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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it ![]() ![]() Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà. ![]() |
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Aerei, cannoni ed elicotteri. Un ufficiale americano, privo evidentemente del senso del ridicolo, si è azzardato a dire che il comando non ha del tutto abbandonato la tregua, ma quella in corso a Falluja appare ormai una delle battaglie più cruente da un anno a questa parte. Si combatte di notte e di giorno con un imprecisato numero di vittime, certamente molte anche se i miliziani sparano e non diffondono comunicati e gli americani non contano i morti che restano sul terreno.
Jabbar al Kubaisi, capo dell’Alleanza nazionale irachena, sostiene che i morti sono «oltre 600» solo nelle ultime 24 ore.
Anche mercoledì, come accade da un paio di giorni, l’attacco è stato sferrato dal cielo e sono entrate nella battaglia le terribili «cannoniere volanti», i C-130 spectre che, a detta di un reporter dell Bbc, hanno sganciato almeno 25 bombe e migliaia di proiettili. Ancora una volta nel mirino degli americani c’era il quartiere di Golan, ritenuto dai comandi il bastione della guerriglia. L’ennesimo ultimatum rivolto ai ribelli affinché depongano le armi pesanti è caduto come i precedenti nel vuoto ed anzi, nel corso della notte, i miliziani sono riusciti a colpire l’accampamento dei marines alla porte di Falluja. Secondo i comandi nessun soldato è rimasto ferito, ma l’attacco è stato subito preso a pretesto per scatenare un diluvio di fuoco. Da terra sono entrate in azione le batterie dell’artiglieria e, alle prime ore del giorno, sono arrivati i cacciabombardieri e i C-130 spectre. Le testimonianze, frammentarie e incomplete, che filtrano dalla città assediata concordano però sul fatto che i bombardamenti aerei e dell’artiglieria americana si sono concentrati contro alcuni quartieri e alcune abitazioni dove, evidentemente, si erano asserragliati gruppi di ribelli. I guerriglieri iracheni si sarebbero dunque concentrati in alcuni isolati di Falluja, ma, certamente la ribellione non è stata affatto domata.
Secondo le testimonianze la fase più violenta dell’attacco sarebbe durata mezz’ora e, alla fine, almeno una decina di abitazioni sarebbero state disintegrate dalle bombe. In tal caso le vittime potrebbero essere davvero molte, ma sui fatti di Falluja non vi sono fonti in grado di fornire ricostruzioni attendibili.
Pur tentando come sempre di cantare vittoria («la maggior parte della città sta tornando alla normalità») anche il presidente Bush ha dovuto ammettere che a Falluja vi sono ancora «sacche di resistenza». In quanto alle prospettive future, è ormai chiaro che i generali americani intendono completare l’attacco e affidare poi il controllo della città alla polizia irachena. Su questo il presidente americano è stato ieri esplicito: «I nostri comandanti - ha detto Bush - intraprenderanno qualunque azione che si renderà necessaria per rendere Falluja sicura».
Bush ha poi aggiunto che tutto ciò viene fatto «in nome del popolo iracheno» che il presidente Usa ritiene evidentemente di rappresentare. Da Londra gli ha fatto comunque eco Blair «profondamente addolorato per le vittime civili» e convinto che «è necessario ripristinare l’ordine cone stanno facendo gli americani». Il premier britannico non ha insomma alcun dubbio sull’attacco in forze scatenato dai marines che ha definito «giusto» e marcia con Bush con l’obiettivo di risolvere militarmente la questione di Falluja. Ma, a giudicare da quel che accade nel resto dell’Iraq, l’ottimismo di Bush potrebbe fare ben presto i conti con una rivolta più estesa. Vari episodi indicano infatti che anche l’altro fronte, quello aperto con gli sciiti di Moqtada al Sadr, non è affatto chiuso. Un convoglio ucraino è stato attaccato nei pressi della città di Kut, importante centro sciita posto lungo la strada che sale da Bassora e costeggia il confine con l’Iran. Un soldato ucraino è morto e altri due sono rimasti feriti. Il fatto nuovo e preoccupante per la Coalizione è che i miliziani, certamente sciiti, hanno teso l’agguato utilizzando lanciagranate e mitragliatrici pesanti. Gli ucraini, vista la malaparata, hanno dovuto chiamare in soccorso i marines che, alcune settimane fa, hanno cacciato le milizie di Al Sadr da al Kut che tuttavia non appare affatto «pacificata». A Najaf la situazione resta tesissima, anche se ieri non vi sono stati combattimenti di rilievo. Un collaboratore di Al Sadr si è fatto vivo per ribadire che, se gli americani attaccheranno i luoghi santi dell’Islam sciita, riceveranno una «risposta violenta». L’attacco contro Najaf potrebbe accendere la miccia della guerra totale ed anche Bush, che ieri ha usato toni durissimi quando ha parlato del fronte sunnita di Falluja, non ha fatto intendere i suoi propositi per quando riguarda le città sciite. Anche il grande ayatollah Al Sistani ha da tempo messo in guardia gli americani avvertendo che l’attacco contro Najaf e Karbala verrebbe considerato un’offesa incancellabile per tutti gli sciiti. Mai come ora il complesso mosaico iracheno appare confuso e vicino alla distruzione ed i gruppi armati soffiano sul fuoco nella speranza di scatenare la guerra tra le etnie. Mosul, grande centro del nord ai confini con la regione popolata dai curdi, è stata teatro di un nuovo agguato ai danni della polizia. Un commando ha reso una trappola ad una pattuglia e cinque agenti sono stati falciati a raffiche di mitra.
APPELLO ALLA PARTECIPAZIONE
ALLA MANIFESTAZIONE DEL 29 APRILE A ROMA
Siamo persone impegnate quotidianamente e da anni nel movimento contro la guerra.
Rispondendo all’appello dei familiari dei tre italiani sequestrati in Iraq, parteciperemo alla manifestazione che si terrà domani 29 aprile a Roma, alle ore 17 da Castel Sant’Angelo.
Invitiamo ogni cittadina e cittadino italiano a partecipare, come richiesto dai familiari, portando le bandiere arcobaleno, manifestando per la pace, la liberazione degli ostaggi, la liberazione del popolo iracheno dall’occupazione, la fine dei bombardamenti e degli assedi, perché il nostro paese dia un contributo alla pace ritirando immediatamente le proprie truppe.
Vittorio Agnoletto, Mario Agostinelli, Andreina Albano, Fabio Alberti, Fabio Amato, Andrès Barreto, Gino Barsella, Marco Bersani, Norma Bertullaccelli, Maurizio Biosa, Albino Bizzotto, Raffaella Bolini, Giulio Grandenud Bufo, Laura Burocco, Sergio Cararo, Federico Ceratti, Alberto Castagnola, Nadia Cervoni, Raffaella Chiodo, Luigi Ciotti, Cristina Cipolletti, Lisa Clark, Anubi D’Avossa Lussurgiu, Nadia De Mond, Maria Derme, Nunzio D’Erme, Tonio Dall’Olio, Fabio Della Pietra, Michele De Palma, Josè Luis Del Roio, Massimo De Santi, Anita Fisicaro, Graziano Fortunato, Melo Franchina, Giovanni Franzoni, Nicola Fratoianni, Gioele Fuligno, Annamaria Gagliardini, Nella Ginatempo, Agnese Ginocchio, Roberto Giudici, Doriana Goracci, Maurizio Gubbiotti, Sveva Haerter, Claudio Jampaglia, Stefano Kovac, Gianfranco Laccone, Cristina Lauretti, Raniero La Valle, Renato Lideo, Guido Lutrario, Piero Maestri, Patrizia Mancini, Roberto Mapelli, Paola Manduca, Fabio Marcelli, Giulio Marcon, Gianfranco Mascia, Alessandra Mecozzi, Eugenio Melandri, Emilio Molinari, Raul Mordenti, Rosa Mordenti, Luisa Morgantini, Luciano Muhlbauer, Grazia Naletto, Alessandro Natalini, Alfio Nicotra, Maso Notarianni, Francesca Novelli, Gianni Novelli, Hamadi Oueslati, Barbara Palmese, Vittorio Parola, Elisabetta Polo, Emanuele Patti, Silvia Pellegrini, Anna Pizzo, Elisabetta Polo, Giampiero Rasimelli, Lello Rienzi, Giorgio Riolo, Annamaria Rivera, Roberto Rosso, Franco Russo, Teresa Sarti, Patrizia Sentinelli, Micaela Serino, Assunta Signorelli, Giampaolo Silvestri, Francesca Spampanato, Titti Speranza, Andrea Spila, Gabriella Stramaccioni, Gino Strada, Pierluigi Sullo, Riccardo Troisi, Gualtiero Via, Alex Zanotelli
Per informazioni e adesioni:
L’appello è stato fatto pervenire alle famiglie dei tre ostaggi
Fronte interno. (...)

BRESCIA
I pacifisti contro Exa: la Beretta è in Iraq (dal manifesto 17-4-04)
Il movimento pacifista torna in piazza per chiedere il ritiro immediato delle truppe dall'Iraq e contestare l'annuale fiera delle armi leggere, sportive, da caccia e da difesa, Exa. Le manifestazioni sono cominciate ieri con un presidio promosso dalla Cgil e un'ora di sciopero nelle fabbriche della zona (compresa la Beretta) indetta dalla Fiom. «I bersaglieri che sono intervenuti a Nassiriya avevano armi prodotte dalla Beretta, tra cui la pistola esposta a Exa», ha detto Vittorio Agnoletto che ieri sera è intervenuto a una delle iniziative, sulla riconversione dell'industria delle armi, dell'«Esposizione della pace» Expa. «Noi siamo il terzo paese produttore di armi leggere al mondo, e il 70% delle armi leggere italiane provengono da Brescia, che tutto questo si trasformi in una mostra aperta al pubblico è inaccettabile sul piano etico e politico», ha continuato, «noi chiediamo che questa mostra non ci sia e che venga recepita la mozione approvata in Consiglio comunale con una divisione in due sezioni, una dedicata all'esposizione delle armi da caccia, aperta al pubblico, e l'altra solo per gli operatori». I pacifisti saranno presenti anche al corteo che concluderà nella capitale l'iniziativa RomAfrica, e poi il 24 aprile porteranno le bandiere arcobaleno davanti al Quirinale. Il 25 aprile, festa della Liberazione dal nazifascismo, l'invito del comitato Fermiamo la guerra, ma anche di Prc, Verdi, Pdci e Lista Occhetto-Di Pietro, è a farne anche una grande giornata per la pace e per il ritiro delle truppe.

Qualcuno bara
Dopo un anno di guerra, pubblicate per la prima volta negli Usa le immagini dei soldati caduti. Un attivista le ottiene a colpi di ricorsi e le mette su Internet. Ma alcuni grandi network non le mostrano: la Fox censura, la Cnn si rifugia in un sondaggio. Mentre il Pentagono si infuria e fa ricorso ai legali Intanto si combatte a Falluja, Al Sadr minaccia di fare ricorso ai kamikaze, la trattativa per gli ostaggi italiani è sul filo del rasoio. Inaudita «nota informale» dei servizi segreti: dannose fughe di notizie, rischiamo la vita degli ostaggi e quella dei nostri agenti. E Berlusconi mette la sordina
ALLA PAGINA 2, del manifesto
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Signor Primo Ministro Silvio Berlusconi È ormai chiaro che in Iraq non è possibile nessuna "missione di pace", siamo precipitati in una guerra civile vera e propria. Far restare i nostri soldati in Iraq vuol dire mettere in pericolo la loro vita e la vita di tutti i civili italiani ormai diventati un bersaglio dichiarato del terrorismo fondamentalista islamico. Le chiediamo quindi di far uscire l'Italia da questa guerra irresponsabile alla quale voi avete deciso di partecipare contro il parere della maggior parte degli italiani, guerra che sta aggravando in modo drammatico la situazione mondiale. |
[ErOi?]
Come muoiono un milione di ruandesi (in 100 giorni).
Ricevo un invito e lo estendo agli amici passanti e ripassanti.
Torino, Domenica 25 Aprile 2004 ore 21.00,
Medici Senza Frontiere e Machine de Théâtre presentano lo spettacolo teatrale: “Eccidi paralleli” e la mostra fotografica: “Ruanda, Le ferite del silenzio”
Educatorio della Providenza, Corso Trento 13
Ingresso gratuito ad esaurimento posti. Per prenotazioni chiamare al tel. 339.185 9396
Ricordate il Ruanda? Tutto cominciò il 7 aprile del 1994, dopo l'attentato al presidente Habyarimana. Fu l'inizio di un incubo lungo esattamente cento giorni: l'intero paese africano divenne il teatro della follia assassina degli estremisti hutu, che trucidarono centinaia di migliaia di tutsi e hutu moderati. Complicità e silenzio dell'occidente permisero il massacro.
Il bilancio finale fu di un milione di morti.
Medici Senza Frontiere è stata testimone in prima persona dei massacri. Molti collaboratori locali sono stati barbaramente uccisi durante quei cento giorni. Un medico di MSF ha deposto al tribunale di Arusha preposto a giudicare i responsabili del genocidio. MSF sono tutt'oggi presenti in Ruanda con progetti sanitari, di bonifica della acque e di salute mentale per i sopravvissuti al genocidio ancora fortemente traumatizzati. Per tutti questi motivi e perché MSF ha fatto della testimonianza una delle chiavi della sua attività al fianco delle popolazioni in pericolo, hanno voluto promuovere questo incontro. Contro l'indifferenza delle autorità internazionali che non hanno fatto nulla dieci anni fa. Contro l'oblio dell'opinione pubblica mondiale dieci anni dopo. Un invito a riflettere.
P.s. Restando nel Continente, segnalo lo speciale di rai news 24 su Italia-Africa 2004 per chi si fosse perso l'importante manifestazione di Roma. Ringrazio l'inesauribile Loredana Morandi e i Bloggers per la pace.
Neanche
Un missile sparato ieri dagli americani ha colpito la casa dove vivevano una donna e i suoi due figli.
Nessuno dei tre ha avuto il tempo di dire qualcosa,
neanche «vi faccio vedere come muore un iracheno». (jena)
Al Jazira: «Ucciso uno degli ostaggi italiani». È Fabrizio Quattrocchi
di red
È Fabrizio Quattrocchi, l'ostaggio ucciso mercoledì sera. L'ambasciatore italiano a Doha lo ha riconosciuto visionando il filmato della sua esecuzione consegnato a Baghdad dai rapitori alla tv araba Al Jazira. Un video troppo truculento, che per questo Al Jazira ha deciso di non trasmettere. La notizia del nome dell'ucciso è stata invece data in diretta a "Porta a Porta" dal vicedirettore di Libero, Farina, il quale lo avrebbe appreso dal responsabile per l'Europa della tv del Qatar. Al ministro Frattini, presente nello studio di Vespa insieme a parenti e amici degli ostaggi, non è rimasto che confermarla, dopo aver smentito fino a quel momento di essere in possesso di notizie sulla vicenda
Iraq, ucciso uno degli ostaggi italiani - Al Jazira
DUBAI/ROMA (Reuters) - La tv araba Al Jazeera ha detto questa sera che i sequestratori dei quattro italiani in Iraq hanno ucciso uno degli ostaggi e minacciano di uccidere anche gli altri, in risposta al mancato ritiro delle truppe dall'Iraq da parte del governo Berlusconi.
Un funzionario di Al Jazeera ha detto a Reuters che il canale televisivo ha ricevuto il filmato dell'uccisione dell'ostaggio italiano ma di non volerlo trasmettere.
"Abbiamo il filmato ma non vogliamo metterlo in onda perché troppo cruento. Hanno ucciso l'ostaggio in seguito alle ultime dichiarazioni del premier Silvio Berlusconi che ha rifiutato di ritirare le truppe dall'Iraq", ha detto il funzionario.
Nessuna conferma ufficiale dell'uccisione arriva per il momento da parte della Farnesina.
°L’occupazione da parte delle forze della coalizione del principale ospedale universitario di Najaf e dell’ospedale generale di Falluja (sono stati sfollati i pazienti e l’ospedale e’ stato chiuso)
°Gli attacchi alle ambulanze
°L’utilizzo dei centri sanitari per operazioni militari
°Il mancato rispetto dei luoghi religiosi
°L’arresto dei pazienti all’interno degli ospedali
°L’impedimento dell’accesso dei feriti nelle strutture sanitarie
°Utilizzo dei cecchini per colpire i feriti che entrano nelle strutture sanitarie
°Il divieto di evacuare da Falluja per gli uomini tra i 18 e i 40 anni
°L’utilizzo di armi bandite dale convenzioni internazionali
Il numero di morti e feriti e’ in costante aumento, mentre la popolazione civile e’ stata costretta ad abbandonare i luoghi degli scontri. Mancano cibo, acqua potabile e medicine. Persistono seri ostacoli nella distribuzione dei generi di prima necessita’ e d’emergenza.
Le organizzazioni umanitarie chiedono la cessazione delle operazioni militari nella citta’ di Falluja e fanno comunque appello alle parti in conflitto di proteggere la popolazione civile, come previsto dalla legislazione internazionale.
Le organizzazioni internazionali ritengono i tentativi in atto di raggiungere un ‘ cessate il fuoco ‘ a Falluja un passo importante e richiedono seri sforzi per raggiungere la fine delle ostilita’ e una soluzione pacifica del conflitto.
Le organizzazioni umanitarie che continuano a provvedere all’assistenza alle vittime del conflitto in tutto il paese, nonostante i molti ostacoli, richiedono alle parti in conflitto di rendere più semplici le operazioni di aiuto e di non ostacolare i loro interventi.
La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone di fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.
Viene conferita
quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l’ombra di eterno riarmo
ricopre il cielo.
Viene conferita
per la diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all’amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l’inosservanza
di tutti gli ordini.
INGEBORG BACHMAN
“Poesie”, Ed. TEA 996
da “Il tempo dilazionato”, 1953
Bush, anniversario muto nel ranch
Il presidente tace, rintanato a Crawford con Condoleezza Rice, mentre notizie sempre più drammatiche arrivano dall'Iraq. Nessuna dichiarazione ufficiale è annunciata.
FRANCO PANTARELLI
NEW YORK
link all'articolo sul manifesto del 10-4-04
Sorpresona.

Collocazione provvisoria.
Ci sono delle volte in cui si sente il bisogno di ripetersi. Ritrovo nel mio archivio (ottobre 2003) un post già pubblicato ed attualissimo. E io insisto. Buon Passaggio di pace, amici, passanti e ri-passanti.
"Allora, ascoltando o leggendo le recenti insopportabili polemiche sulla "croce-attaccata-si-croce-attaccata-no" in cui sguazzano tutti gli integralismi ottusi e prepotenti, i politicanti gracchianti, i giornalisti e commentatori "audienceescandalo", etc., mi sono tornate in mente le croci di carne e di sangue dei somali inchiodati nel nostro mare, dei poveri cristi vittime delle guerre in corso, moltissimi non arrivati mai neanche a 33 anni. Delle milioni di croci di bimbi uccisi dalla fame e dagli stenti di cui ignoriamo volti e storie.
E ho ritrovato uno scritto di don Tonino Bello dal titolo quanto mai azzeccato: "Collocazione provvisoria". Potete, se volete, appenderla ad un vostro muro.
L'immagine è un bozzetto di una mia scultura. Questa non attaccatela al muro. MB"

Collocazione provvisoria
Nel Duomo vecchio di Molfetta c'è un grande crocifisso di terracotta. Il parroco, in attesa di sistemarlo definitivamente, l'ha addossato alla parete della sagrestia e vi ha apposto un cartoncino con la scritta: collocazione provvisoria. La scritta, che in un primo momento avevo scambiato come intitolazione dell'opera, mi è parsa provvidenzialmente ispirata, al punto che ho pregato il parroco di non rimuovere per nessuna ragione il crocifisso di lì, da quella parete nuda, da quella posizione precaria, con quel cartoncino ingiallito. Collocazione provvisoria. Penso che non ci sia formula migliore per definire la croce. La mia, la tua croce, non so quella di Cristo. Coraggio, allora, tu che soffri inchiodato su una carrozzella. Animo, tu che provi i morsi della solitudine. Abbi fiducia, tu che bevi al calice amaro dell'abbandono. Non imprecare, sorella, che ti vedi distruggere giorno dopo giorno da un male che non perdona. Asciugati le lacrime, fratello, che sei stato pugnalato alle spalle da coloro che ritenevi tuoi amici. Non tirare i remi in barca, tu che sei stanco di lottare e hai accumulato delusioni a non finire. Coraggio. La tua croce, anche se durasse tutta la vita, è sempre "collocazione provvisoria". Il Calvario, dove essa è piantata, non è zona residenziale. E il terreno di questa collina, dove si consuma la tua sofferenza, non si venderà mai come suolo edificatorio. Anche il Vangelo ci invita a considerare la provvisorietà della croce. C'è una frase immensa, che riassume la tragedia del creato al momento della morte di Cristo. "Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio, si fece buio su tutta la terra". Forse è la frase più scura di tutta la Bibbia. Per me è una delle più luminose. Proprio per quelle riduzioni di orario che stringono, come due paletti invalicabili, il tempo in cui è concesso al buio di infierire sulla terra. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Ecco le sponde che delimitano il fiume delle lacrime umane. Ecco le saracinesche che comprimono in spazi circoscritti tutti i rantoli della terra. Ecco le barriere entro cui si consumano tutte le agonie dei figli dell'uomo. Da mezzogiorno alle tre del pomeriggio. Solo allora è consentita la sosta sul Golgota. Al di fuori di quell'orario, c'è divieto assoluto di parcheggio. Dopo tre ore, ci sarà la rimozione forzata di tutte le croci. Una permanenza più lunga sarà considerata abusiva anche da Dio. Coraggio, fratello che soffri. Mancano pochi istanti alle tre del tuo pomeriggio. Tra poco, il buio cederà il posto alla luce, la terra riacquisterà i suoi colori verginali e il sole della Pasqua irromperà tra le nuvole in fuga.
(da “Alla finestra la speranza”, Antonio Bello)

La pace di Falluja
L'assedio americano alla città sunnita provoca una strage. Arrivano i primi testimoni e raccontano di strade invase dai cadaveri. I medici denunciano: almeno trecento morti. Sciiti e sunniti insieme in marcia con aiuti alla resistenza. Gli insorti fermano ancora i marines. Si combatte in tutto l'Iraq Il sud in mano ai miliziani di Sadr. A Nassiriya rischia di saltare la tregua per gli italiani. Sequestrati dai ribelli e poi rilasciati 7 religiosi coreani. Un anno dopo la caduta di Baghdad, la guerra continua. Condoleezza Rice davanti al congresso difende Bush: giusto attaccare Saddam

Iraq: l'assedio di Falluja come Jenin?
mercoledì, 07 aprile, 2004 - da Peacereporter
Da due giorni l’esercito Usa ha cinto d'assedio la città di Falluja lanciando quella che ha tutta l’aria di una punizione collettiva per i fatti della scorsa settimana, quando quattro statunitensi furono linciati dalla folla. La città è stata isolata, tutte le via di accesso sono state chiuse già da domenica e ai 300.000 abitanti è impedito di lasciare l'area. Anche ai giornalisti è stato vietato l'accesso. Una ingente forza militare, prima concentrata intorno alla città, ha iniziato ad entrare trovando forti resistenze da parte della popolazione e determinando forti combattimenti. Attacchi sono in corso dal cielo, anche con missili, su zone abitate. Rastrellamenti sarebbero in corso casa per casa e, dalle poche testimonianze, risulta che decine di iracheni sono stati uccisi. L’unico ospedale della città non è in grado di far fronte alla emergenza. »»
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| (06/04/04) |
Due Paesi, due misure.
Diavoli di occidentali, cosa non farebbero per portare la democrazia nei Paesi Arabi. In Iraq s’è solo fatta una guerra, nel Bahraim hanno addirittura organizzato un Gran Premio di Formula 1.
