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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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sabato, novembre 19, 2005
 
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI
Assassinio di Nicola Calipari, Siamo tutti parte lesa!
 

Raccogliamo l'appello del Coordinamento Nazionale Antimafia - Associazione di Impegno Civile
 
Sappiamo bene e la storia ce lo insegna, che la memoria individuale entra spesso in conflitto con la gestione pubblica della memoria collettiva .                                                                                                  La memoria , infatti, può risultare talvolta un ingombro perché non adeguata ai propri fini e spesso si tenta di annullarla o di renderla inesatta e selettiva, nell’illusione di rimuoverla in quanto si temono i suoi contenuti sovversivi.                                                
Ricordare è doloroso,talvolta scomodo, ma è importante  rispettare e custodire la memoria come valore,in quanto chiave d’interpretazione dei processi umani.
Il ricordo del sacrificio di Nicola Calipari pone questioni di responsabilità e insinua il dubbio che ciò che è avvenuto avrebbe potuto anche svolgersi diversamente.
Non dimenticare è l’impertivo etico che ci si pone,perché,quali cittadini italiani,siamo tutti parte lesa e abbiamo ,qindi,il diritto di pretendere verità e giustizia per quella morte assurda.

Chiediamo al Presidente della Repubblica ,nella cui persona riponiamo la nostra fiducia,di rendersi interprete di questa istanza e garante, come dell’unità, anche della dignità della Nazione.
Invitiamo

La società civile,gli studenti, il mondo della cultura,dello spettacolo e dello sport, i rappresentanti delle Istituzioni e della politica, i media, a non spegnere i riflettori sul caso Calipari e ad unirsi a noi nella sottoscrizione e diffusione di questo appello.

Tra i primi firmatari: Elisabetta Baldi Caponnetto, Adriana Musella, Dario Fo, Salvatore Calleri, Alfredo Galasso, Michele Santoro, Guido Ruotolo, Sandro Ruotolo, Carlo Lucarelli, Francesco La Licata, Maurizio Tropeano, Massimo Del Papa, Giuseppe Giulietti, Tommaso Fulfaro, Federico Orlando, Gianni Rossi, Giorgio Santelli, Stefano Corradino, Ennio Remonino, Gianni Rosi, Paolo Martini, Loris Mazzetti, Pino Finocchiaro, Raffaele Di Maio, Nella Condorelli, David Sassoli, Vincenzo Vasile

 qui per firmare
scritto da alp | 07:33 | commenti (3) Torna su
Categoria: appelli



giovedì, novembre 17, 2005
 
COMUNICATO DEL COMITATO SCIENZIATE E SCIENZIATI CONTRO LA GUERRA 15 Novembre 2005 Le recenti rivelazioni da parte di alcuni mass-media sull'operato delle forze statunitensi durante l'assedio di Falluja ci spingono a prendere posizione in quanto scienziate e scienziati spinti dalla volontà di usare a fini di pace le competenze acquisite per il lavoro che facciamo. L'uso di WP (Willi Pete, ovvero il fosforo bianco nel gergo militare), come documentato in particolare dal servizio di Ranucci su RAInews24 (vedi: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsID=57784), costituisce una violazione del principio di base della Convenzione sulle Armi Chimiche, cui gli Stati Uniti aderiscono dal 1997. La convenzione infatti si pone come fine "la proibizione e l'eliminazione di tutti i tipi di armi di distruzione di massa; convinti che la completa ed effettiva proibizione dello sviluppo, produzione, acquisizione, immagazzinaggio, detenzione, trasferimento ed uso di armi chimiche e loro distruzione, rappresenta un passo necessario verso il conseguimento di tali obiettivi comuni". Il WP, come il Napalm, è una sostanza classificata come "incendiaria" il cui uso in guerra sarebbe permesso in circostanze ben definite. Aldila` di usi 'legalmente' permessi e vietati, pero`, il risultato sui civili (previsto, ed anzi cercato dai militari USA), costituisce un fatto documentato ed ormai indubitabile. L'utilizzo di queste tecniche sulla popolazione civile e` di gravita` inaudita, suscita il nostro orrore, e ci impone di denunciare con forza l'abominio che rappresenta: la trasformazione di conoscenza, bene comune dell'umanita`, in strumento di distruzione di massa. L'episodio (ammesso che di episodio si tratti e non di strategia deliberata) e` reso ancora piu` grave dai tentativi di impedire le testimonianze, facendo pagare prezzi altissimi e personali ai giornalisti non-embedded per il coraggio delle loro denunce. Come se non bastasse, una volta svelata la strage nascosta, l'amministrazione USA tenta ancora di minimizzare e/o negare l'accaduto e i suoi effetti drammatici. Ma le conseguenze di tale gesto potrebbero essere ancora piu` gravi: ci domandiamo infatti su quale base si potranno ritenere vincolanti tutti i trattati e le convenzioni con cui si e` cercato di costruire un mondo vivibile, nonostante la propensione umana alla guerra. Il comportamento dell'esercito statunitense oggi in Iraq, come trenta anni prima in Vietnam, come anche la guerra chimica messa in atto dalla NATO contro la cittadinanza jugoslava (i cui effetti di lungo periodo sono stati rilevati anche da organismi internazionali) fanno ridiventare "prassi bellica ordinaria" quei crimini di guerra che si speravano banditi per sempre dalla Storia. Chi mai si sentira` obbligato a non diffondere malattie, a non avvelenare le acque, a non 'distruggere il nemico' anche usando armi atomiche? Se e` concesso ai piu` potenti di non seguire le regole da loro stessi imposte a tutti gli altri, perche` chi gia` soffre per i loro soprusi non dovrebbe usare le stesse armi? Malgrado tutti gli impegni solenni pronunciati dopo Hiroshima e l’Olocausto, dopo il Vietnam, si stanno ripetendo orrori che speravamo espulsi dalla storia; orrori che saranno ancora un volta pagati da tutta la collettivita` mondiale, in termini fisici e sociali, a partire come sempre dai piu` poveri ed indifesi. E' possibile che i veri responsabili di tutto questo non saranno mai ufficialmente giudicati e condannati, magari appellandosi a cavilli (il WP non e` compreso nell'elenco delle armi chimiche, gli USA non hanno mai firmato il protocollo di Ginevra sulle armi incendiarie, ecc), ma tutte le persone devono sapere quali sono gli interessi strategici ed economici che rendono il mondo un luogo in cui e` sempre piu` difficile e doloroso sopravvivere. E` necessaria ed urgente una reazione molto decisa, che gia` si intravede nelle prime mobilitazioni popolari. A queste aggiungiamo da parte nostra la ferma richiesta che sia fatta piena luce su questo come su altri episodi recenti di guerra da parte di USA e NATO, e "coalizioni di volenterosi" di cui disgraziatamente fanno parte anche forze del nostro Paese. Chiediamo chiare prese di posizione ed azioni conseguenti dei nostri esponenti politici, che devono decretare il rientro immediato delle nostre truppe e farsi portatori di richieste presso tutti gli organismi internazionali specifici (CWC) e generali (ONU) affinche` essi si pronuncino su questa guerra, su questo episodio, su questo criterio di due pesi e due misure nei rapporti tra Stati. Per parte nostra, ribadiamo il nostro impegno a non collaborare con qualsiasi attivita` connessa con l'industria bellica (v. http://www.carta.org/campagne/pace/050302scienziati.htm), ed esprimiamo la ferma condanna di ogni forma di sopraffazione dei popoli e delle persone. Rifiutiamo il coinvolgimento della scienza per questi scopi ed invitiamo tutte le persone, scienziate/i in particolare, ad operare per un mondo di pace. Scienziate e scienziati contro la guerra http://surete.roma1.infn.it/WilliPete.html
scritto da llewal | 19:00 | commenti (1) Torna su
Categoria: guerrenelmondo



sabato, novembre 12, 2005
 
Secondo anniversario dell'attentato di Nassirya
 
Tacete!
"le guerre sono combattute dalla più bella gente che c'è, o diciamo pur soltanto dalla gente, per quanto, quanto più ci si avvicina a dove si combatte e tanto più bella è la gente che si incontra; ma sono fatte, provocate e iniziate da precise rivalità economiche e da maiali che sorgono a profittarne ..." (Addio alle armi, Ernest Hemingway)
 
Alessio Di Florio
 
10 novembre 2005
 
Il 12 novembre di due anni fa l'attentato alla caserma dei carabinieri italiani a Nassirya. Subito dopo l'attentato la cittadina irachena divenne il simbolo di un dolore che ha accomunato gli Italiani al di là di fede politica e religiosa e delle convinzioni politiche personali. Ognuno di intravvide una tragedia umana, molti videro nei soldati morti amici, parenti, fratelli, padri. Passata l'onda emotiva di tutto questo rimase ben poco. In questi due anni Nassirya è stata invocata, nominata, tantissime volte. Retorica e demagogia hanno coperto tutto trasformando quel giorno nell'occasione per discorsi pomposi, autocelebrativi e strumentali.
 
Sarà così ancor di più nel secondo anniversario. Cerimonie, discorsi ufficiali, decorazioni.
 
Per assurdo però il dato più importante è stato rimosso, dimenticato. Quel giorno 19 persone furono uccise, 19 vite furono spezzate, 19 sguardi si sono chiusi per non vedere più il sole. In questi due anni pochissimi dei demagoghi e dei campioni della retorica hanno voluto fermarsi anche un sol momento per riflettere, per ricordarsi i nomi, le storie, i volti delle vittime dell'attentato. Ma per gli alfieri del militarismo italico questa è la prassi. Lunedì scorso è morto Fabio Senatore, caporal maggiore, 40esima vittima della "Sindrome dei Balcani". Fabio è stato abbandonato, rifiutato dagli alti gradi, dalle "Istituzioni" e dai celebratori dell'Italia impegnata all'estero nelle "missioni di pace". Improvvisamente Mercoledì mattina tutti si sono ricordati di Fabio e hanno riempito la chiesa. Davanti a telecamere e fotografi hanno fatto bella mostra di sé, occupando un funerale.

Non dimentichiamo i nomi, le storie, l'umanità che quel giorno furono violate. Come ogni giorno accade in tutto l'Iraq, da Fallujah a Baghdad. Come accade nei tanti conflitti mondiali.
 
Tutto il resto non è altro che vuotezza, inutilità. Ricordiamo l'unica verità, l'unica certezza di quel giorno. 19 vite che non ci sono più

PIETRO PETRUCCI: 22 anni, di Casavatore (Napoli), caporale dell'esercito. Ne era stata dichiarata la morte cerebrale poche ore dopo la strage. Poi è stata staccata la spina della macchina che lo teneva in vita. Petrucci era un volontario in ferma breve e in missione in Iraq con l'incarico di conduttore di automezzi.

DOMENICO INTRAVAIA:46 anni, di Monreale, appuntato dei Cc in servizio al comando provinciale di Palermo; sposato e con due figli di 16 e 12 anni. Lascia anche l' anziana madre, il fratello gemello e due sorelle. Era partito per l'Iraq quattro mesi fa e sarebbe dovuto rientrare fra tre giorni. Era già stato in missione a Sarajevo. I due figli tenevano un calendario da cui cancellavano i giorni che mancavano al ritorno del padre. La notizia ha gettato la moglie nella disperazione: «Voglio morire, senza mio marito la mia vita non ha senso».

ORAZIO MAJORANA:29 anni, di Catania, carabiniere scelto in servizio nel battaglione Laives-Leifers in provincia di Bolzano. L'anziano padre ha appreso la notizia in Svizzera, dove si trovava per sottoporsi ad alcune visite mediche. È rientrato d' urgenza a Catania.

GIUSEPPE COLETTA:38 anni, originario di Avola (Siracusa) ma da tempo residente a San Vitaliano, in Campania, vicebrigadiere in servizio al comando provinciale di Castello di Cisterna (Napoli); sposato e padre di una bambina di due anni.

GIOVANNI CAVALLARO: 47 anni, nato in provincia di Messina e residente a Nizza Monferrato, maresciallo in servizio al comando provinciale di Asti. Era noto con il soprannome di 'Serpicò. Lascia la moglie e la piccola Lucrezia, 4 anni. Era già stato impegnato in altre missioni in Kosovo e in Macedonia. Era da tre mesi in Iraq e stava per rientrare a casa. Ieri sera aveva telefonato alla moglie: «Sto preparando la mia roba, sabato finalmente torno da te e da Lucrezia. Ho voglia di abbracciarvi».

ALFIO RAGAZZI: 39 anni, maresciallo dei carabinieri in servizio al Ris di Messina, sposato e con due figli di 13 e 7 anni. Era partito in luglio e sarebbe dovuto rientrare a Messina sabato prossimo: i familiari stavano già preparando la festa. Era specializzato nelle tecniche di sopralluogo e rilevamento e il suo compito era quello di istruire la polizia locale.

IVAN GHITTI: 30 anni, milanese, carabiniere di stanza al 13/mo Reggimento Gorizia. Era alla sua quarta missione di pace all' estero, dopo essere stato tre volte in Bosnia. Lascia i genitori e una sorella. Ieri sera lo hanno sentito per l' ultima volta al telefono: «Era assolutamente sereno e tranquillo».

DANIELE GHIONE:30 anni, di Finale Ligure (Savona), maresciallo dei carabinieri in servizio nella compagnia Gorizia. Era Sposato da poco. Era stato ausiliario dell' Arma, poi si era congedato e iscritto all' Associazione carabinieri in congedo. Era ritornato ad indossare la divisa vincendo un concorso per maresciallo.

ENZO FREGOSI:56 anni, ex comandante dei Nas di Livorno dove viveva con la famiglia. Lascia moglie e due figli, un maschio, anche lui carabiniere, e una ragazza che studia all'Università. Era partito per l' Iraq il 17 luglio scorso e stava rientrare in Italia. A casa stavano già preparando la festa per il suo ritorno.

ALFONSO TRINCONE:44 anni, era originario di Pozzuoli (Napoli) ma risiedeva a Roma con la moglie e i tre figli. Il sottufficiale era in forze al Noe, il Nucleo operativo ecologico che dipende dal Ministero dell' Ambiente.

MASSIMILIANO BRUNO:40 anni, maresciallo dei carabinieri di origine bolognese, biologo in forza al Raggruppamento Investigazioni scientifiche (Racis) di Roma. Viveva con la moglie a Civitavecchia. I genitori e un fratello vivono a Bologna.

ANDREA FILIPPA: 33 anni, torinese, carabiniere dall' età di 19. Era esperto di missioni all' estero che lo tenevano costantemente lontano da casa. Prestava servizio a Gorizia presso il 13/o Battaglione Carabinieri. Viveva a San Pier D' Isonzo insieme alla giovane moglie, sposata nel 1998.

FILIPPO MERLINO:40 anni, originario di Sant' Arcangelo (Potenza), sposato. Con il grado di maresciallo comandava la stazione dei carabinieri di Viadana (Mantova). È morto nell' ospedale di Nassirya dove era stato portato gravmente ferito.

MASSIMO FICUCIELLO:35 anni, tenente dell' esercito, figlio del gen. Alberto Ficuciello. Funzionario di banca, aveva chiesto di poter tornare in servizio attivo con il suo grado di tenente proprio per partecipare alla missione «Antica Babilonia». Grazie alla sua conoscenza delle lingue era stato inserito nella cellula Pubblica Informazione del col.Scalas. Questa mattina aveva avuto l' incarico di accompagnare nei sopralluoghi i produttori di un film-documentario sui «Soldati di pace». Prima dell' attentato, il titolo, provvisorio, era stato cambiato in «Babilonia terra fra due fuochi».

SILVIO OLLA: 32 anni, dell' isola Sant' Antioco (Cagliari), sottufficiale in servizio al 151/o Reggimento della Brigata Sassari. Figlio di un maresciallo e fratello di un carrista. Laureato in Scienze Politiche, Olla era in forza alla cellula Pubblica Informazione. È morto insieme al ten.Ficuciello mentre accompagnava nei sopralluoghi i produttori del film. La conoscenza dell' inglese e dei rudimenti dell' arabo lo avevano fatto diventare uno dei punti di riferimento per i giornalisti.

EMANUELE FERRARO: 28 anni, di Carlentini (Siracusa), caporal maggiore scelto in servizio permanente di stanza nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio (Bologna).

ALESSANDRO CARRISI: 23 anni, di Trepuzzi (Lecce), caporale volontario in ferma breve, anche lui in servizio nel 6/o Reggimento trasporti di Budrio. Era partito per l' Iraq da poche settimane. Lascia i genitori, un fratello e una sorella. Ieri sera l'ultima telefonata a casa: «Tutto va bene. Sto andando a letto».

LE DUE VITTIME CIVILI - Nell'attentato sono state coinvolte anche due civili. Si tratta dell'aiuto regista Stefano Rolla, 65 anni di Roma, che stava facendo i sopralluoghi per un film documentario che avrebbe dovuto girare il regista Massimo Spano e di Marco Beci, 43 anni, funzionario della cooperazione italiana in Iraq.

Alessio Di Florio
http://db.peacelink.org/tools/author.php?l=alessio

Note:

 
Penso a tutte le altre persone d'ogni età di cui non conosciamo i nomi, anche se oggi non è l'anniversario della loro morte. E anche a quelle di cui conosciamo i nomi. La gravità dei lutti in Italia è resa ancor più pesante dalla menzogna e dalla fellonìa rispetto all'articolo 11 della nostra Costituzione. E aggiungo ai vari orrori quello di aver portato in Iraq le armi di distruzione di massa, visto che non ce n'erano.
scritto da harmonia | 11:45 | commenti (1) Torna su
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martedì, novembre 08, 2005
 
 
IRAQ - INCHIESTA ESCLUSIVA DI RAINEWS24
“Sì ho visto dei corpi bruciati. Il fosforo bianco brucia, scioglie la carne, scioglie i corpi…”
di Redazione
"Ho sentito io l'ordine di fare attenzione perché veniva usato il fosforo bianco su Fallujah. Il fosforo brucia i corpi, addirittura li scioglie". E' questa la tremenda testimonianza che Jeff Englehart, veterano della guerra in Iraq, ha rilasciato a Sigfrido Ranucci, inviato di Rai News 24 e autore dell’inchiesta “Fallujah. La strage nascosta”. Dall'inchiesta risulta l'uso da parte dell'esercito americano di agenti chimici, come il Fosforo Bianco in zone dove erano presenti civili. (l'inchiesta esclusiva sara' trasmessa martedi' 8 novembre alle 7:35 su Raitre)

Per tutti gli approfondimenti www.rainews24.it
scritto da alp | 12:25 | commenti Torna su
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LA GUERRA SPORCA CONDOTTA NELL’OFFENSIVA DI NOVEMBRE CONTRO LA ROCCAFORTE DELLA GUERRIGLIA
«Gli Usa presero Falluja con napalm e fosforo»
Un documentario di Rai News 24 accusa il Pentagono

Torna a galla un tema dimenticato, uno di quegli argomenti che la nostra mente è propensa accantonare nell'illusione che il cambio di millennio abbia cambiato anche il mondo. Questa mattina «Rai News 24» manderà in onda un documentario che si annuncia straordinario, è una ricostruzione del secondo attacco a Falluja, ovvero dell'operazione che nel novembre scorso truppe americane e battaglioni della Guardia nazionale irachena condussero nella provincia di Al Anbar nel tentativo di debellare la supremazia dei nuclei guerriglieri. Sulla scorta di immagini e testimonianze il programma rilancia la terribile accusa che a Falluja siano state adoperate bombe al fosforo e ordigni al «napalm». Il più tragico bombardamento al fosforo di cui si abbia memoria risale agli ultimi mesi della seconda guerra mondiale e investì Dresda, dove decine di migliaia di persone morirono bruciate, anche chi per ore era rimasto nei canali tentando di ricoprire d'acqua ogni lembo di pelle per sfuggire alla terribile sorte. Quanto al «napalm», basterebbero i ricordi del Vietnam. L'inchiesta di «Rai News 24» s'intitola «La strage nascosta» e afferma che le armi proibite sono tornate in uso a Falluja, il lavoro porta la firma di Sigfrido Ranucci e viene annunciato come molto documentato, conterrebbe le testimonianze di chi c'era non solo dalla parte delle vittime ma anche da quella dei militari. «Ho udito personalmente l'ordine di fare attenzione perché sulla città veniva usato il fosforo bianco», è per esempio il racconto un veterano statunitense. «Ho visto i corpi bruciati di donne e bambini, il fosforo esplode e forma una nuvola, chi si trova nel raggio di 150 metri è spacciato».

 

scritto da alp | 07:43 | commenti Torna su
Categoria: guerrenelmondo