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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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giovedì, giugno 16, 2005
 
Piangi, Argentina
LUIS SEPÚLVEDA
Hai sentito le notizie? mi dice una cara amica da Buenos Aires. E' presto nella capitale argentina, fa freddo - aggiunge -
ma l'entusiasmo della sua voce scavalca l'oceano e mi arriva calda, piena di speranze.
No, non ho sentito nient...
scritto da sanspapier | 07:27 | commenti Torna su
Categoria: storia, torture, argentina



domenica, giugno 12, 2005
 
Florence Aubenas e Hussein Hanoun sono liberi ::Iraq. Florence Aubenas e Hussein Hanoun sono liberi.
La giornalista sara' a Parigi questa sera alle 21
 
L'inviata di Liberation, Florence Aubenas
Baghdad, 12 giugno 2005
Dopo oltre 5 mesi di prigionia, la giornalista francese Florence Aub...
scritto da alp | 12:29 | commenti Torna su
Categoria: news, iraq giornali

 
Il coraggio delle donne della Rosenstrasse ::Il lato oscuro della II guerra mondiale


Nel 1943, subito dopo Stalingrado, centinaia di donne tedesche manifestano nel cuore di Berlino
per ottenere la liberazione dei mariti ebrei imprigionati e minac...
scritto da alp | 11:42 | commenti Torna su
Categoria: storia



sabato, giugno 11, 2005
 
Etiopia - Addis Abeba - 08.6.2005
Etiopia, strage di manifestanti
Reportage dalla capitale etiope, dove si contano i morti della repressione governativa
  Dal nostro inviato
Emilio Manfredi
 
L'ospedale di Addis Abeba questa mattina Quando siamo arrivati a Mexico Square la zona era completamente presidiata dalla Federal Police. Non sparavano più. Abbiamo visto centinaia di manifestanti feriti, colpiti alla testa durante gli scontri con i militari che hanno caricato la folla picchiando con i calci dei fucili.
Altre centinaia di persone arrestate venivano caricate sui camion militari e portati verso una vicina base dell’esercito.
Mentre fotografavamo uno di questi camion siamo stati arrestati dalla polizia e portati in un commissariato. Volevano sequestrarci la macchina fotografica.
Dopo un’ora di fermo, grazie al tempestivo intervento della diplomazia italiana siamo stati rilasciati.
 
La strage di Merkato. Il bilancio della manifestazione di questa mattina nel quartiere di Merkato oscilla tra i 22 e i 24 morti, più almeno un centinaio di feriti. Quando siamo usciti dall’ospedale “Balck Lion”, dove sono arrivati una dozzina di morti, abbiamo visto altre ambulanze dirigersi verso gli altri ospedali della città.
L’atmosfera ad Addis Abeba è spettrale e tesissima. La zona dove sono avvenuti gli scontri è presidiata dalle forze armate. In un’area di nemmeno due chilometri quadrati abbiamo incrociato una decina di camion dell’esercito e una quarantina di pick-up carichi di soldati armati fino ai denti, con le mitragliatrici su treppiede puntate verso le poche persone che si aggirano per le strade. Tutti i negozi sono chiusi, non c’è una serranda alzata. Per terra i segni delle sassaiole e del sangue dei manifestanti. Ma le due strade dove sono avvenute le sparatorie sono inaccessibili, chiuse dai soldati e dalla polizia.

Il cadaveredi un manifestante all'ospedale, la testa, colpita da un proiettile, è tenuta insieme dalle bende Finiti con un colpo alla testa. “Questa mattina stavamo manifestando nel quartiere di Merkato. La Federal Police ha sparato subito contro di noi. Decine di persone sono cadute a terra. Poi sono arrivati i Berretti Rossi che hanno dato il colpo il grazia ai feriti, sparando loro in testa, sul viso o alle tempie”. E’ il racconto di uno dei circa novanta feriti arrivati all’ospedale “Black Lion” assieme a dodici morti, tutti uccisi con un colpo ravvicinato alla testa. Le vittime sono tutti giovani tra i diciotto e i trent’anni: studenti e lavoratori che oggi, giornata di sciopero generale, sono scesi in piazza sfidando l’imponente apparato militare e poliziesco che tiene la capitale sotto un non dichiarato, ma evidente, stato d’assedio.

Sciopero generale.
Fin da questa mattina ad Addis Abeba si respirava un'atmosfera irreale. Da stamane era iniziato uno sciopero quasi totale di taxi e minibus, praticamente gli unici mezzi di trasporto utilizzati dalla popolazione, eccezion fatta per i pochi autobus statali.
“Non era più possibile andare avanti così. Abbiamo votato, perche’ vogliamo un paese democratico. Il governo ha perso e ora si deve fare da parte. I soldi del lavoro per me sono fondamentali, ma la libertà è piu’ importante”, aveva detto Alemayu, ventuno anni, tassista, mentre sorseggiava un caffe’ seduto ai tavolini di un bar. L’opposizione, che non ha alcun tipo di capacita’ militare, cerca di non lasciarsi scappare di mano la situazione, e propone una protesta pacifica ma determinata. “Abbiamo vinto, la protesta della società civile etiopica deve essere compresa dal governo, che deve farsi da parte. Se il primo ministro deciderà di difendere il proprio potere con la forza bruta, sarà direttamente responsabile delle conseguenze.” Purtroppo i timori di Alemayu si sono subito avverati.

Feriti all'ospedale Una città sotto assedio.
Oggi ad Addis si cammina a piedi: flussi enormi di persone si spostano per le strade, per tentare di vivere una giornata il più possibile normale. La maggior parte dei negozi dei suq ha le serrande abbassate. Molti non aprono da diversi giorni. A ogni angolo di strada, decine e decine di uomini della Federal Police, della Polizia di Addis Abeba, e dei corpi speciali dell’esercito, presidiano le strade. Camion militari, jeep, pick-up. Da un paio di giorni è comparsa addirittura l’artiglieria pesante, esibita di fronte ad una popolazione totalmente disarmata. Uno stato d'assedio mai dichiarato, ma ormai evidente. In attesa della prossima fiammata, i militari fermano i taxi fuori servizio e, minacciando i conducenti con le armi, li costringono a trasportare i passeggeri, mentre una pioggia battente sferza la citta’.

fonte : peacereporter
scritto da alp | 07:16 | commenti (3) Torna su
Categoria: guerrenelmondo, etiopia



giovedì, giugno 09, 2005
 
Cantoni libera, Fini: sequestro anomalo
Thu June 9, 2005 6:29 PM GMT

ROMA (Reuters) - Quello di Clementina Cantoni è stato un sequestro anomalo, ha detto oggi il ministro degli Esteri Gianfranco Fini commentando in un collegamento tv la liberazione della volontaria in Afghanistan, e ha precisato che le trattative sono state gestite dal governo afghano.

"E' stato un sequestro anomalo direi, collegato a motivazioni di carattere estorsivo-criminale", ha detto Fini a SkyTg 24.

Il ministro ha precisato che a gestire la trattativa è stato il governo di Kabul.

Alla domanda se siano state fatte concessioni ai rapitori - che Kabul ha negato ci siano state - Fini ha risposto: "Di questo si è occupato il governo afghano".

Ricostruendo le difficoltà del sequestro, Fini ha detto che "c'è stata una serie interminabile di intermediari veri o presunti", ma "finalmente abbiamo ritrovato il bandolo della matassa".

Il ministro ha detto che Clementina - rapita lo scorso 16 maggio a Kabul - andrà "a casa quanto prima,... è fisicamente provata", e ha aggiunto che trascorrerà la notte nell'ambasciata italiana.

Fini ha precisato che per giungere alla liberazione sono stati importanti gli appelli lanciati da varie parti, anche dal capo dello Stato Carlo Azeglio Ciampi, ed "è stato molto importante il ruolo della società civile, delle donne afghane".

 

scritto da alp | 20:56 | commenti (1) Torna su
Categoria: pacifismo

 
Vendola: «Basta con i Cpt»
Il presidente della Puglia sfida Pisanu: «Disobbediremo alle leggi ingiuste»
ANTONIO MASSARI
BARI
La Puglia si dichiara regione aperta e lancia un appello alla mobilitazione nazionale: «Basta con i cpt, basta con la mafia delle parole: l'accoglienza è accoglienza e la detenzione è detenzione», dice il governatore Nichi Vendola, «propongo un patto ai governatori perché s'inizi immediatamente una battaglia politica: è maturo il tempo della mobilitazione nazionale contro queste piccole Guantanamo. Non solo bisogna impedire che nascano nuovi cpt, ma dobbiamo batterci perché siano chiusi tutti quelli già esistenti: devono essere consegnati per sempre all'archivio degli orrori». Così, mentre gli esperti del governo annunciano l'arrivo di 15mila immigrati, segno che i centri di permanenza temporanea, molto presto, saranno pieni come uova, Vendola apre lo scontro istituzionale. Si rivolge direttamente al ministro dell'interno, Beppe Pisanu, che da tempo esige un cpt in ogni provincia italiana: «Gli dico di fermarsi. E' ora di finirla». Intanto a Bari c'è un centro nuovo di zecca, appena terminato e ormai prossimo all'inaugurazione: «Stiamo studiando ogni tipo di contrasto», continua Vendola, «ogni possibile intervento giuridico che possa rallentare o inceppare il suo utilizzo». Se sarà inaugurato, la Puglia avrà superato la Sicilia, toccando la quota record di cinque centri, considerato che - a vario titolo - sono già attive quattro strutture: Borgo Mezzanone (Foggia), Restinco (Brindisi), Regina Pacis (Lecce) e Don Tonino Bello (Otranto). Per impedire che sia utilizzato ognuno fa quel che può: i missionari comboniani sabato hanno intrapreso un digiuno di tre giorni, il movimento «Rete no-cpt» si oppone da tempo e sia il sindaco di Bari, Michele Emiliano, sia il presidente della Provincia, Vincenzo Divella, con due delibere, hanno già espresso la loro contrarietà alla presenza del centro nel capoluogo. «Con il ministro Pisanu voglio essere chiaro», continua Vendola, «il territorio pugliese rifiuta i cpt dal punto di vista istituzionale, sociale e culturale: non accettiamo una legge che implica la violazione dei diritti umani. I cpt sono buchi neri nel cielo del diritto, carceri a tutti gli effetti: la detenzione amministrativa è un'aberrazione, nessuno può essere detenuto senza che un giudice l'abbia mai stabilito. Se non lottiamo, su ogni persona rinchiusa dietro muri e filo spinato, peserà anche la nostra complicità: don Milani ci ha insegnato che, quando si tratta di applicare leggi ingiuste, l'obbedienza non è più una virtù. Lottare per la loro chiusura è un dovere morale, si tratta di rispettare la nostra Costituzione: propongo che si tolga il filo spinato, si allontanino le forze dell'ordine e siano affidati alle associazioni di immigrati affinché possano farne veramente dei luoghi di accoglienza».

In questa battaglia non è solo, il governatore pugliese. «Sono d'accordo con il presidente Vendola», dice Piero Colapietro, segretario regionale Silp, (sindacato italiano lavoratori di polizia), che usa toni più moderati ma è altrettanto chiaro: «I cpt dovrebbero essere tutti chiusi: rappresentano una negazione del diritto. Strutture carcerarie dove gli immigrati sono detenuti e, per di più, in maniera preventiva. Non credo che la soluzione sia quella di aprire le frontiere, ma per i cpt e la Bossi-Fini nutro un assoluto dissenso». Parole dure anche contro il ministro Pisanu, che recentemente ha dichiarato che il 50 per cento dei reati sono perpetrati dagli immigrati clandestini: «Premesso che l'equazione immigrazione-criminalità non mi sembra corretta, vorrei sottolineare che è stata proprio la legge Bossi-Fini a consegnare gli immigrati nelle mani della malavita». Nel frattempo l'Ue, per scoraggiare l'immigrazione clandestina, decide di pattugliare il deserto libico e il Mediterraneo, il mare per il quale Vendola, in Puglia, ha voluto istituire un assessorato: «E' il frutto della visione di un'Europa piccola e meschina, quella che - grazie a dio - i francesi hanno preso a calci nel sedere», dece il governatore. «Solo il Mediterraneo può salvarci: abbiamo bisogno degli immigrati, della loro giovinezza, della loro diversità, delle loro culture".


fonte
scritto da alp | 16:44 | commenti (1) Torna su
Categoria: diritti



martedì, giugno 07, 2005
 
Sollecita del bene, della liberta', della dignita' altrui e di tutti e'
stata sempre Clementina, giunta a Kabul per donare il suo aiuto a chi gia'
tanto ha sofferto, a chi di aiuto ha cosi' bisogno; come potremmo non essere
solleciti adesso verso di lei? Ogni giorno, ogni ora, dobbiamo, vogliamo
tornare a chiedere che ci sia restituita sana e salva, restituita a tutti
noi che ne ammiriamo la generosita', restituita alle donne di Kabul che con
grande coraggio e sincera solidarieta' sono scese in piazza per lei,
restituita all'umanita' intera. Liberatela, in nome dell'umanita'.
(da La non Violenza in cammino del 5 Giugno)
scritto da poesianica | 00:42 | commenti (1) Torna su
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