpi fondanti del sistema parlamentare liberale: “No democracy without control”.
Se, invece, quelle contestazioni rappresentavano una denuncia contro un certo modo sporco di far politica, per puro interesse di bottega, contro vergognosi trasformismi dell'ultim'ora allora, ahimè, mi trovo perfettamente solidale con la critica.
Ma è difficile riportare il piano del discorso sulla moralità della politica, sulla coerenza delle scelte, sull'onestà intellettuale dei partiti, sulla genuinità dei programmi, e pretendere di farlo con il lancio di bottigliette, sputazzate, ceffoni, parolacce e fischi da stadio.
Specie perché, così, con battaglie di retrovia, si perde di vista un'altra “guerra” ed un altro “nemico” reale.
Anch’io detesto la retorica dei partiti della sinistra che giocano anch’essi spesso ad un gioco al quale sono soliti giocare: lo spostamento di pedine come in una partita a scacchi, dall'alto, senza alcun collegamento con la propria base, senza tenere in alcuna considerazione l'umore di quello che dovrebbe essere il loro elettorato.
Credo che sia stato anche questo che ha mosso quei milioni di persone a scendere in piazza, a Roma, quel fervore, quella voglia di partecipazione, oltre a quella forza che ha animato tutto il movimento dei girotondi, delle associazioni, dei laboratori per la democrazia, per la giustizia, per la pace, alla ricerca di un modo nuovo di fare politica e di partecipare.
Lo so (e lo sappiamo tutti) che il popolo della sinistra è un popolo fortemente variegato, dalle mille anime e che spesso si scontra con quello che sono i partiti politici in Italia, come sono organizzati e come sono abituati a gestire il potere.
D'altra parte, dal momento che i movimenti non hanno mai voluto, saggiamente, costituirsi in partito (l'ennesimo partito della sinistra, come se non ne avessimo già abbastanza!), è ovvio che ciascuno di noi, secondo la propria coscienza, ora che verranno le elezioni, sceglierà quale tra questi meglio lo rappresenti, a meno che non decida di astenersi, che penso sia, sinceramente, con questo pericolosissimo governo di destra, l'unica scelta da non fare.
Ma non mi trovo per niente in accordo con quello sfogo, che ritengo eccessivo, nei modi e nei termini, pur se parte da considerazioni e critiche che molti di noi condividono: a cominciare dalla scelta della bicamerale di D'Alema, e giù a continuare con il non fare la legge sul conflitto di interessi, con il modo di fare opposizione, così soft e non visibile, a volte incomprensibile, e ancora in ultimo il non voto per il rifinanziamento per la missione in Iraq.
Per questo credo che sia bene che tutto ciò che è a sinistra dei DS (lista Di Pietro-Occhetto / Pdci / Verdi / RC) cresca, per diventare la gamba di sinistra di questo futuro centro-sinistra che dovrà (perché DOVRA', ASSOLUTAMENTE) battere Berlusconi.
Non voglio pretendere che gli altri la pensino come me, mi sento fazioso a dire e a scrivere queste cose, perchè sembra quasi che stia facendo pre-campagna elettorale fuori luogo e fuori posto, qui, in un blog contro la guerra, mentre stiamo parlando di pace.
Ma la “pace” non è solo uno slogan da mettere su uno striscione o una bandiera da far sventolare al balcone di casa, è un’idea e una speranza reale che va sostenuta concretamente, attraverso scelte di politica di Governo e noi non potremo mai farlo fino a quando chi comanda in Italia è Berlusconi o Fini o Bossi.
Non metto in dubbio il fatto che sicuramente ci sono un sacco di teste di cazzo nella sinistra, così come ci sono un sacco di teste di cazzo, purtroppo, anche all’interno dei movimenti c.d. “pacifisti”, "noglobal", "dissidenti", "non obbedienti", e compagnìa bella, ma, se permettete, nei partiti di destra sono TUTTE TESTE DI CAZZO! E la pace non si farà mai se a decidere continueranno ad essere queste ultime.
Indipendentemente dalla scelta politica che ciascuno di noi farà in questa prossima tornata elettorale, che io rispetto ed approvo, perché ogni voto che non andrà alla destra sarà un voto contro Berlusconi, io sono fortemente convinto che il grande popolo dei movimenti debba fare da collante per tutte le anime della sinistra di cui è composto.
Finchè si è "movimento", siamo tutti compagni, solidali, uniti, siamo una grande forza; quando poi si esternano le proprie simpatie o appartenenze a questo o quel partito della sinistra, giù accuse, insulti e veleni, gli uni contro gli altri, a rivangare i soliti errori fatti (da tutte le parti!) e a mettere dei paletti insormontabili per un futuro condivisibile.
Quando lanciamo una bottiglietta sulla testa di Fassino dovremmo ricordarci che ci troviamo a discutere di Pace, oggi, perché, abbiamo consentito, ieri, ad un Governo di destra di vincere le elezioni e prendere in mano le leve del potere. Quel voto, quella crocetta barrata in quella scheda buttata nell’urna ha consentito al nostro Paese (a chi lo governa) di schierarsi – con le braghe abbassate – al fianco di uno sceriffo americano in jeans stretti che pensa, oltre alle proprie prossime elezioni e ad arraffare pozzi di petrolio, a combattere il terrorismo dei fondamentalisti islamici con le guerre in Medio Oriente. Nicchiando con Israele che lancia razzi sulle teste dei bambini palestinesi.
Questo sistema e questo governo sono il nemico da battere, senza se e senza ma, per qualsiasi persona onesta e intelligente. Anche se non è di sinistra.
Non si tratta di annullare le opinioni minoritarie in quelle maggioritarie. No! Ma con tutto il rispetto delle mille opinioni esistenti, il nemico da vincere non sono alcuni partiti del centro sinistra ma il governo Berlusconi. L'unico modo che ci potrà portare a sperare di vincere Berlusconi e a conquistare una pace giusta è quello di non fare la guerra a sinistra.
CONSIDERAZIONI CRITICHE SU ALCUNI FATTI
Disubbidienti e oppressori. Scusatemi se rompo l'idillio -o se rompo in generale. È necessario ricordare un’evidenza ai pacifisti disubbidenti che aggrediscono personalità della sinistra moderata e a tutti quelli che dicono che l’aggredito “paga l’ambiguità della sua politica sull’Iraq”: l’intolleranza verso i moderati della propria parte politica è storicamente –e immancabilmente- tipico dei seguaci di un pensiero totalitario. Lo facevano i fascisti, lo facevano gli stalinisti, in questo ambito c’è, morfologicamente, un’assoluta par conditio.
(Al di là della deprecabilità della politica estera di Bush, che mi sento costretto a ribadire per evitare equivoci) non è forse un caso che i Totalitari che si nascondono dietro le bandiere pacifiste manifestino un’aperta simpatia per i fanatici religiosi che in Iraq combattono gli occupanti mediante stragi di civili inermi; coloro che agiscono contro gli odiati occupanti sono facilmente scambiati combattenti per la libertà, ma in realtà essi sono ideologicamente oppressori, oppressori delle donne, oppressori delle minoranze linguistiche e religiose.
Guerra intestina contro l’avversario. Questo astruso concetto mi torna in mente spesso negli ultimi giorni. Mi chiedo se non stiamo vivendo una fase storica di guerre culturali intestine dislocate: l’Occidente che combatte in Iraq e “intorno” all’Iraq la parte migliore della cultura occidentale (vedi anche sopra per alcuni sviluppi trasversali) e i fanatici musulmani che, per mezzo del terrorismo, fanno lo stesso con l’Islam.(Paolo)
il risultato,oggettivo,delle azioni di chi ha contestato Fassino,è stato quello di facilitare i giornali:invece del milione di persone in lotta per la pace, si è parlato di un fatto che ha riguadarto 200 persone.Invece di sostenere che bisogna rovesciare un modello di sviluppo basato sulla produzione di armi-e quindi guerre, si è parlato di bottiglie..lanciate.Nemmeno i morti di Spagna hanno avuto il potere di richiedere rispetto e di essere uniti nel gridare No al terrorismo della guerra,no alla guerra del terrorismo(alp )
Alp, io questo intervento l'avevo cancellato, perché mi ero improvvisamente sentito fuori luogo. L'hai rimesso tu? Un'altra cosa: tu che c'eri: qualcuno ha gridato anche NO AL TERRORISMO, NO A AL QAIDA? Comunque, la PACE non è una bella parola, la PACE è una prassi complessa che, lo dice anche l'etimologia, necessita di un PACT-US, un accordo tra le parti -e questo si ottiene attraverso la complessità della politica moderata, sporcandosi un po' le mani con i compromessi -quelli che i radicalissimi Disubbidienti e gli inflessibili Rifondati si divertono a rifiutare, come tutti i fondamentalisti di questo mondo. Sinceramente, erano davvero solo 200 quelli che pensavano che Fassino non dovesse partecipare? E se sì, non siete stanchi di 200 coglioni che fanno il gioco degli avversari per difendere la propria ristretta base elettorale o la propria piccola leadership? (infine preciso che non ho la tessera DS, che ritengo ci sia un modo intelligente di essere di destra e un modo intelligente di essere di sinistra -e che gli stupidi e i farabutti siano in grande vantaggio).PaoloGalloni
Una volta un'islamista mi disse che il concetto arabo di "Salam" può tranquillamente escludere chi è fuori dalla 'Umma islamica. Certamente è così per molti, oggi. Al contrario, noi dobbiamo fare attenzione a evitare che il nostro concetto di Pace diventi così generico da perdere sostanza -per questo dico che la pace è sempre una prassi, non un generico ideale.PaoloGalloni
no,paolo,non l'ho rimesso io..io l'ho sempre visto.. io non c'ero a Roma,e quindi le fonti mie e tue sono i mass media..visto che non sono d'accordo con i disubbidienti,preciso pero che non sono d'accordo nemmeno con le guerre umanitarie,con i tatticismi, e mi sembra che le posizioni di Alex Zanotelli,Gino Strada e Don Ciotti, rispecchino cio' che penso io delle pratiche di pace:cominciare a denunciare gli interessi economici degli armamenti..ad esempio e diffondere il rifiuto etico della guerra,tra le nuove generazioni..alp
Io sono stata a quella di Torino. Era dedicata anche alle vittime della mafia, vittime di una guerra interna a un paese che si definisce, che si crede, civile. Non so quali slogan siano stati urlati a Roma, ma so che la violenza degli imbecilli -pur se sglobalizzati- è sempre deprecabile.
m.quellachenonsei
Evidentemente, la mia cancelaltura non ha funzionato. A questo punto andiamo avanti con la discussione. "Guerra umanitaria" ... concettualmente dovrebbe far ridere, invece ... dalle nostre postazioni lontane almeno il linguaggio difendiamolo. Il rifiuto etico della guerra presso le giovani generazioni si ottiene solo mostrando loro una prassi di pace che funziona: è come tra genitori e figli, l'insegnamento che funzione è l'esempio quotidiano nel tempo non certo le parole da sole. Però, stiamo parlando di una cosa che riguarda il mondo intero e che necessita dunque un patto tra le parti. Tra ricchi e poveri, certo, ma non è solo questo il punto. I terroristi di Madrid non erano espressione della rabbia dei poveri del mondo -sarebbe un abbaglio interpretarli in questi termini. In fondo, molti di essi vengono dalla borghesia del secondo mondo, nemmeno del terzo (i loro leader poi ...), non mi risulta che ci siano folle di etiopi o ruandesi pronti a farsi saltare in aria, né di indios amazzonici. Per questo urge una politica estera responsabile e complessa (=il contrario di quella di Capitan Cespuglio e dei suoi Bassotti) e servono a poco gli slogan, anche se simpatici e generosi.PaoloGalloni
Impossibile impostare una politica prendendo a riferimento gli slogan, forzatamente semplicistici e purtropppo anche settari, non si può, avendola osteggiata e considerandola stupida e delittuosa, dimmenticare che l'invasione dell'Irak è avvenuta e la realtà impone di partire da questa situazione. Certo è deludente la strumentalizzazione di bassa politica che viene fatta da noi, creando tensioni interne alla sinistra che possono essere solo autodistruttive. Acor più disperante che Israele, il paese che da più lungo tempo vive sulla propria pelle la tragedia del terrorismo suicida nelle proprie strade non voglia imboccare percorso diverso, che sia di guida a tutto il resto del mondo occidentale, e assieme a Bush non vede altra soluzione che la distruzione fisica. (purtroppo reciproca) . Totalmente assente la capacità di vedere anche con gli occhi dell'altro.skipper246
Il mio nome è mai più
(Ligabue - Jovanotti - Pelù)
CONSIDERAZIONI CRITICHE SU ALCUNI FATTI
Disubbidienti e oppressori. Scusatemi se rompo l'idillio -o se rompo in generale. È necessario ricordare un’evidenza ai pacifisti disubbidenti che aggrediscono personalità della sinistra moderata e a tutti quelli che dicono che l’aggredito “paga l’ambiguità della sua politica sull’Iraq”: l’intolleranza verso i moderati della propria parte politica è storicamente –e immancabilmente- tipico dei seguaci di un pensiero totalitario. Lo facevano i fascisti, lo facevano gli stalinisti, in questo ambito c’è, morfologicamente, un’assoluta par conditio.
(Al di là della deprecabilità della politica estera di Bush, che mi sento costretto a ribadire per evitare equivoci) non è forse un caso che i Totalitari che si nascondono dietro le bandiere pacifiste manifestino un’aperta simpatia per i fanatici religiosi che in Iraq combattono gli occupanti mediante stragi di civili inermi; coloro che agiscono contro gli odiati occupanti sono facilmente scambiati combattenti per la libertà, ma in realtà essi sono ideologicamente oppressori, oppressori delle donne, oppressori delle minoranze linguistiche e religiose.
Guerra intestina contro l’avversario. Questo astruso concetto mi torna in mente spesso negli ultimi giorni. Mi chiedo se non stiamo vivendo una fase storica di guerre culturali intestine dislocate: l’Occidente che combatte in Iraq e “intorno” all’Iraq la parte migliore della cultura occidentale (vedi anche sopra per alcuni sviluppi trasversali) e i fanatici musulmani che, per mezzo del terrorismo, fanno lo stesso con l’Islam.
"La guerra può diventare un tabù. Può essere esplusa dall'etologia umana, o almeno , tenuta a bada"
Adriano Sofri- La repubblica 22 marzo 2004
Il voto esemplare ,del partito socialista spagnolo,e i milioni di pacifisti che hanno manifestato nel mondo,
esprimono una forza d'urto che, se opportunamente rappresentata, puo' costringere gli Stati Uniti
a rinunciare "all'appropriazione indebita dell'idea di democrazia"

"... U pueta fazzu,
e vogghiu a paci nta me casa
pi scurdari a guerra
nte casi di làutri;
a cuitudini nta me casa
pi scurdari u tirrimotu
nte casi di làutri:
sugnu un cani da vostra razza! ..."
Ignazio Buttitta
Pace nel mondo - 20 marzo 2004

