about
Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it ![]() ![]() Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà. ![]() |
:
adozioni a distanza
appelli
argentina
armi
bambini in guerra
centri
contro la pena di morte
costituzione
detenzione
diaro di augusta
diritti
emergency
etiopia
guerrenelmondo
intercultura
intervista
iraq giornali
manifestazioni
news
non violenza
opinioni degli altri
pacifismo
palestina
politica
putin
russia
sottoscrivi per emergency
storia
torture
traffico armi
uranio
usa
vicenza
vietnam
vignette
zapatisti
riferimenti
Bloggerscontroguerradona
Battello Ebbro
AgliIncrocideiventi
Adista
Emergency
Il Manifesto
Amnesty
Indymedia
Peacelink
Reporter Associati
Peacereporter
Un ponte per
<$$>
blog archivio
Oggi, martedì 11-10, Il manifesto rilancia la notizia data ieri dal giornale di Sardegna: " Soldi e indennizzi, così paghiamo le basi Usa".
Dal Giornale di Sardegna del 10-10-2005
www.gds.sm
Le basi Usa a nostro carico, così l'Italia paga i marines
Sconti su bollette e trasporti, contributi in denaro contante per centinaia di milioni. Da La Maddalena ad Aviano la mappa delle servitù salatissime.
Il caso. Il 37 per cento delle spese militari «di stazionamento» è a carico del governo italiano
Le nostre tasse per le basi degli Usa pagati ogni anno centinaia di milioni
Marco Mostallino
marco.mostallino@gds.sm
Lo Stato italiano paga ogni anno il trentasette per cento dei costi delle basi (Aviano, La Maddalena, Sigonella e altre) e dellele truppe americane di stanza nel nostro paese: risulta dai documenti ufficiali di bilancio delle forze armate Usa, del Dipartimento della difesa e del Congresso (il Parlamento) degli Stati Uniti. Nel 1999 il tributo versato da Roma a Washington è stato pari a 530 milioni di dollari (circa 480 milioni di euro), mentre nel 2002 i contribuenti italiani hanno partecipato alle spese militari americane per un ammontare di 326 milioni di dollari. Tre milioni sono stati dati in denaro liquido, il resto sotto forma di sgravi fiscali, sconti e forniture gratuite che riguardano trasporti, tariffe e servizi ai soldati e alle famiglie. La maggior parte dei pagamenti, si legge nelle carte ufficiali del Governo di Washington, nascono da «accordi bilaterali» («bilateral agreements» nei testi originali) tra Italia e Stati Uniti, il resto viene dalla divisione delle spese in ambito Nato.
Il metodo di prelievo si chiama «burden-sharing» («condivisione del peso») ed è illustrato nel “Nato Burdensharing After Enlargment” pubblicato nell'agosto 2001 dal Congressional Budget Office (Ufficio per il bilancio) del Congresso. Vi si legge (capitolo III, pagina 27) che i comandi militari Usa stimano che grazie a questi accordi soltanto per le opere e i servizi nella base di Aviano «i contribuenti - (taxpayers) - americani hanno risparmiato circa 190 milioni di dollari».
Quanto all'impegno complessivo del nostro fisco verso gli Usa, il documento chiave è il Report on Allied Contributions to the Common Defense (rapporto sui contributi degli alleati alla difesa comune), consegnato nel marzo 2001 dal Segretario alla difesa (il ministro) al Congresso degli Stati Uniti. Alla pagina 6 della sezione I si legge quanto segue: «Italia e Germania pagano, rispettivamente, il 37 (l'Italia) e il 27 per cento dei costi di stazionamento di queste forze (le forze armate Usa, ndr)».
Nel rapporto “Defense Infrastructure” consegnato nel luglio 2004 al Congresso da parte dell'Ufficio governativo per la trasparenza, a pagina 18 si legge che «diversi Paesi europei forniscono vari tipi di sostegno da parte delle nazioni ospitanti. Per esempio, nel bilancio 2001, Germania e Italia hanno dato i maggiori contributi, valutati rispettivamente in 862 e in 324 milioni di dollari». Si tratta, spiega il rapporto, di contributi diretti e indiretti «aggiuntivi rispetto a quelli della Nato».
Intesa bilaterale. In caso di dismissioni di basi Roma deve risarcire Washington per «l'investimento»
Il sito militare chiude?C'è anche l'indennizzo
I pagamenti di denaro italiano agli Stati Uniti non finiranno nemmeno nel caso - ipotetico, visto che La Maddalena si rafforza - di chiusura di basi e installazioni nel nostro Paese. Nei patti siglati dai governi di Roma e Washington esiste infatti una clausola chiamata “Returned Property - Residual Value”, anch'essa documentata negli atti ufficiali del Congresso americano. Il meccanismo - tutt'ora in vigore e confermato da carte di quest'anno - è ben illustrato nella testimonianza che il colonnello Dean Fox, capo del Genio dell'Aviazione Usa in Europa, rilasciò ai parlamentari degli Stati Uniti l'8 aprile del 1997. «Il ritiro (delle truppe, ndr) e la conseguente restituzione di alcune ex basi degli Stati Uniti alle nazioni ospitanti ha creato l'opportunità per gli Stati Uniti di reclamare il valore residuale come risarcimento degli investimenti statunitensi». È un diritto al pagamento delle “migliorie” apportate dalle forze armate Usa a territori che avrebbero avuto prima un valore inferiore. Gli accordi variano. Quelli con l'Italia sono descritti alla pagina 17 delle “osservazioni preliminari” del rapporto che l'Ufficio della Casa Bianca per la trasparenza (il Goa) ha consegnato al Congresso nel luglio del 2004: «Italia: gli accordi bilaterali stabiliscono che se il Governo italiano riutilizza le proprietà restituite entro tre anni (dalla restituzione, ndr), gli Stati Uniti possono riaprire le trattative per il valore residuale». Ciò comporta, oltre al pagamento dell'indennizzo, un vincolo per il riuso delle terre, perché in questo caso il rimborso aumenta. È vero che le intese prevedono anche che gli Usa paghino alla nazione ospitante i danni ambientali: ma in un rapporto della Commissione governativa per le basi militari all'estero (9 maggio 2005) si legge che finora questi costi sono risultati «limitati».
Marco Mostallino
www.peacelink.it
Carissimo Turi,
leggo della tua azione e processo.
Ammiro il tuo coraggio e il significato della tua azione. Voglio soprattutto esprimerti la mia vicinanza solidale e morale, sperando che ti sostenga nella solitudine del carcere.
Quello che hai fatto non è il tipo di azione che io sceglierei di fare, però voglio testimoniare che, ben più che una violazione di leggi, essa è un'affermazione di valori: il valore della vita e della convivenza, il vivere insieme contro gli strumenti di morte, pensati e voluti per dare la morte, e usati orribilmente per uccidere.
|
Io credo che giudici giusti e sensibili all'umanità, pur dovendo giudicare l'atto di danneggiamento materiale, debbano altrettanto riconoscere il tuo intento, che è un'affermazione della umanità, della pace, della vita, e perciò un'affermazione di giustizia. Ed è per affermare la giustizia, che i giudici sono posti a giudicare.
Tante volte la giustizia è più grande e più obbligatoria della legge, come hanno mostrato Socrate, Gesù, Thomas More, Thoreau, Gandhi, Badshah Khan, Martin Luther King, Franz Jägerstätter, per dire solo alcuni dei molti obiettori di coscienza nella storia umana.
"Bisogna obbedire a Dio perciò alla coscienza della fraternità umana - prima che agli uomini", hanno testimoniato con le stesse parole sia Socrate (Apologia) che gli Apostoli (Atti 5,29).
Muovere in avanti la legge per migliorarla in nome della giustizia è aiutare la legge a realizzare il suo scopo nella società umana: vivere insieme, non uccidersi l'un l'altro.
La guerra è sempre illegale per la Carta dell'Onu, che è la costituzione mondiale di pace. La guerra in corso nell'Iraq è illegalissima. Ogni gesto e parola contro la guerra è difesa e affermazione della legge dell'umanità.
Ti mando, per consolazione e divertimento, una poesia.
Buona salute, buon coraggio, buona resistenza, buona speranza! Pace, forza, e gioia!
Enrico Peyretti
non rassegnato
e-mail: e.pey@libero.it
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=peyretti
http://www.cssr-pas.org
http://www.ilfoglio.org
enrico peyretti
Note:
Indirizzo a cui scrivere lettere a Turi Vaccaro (che è italiano ed è felice di leggere la posta):
P. I. Bospoort
T.a.v. Dhr S. Vaccaro
nr. 1894430
Nassausingel 26
4811 DG Breda
Holland
fonte: http://italy.peacelink.org/editoriale/articles/art_13020.html
"Nel corso del 2004 sono state eseguite almeno 3797 condanne a morte in 25 paesi e ne sono state inflitte almeno 7395 in 64 paesi.
Pubblicando oggi le sue statistiche annuali sulla pena di morte nel mondo, Amnesty International ha chiesto alla Commissione dell’Onu sui diritti umani, riunita a Ginevra, di condannare la pena capitale come violazione dei diritti umani fondamentali.
“Questi dati sono purtroppo solo la punta dell’iceberg. Il quadro effettivo è di difficile descrizione, in quanto molti paesi continuano a eseguire condanne a morte in segreto, contravvenendo agli standard delle Nazioni Unite che chiedono di rendere pubbliche le informazioni sulla pena capitale” – ha dichiarato Marco Bertotto, presidente della Sezione Italiana di Amnesty International.
Una manciata di paesi è responsabile della maggior parte delle esecuzioni registrate nel 2004. La Cina ha messo a morte almeno 3400 prigionieri ma secondo altre fonti la cifra reale sarebbe di circa 10.000 vittime. In Iran le esecuzioni sono state almeno 159, in Viet Nam almeno 64 e negli Usa 59, sei in meno rispetto al 2003.
“Nonostante la tendenza mondiale verso l’abolizione, questi numeri evidenziano la perdurante necessità di un’azione coordinata della comunità internazionale per consegnare la pena di morte alla storia” – ha commentato Bertotto. “È allarmante notare che la maggior parte dei prigionieri messi a morte non ha avuto diritto a un processo equo e che molti di essi sono stati condannati sulla base di ‘prove’ estorte con la tortura”. ... continua http://library.amnesty.it/it_news.nsf/viewdoc?OpenForm&ParentUNID=BD52D696DC5DBE4BC1256FD9004DBFD8
|
Fonti: http://it.wikipedia.org/wiki/Uso_della_pena_di_morte_nel_mondo; http://www.nessunotocchicaino.it/bancadati/schedastato.php?idstato=6000423&idcontinente=21
Bush smentito sui dieci attentati
L'Intelligence Usa: non è vero
di Bruno Marolo Gli americani hanno un dubbio e una certezza. Il dubbio, è che i terroristi preparino nuove stragi. La certezza, è che la loro sicurezza è affidata a una banda di pasticcioni incompetenti, dal presidente in giù. Gli esperti dell'antiterrorismo hanno sbugiardato George Bush, che giovedì aveva parlato a sproposito di 10 presunti complotti di Al Qaeda sventati nel mondo. Il ministero della Sicurezza interna ha smentito il sindaco di New York Michael Bloomberg, che aveva atterrito milioni di pendolari lanciando un allarme infondato sul rischio di un attentato nella metropolitana. Ieri un nuovo falso allarme bomba, è stato evacuato il Washington Memorial, l'obelisco di 170 metri che si trova davanti alla Casa Bianca. Ma non c’era traccia di ordigni......
http://www.unita.it/index.asp?SEZIONE_COD=HP&TOPIC_TIPO=&TOPIC_ID=45030