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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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martedì, maggio 30, 2006
 
Nota informativa sull’incontro col Presidente della Camera 29.05.06


Su invito del presidente della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti, alle 11.00 di questa mattina sono stati ricevuti Gino Strada, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli e Tonio Dell’Olio, primi firmatari dell’appello lanciato alcuni giorni orsono ai parlamentari per chiedere di “interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall'Iraq e dall'Afghanistan”.
Nonostante il silenzio-stampa che ha accompagnato l’appello, ad oggi sono pervenute alcune migliaia di firme tra singoli e associazioni che sono state consegnate al Presidente della Camera.

L’incontro ha preso il via concentrandosi su alcune questioni che, pur non contenute esplicitamente nell’Appello, stanno particolarmente a cuore al variegato e diffuso popolo della pace. Il presidente e gli invitati hanno concordato sull’opportunità di instaurare uno stile nuovo nei rapporti tra istituzioni politiche e società civile e si è valutata la possibilità di eleggere un luogo di interlocuzione a questo proposito. In secondo luogo è stata evidenziata una forte preoccupazione sulla crescita della ricerca in campo atomico e si è espresso l’auspicio di assumere una posizione decisa da parte delle istituzioni democratiche per invertire la tendenza. Per ultimo, i firmatari dell’appello hanno manifestato la determinazione ad intraprendere iniziative per la presentazione di una legge di iniziativa popolare sulle norme attuative dell’articolo 11 della Costituzione in modo da scongiurare in futuro le interpretazioni che ne impediscano la corretta attuazione come era nelle intenzioni dei padri costituenti.

Nel merito dell’appello tutti hanno riconosciuto che, mentre per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq si registra una sintonia da parte del governo Prodi e dell’intera coalizione di maggioranza, diverso è l’atteggiamento sulla missione militare in Afghanistan. A questo proposito sono state manifestate grosse riserve sul piano del diritto internazionale circa la presenza militare USA e dell’intera coalizione in Afghanistan, le difficoltà crescenti che la missione va incontrando sul terreno e la mancanza di un obiettivo concreto, circoscritto dell’impegno del nostro Paese in quella zona, ma soprattutto la violazione palese dell’art. 11 della nostra Carta Costituzionale. Si è anche evidenziato come proprio la presenza dei nostri militari in Afghanistan e l’ostilità di gran parte popolazione nei loro confronti metta in seria difficoltà anche la presenza civile italiana di cooperazione. Per queste ragioni i firmatari dell’appello continueranno a sollecitare l’azione di Governo e Parlamento in direzione del ritiro.

L’incontro si è concluso con grande cordialità e soddisfazione espressa da entrambe le parti nella prospettiva feconda di riuscire a rafforzare il clima di dialogo e di collaborazione nella costruzione di un’autentica cultura di pace.
llewal La mia homepage: http://humanrights.splinder.com Contattami Guarda il medialog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente llewal
scritto da linodigianni | 10:14 | commenti Torna su
Categoria: appelli, pacifismo, costituzione



giovedì, maggio 25, 2006
 
 

Interrompere le missioni. Appello al parlamento


Onorevoli deputate e deputati, Onorevoli senatrici e senatori,

questo appello, scritto nell'ora tragica in cui le vittime di guerra
italiane dei due teatri di guerra Iraq e Afghanistan, tornano in Italia
per ricevere i funerali di Stato, cade anche nel momento in cui il nuovo
Parlamento della Repubblica inizia i suoi lavori.

Vorremmo che fosse un nuovo inizio o meglio una svolta. Una decisa svolta
in politica estera con scelte coraggiose per una vera politica di disarmo,
per attuare con scelte concrete l'art.11 della nostra Costituzione.

Poiché, secondo l'art.11, non è possibile usare la guerra come mezzo per
risolvere le crisi internazionali, la prima scelta che si impone, che
chiediamo al nuovo Parlamento, è quella di interrompere le missioni
militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall'Iraq e
dall'Afghanistan.

L'unica verità della guerra sono le sue vittime.

Purtroppo in tanti ci accorgiamo di questa verità solo quando le vittime
sono i soldati italiani e fatichiamo a realizzare questa stessa verità
quando le vittime non le vediamo, sono "altre", anche se abbiamo saputo in
modo indiretto che migliaia di persone sono state trucidate a Falluja, a
Ramadi, torturate ad Abu Graib, bombardate nei villaggi afgani o saltate
in aria e mutilate dalle clusters bombs sia in Afghanistan che in Iraq.

Ma se è vero che l'unica verità della guerra sono le sue vittime, se è
vero che in nome di questa verità migliaia di persone sono scese in piazza
con la bandiera arcobaleno nel nostro paese, reclamando una politica di
pace, allora Vi chiediamo, facendo appello alla libertà di coscienza, ed
al rispetto dell'art.11 della nostra Costituzione, di porre fine alla
presenza militare italiana in Iraq e in Afghanistan, decidendo di non
rifinanziare queste missioni di guerra.

Le missioni di pace devono tendere alla pacificazione e alla
ricostruzione, pertanto dovrebbero essere senza armi, a nostro parere,
senza eserciti, fondate sulla cooperazione con gli altri popoli, sulla
diplomazia, sul dialogo e la solidarietà. L'intero sistema di intervento
va ripensato all'insegna di una nuova politica estera.

Ma per l'immediato, per salvare vite umane, per interrompere la spirale di
morte, per operare una pressione internazionale che provochi la fine delle
occupazioni militari, chiediamo che il Parlamento italiano dia un segnale
forte di discontinuità, immediatamente e senza ambiguità.

Il nostro saluto sia con le parole di Gandhi:

"Non c'è una strada che porta alla pace, la pace è la strada"



PRIMI  FIRMATARI :

Luigi Ciotti, Tonio Dell'Olio, Gino Strada, Alex Zanotelli
Aderisce anche l'associazione Megachip.



I primi firmatari di questo appello sollecitano l'adesione di tutte le
persone e le associazioni che  si sentono impegnate per la pace e la
difesa dell'art.11 della Costituzione per rendere visibile l'ampia unità
del  popolo della pace.

Le adesioni si raccolgono presso:
parlamentodipace@gmail.com

 

 






scritto da linodigianni | 07:07 | commenti (3) Torna su
Categoria: news, appelli, pacifismo, costituzione



mercoledì, maggio 10, 2006
 

Amnesty: «I mercanti di armi alimentano stupri e torture»


 Armi, pistole in mostra
Il commercio di armi nel mondo non è mai stato così florido e questo grazie a una catena, sempre più in espansione, di intermediari, aziende di servizi logistici, trasportatori. Un sistema che alimenta uccisioni, stupri, torture e massicce violazioni dei diritti umani nel mondo. Il tutto grazie alle blande e ormai inadeguate norme che regolano il trasporto e il commercio di armamenti nel mondo e che vengono bypassate senza troppi intoppi. Il risultato: ogni anno in tutto il mondo circa mezzo milione di persone sono vittime della violenza armata. Il che significa che una persona al minuto muore a causa dal commercio di armamenti.

La denuncia arriva da Amnesty International. Nel rapporto Morte ad orologeria, elaborato dall´istituto di ricerche TransArms, l´organizzazione evidenzia come il trasporto delle armi sia diventato nel corso degli anni sempre sofisticato. E sempre più drammaticamente efficiente dato che riesce a portare centinaia di tonnellate di armi anche nei paesi in via di sviluppo e in quelli che, in teoria, sarebbero sottoposti ad embargo.

«Il ricorso a società di intermediazione ha reso più facile ai grandi fornitori di armi raggiungere i paesi in via di sviluppo – scrivono gli esperti di Amnesty – Paesi che oggi assorbono oltre i due terzi delle importazioni per la "difesa" mentre negli anni ´90 ne assorbivano solo il 50%».

Secondo Amnesty in circolazione ci sono 639 milioni di armi leggere. Otto milioni prodotte ogni anno. E la spesa media annuale per l'acquisto di armi nel mondo è di 22 miliardi di dollari.

Sotto accusa in particolare trasportatori e intermediari di Cina, Emirati Arabi Uniti, Israele. Ma anche Italia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Ucraina e paesi balcanici. Tutti sono responsabili di alimentare conflitti tra i più brutali del mondo. «Intermediari e trasportatori hanno collaborato alla consegna di molte delle armi usate per uccidere, stuprare e svuotare territori nei conflitti in corso in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo - spiega Brian Wood, ricercatore di Amnesty - I controlli alla dogana sono blandi e solo 35 paesi si sono dati la briga di introdurre leggi sull'intermediazione di armi. Tutto questo rende praticamente inevitabili ulteriori catastrofi dei diritti umani».

Il rapporto descrive nei dettagli la natura segreta, priva di regole e irresponsabile, di molte operazioni di intermediazione e trasferimento di armi, attraverso lo studio di una serie di casi. Come ad esempio le centinaia di migliaia di armi e milioni di munizioni, provenienti dalle scorte della guerra della Bosnia Erzegovina, che sono state esportate clandestinamente, sotto la direzione del dipartimento della Difesa Usa. «Questo materiale, pare destinato all'Iraq, è stato trasferito attraverso una serie di società di intermediazione e di trasporto private, compresa una compagnia aerea responsabile della violazione di un embargo delle Nazioni Unite sulle armi destinate alla Liberia» si legge nel report.

Ovviamente i casi più o meno illegali di trasporto di armamentianalizzati da Amnesty sono solo quelli che non sono andati a buon fine e che sono stati fermati dai controlli delle autorità. Ecco ad esempio la storia di uno spedizioniere olandese-britannico che ha spedito un ampio carico di munizioni ed esplosivi verso l'Arabia Saudita e le isole Mauritius attraverso una fabbrica brasiliana. Il carico è stato sequestrato dalle autorità del Sudafrica perché privo di licenza di trasporto. Ma il Brasile aveva autorizzato l'esportazione, nonostante le gravi violazioni dei diritti umani in corso in Arabia Saudita. E poi ancora: il trasferimento, via mare, di ingenti quantitativi di armi dalla Cina verso la Liberia, attraverso un mediatore olandese. Il tutto in totale violazione di un embargo delle Nazioni Unite e nonostante le ampie prove di omicidi, stupri e terrore nei confronti della popolazione civile del paese africano.

Ma nono solo. Secondo Amnesty alcune di queste società private coinvolte in consegne illegali di armi sono state finanziate con denaro pubblico e utilizzate a sostegno delle missioni di pace delle Nazioni Unite e per distribuire aiuti umanitari. «È chiaro che l'attuale coacervo di regole non riesce minimamente a stare al passo col crescente numero di intermediari, delle società di servizi e dei trasportatori che operano a livello internazionale – spiega Sergio Finardi di TransArms - Le armi arrivano maledettamente in tempo e troppo spesso vengono usate per uccidere, stuprare e sfollare centinaia di migliaia di persone».

Il rapporto di Amnesty si chiude con una serie di raccomandazioni rivolte ai vari paesi per ottenere controlli più forti e rigorosi sul commercio delle armi attraverso norme internazionali coerenti. Tra queste leggi, regolamenti e procedure amministrative che impediscano, a livello nazionale, le attività di intermediazione, logistica e trasporto che contribuiscono a gravi violazioni dei diritti umani. Nonché rendere reato le violazioni degli embarghi dell'Onu sulle armi in tutti gli Stati e, in caso di gravi violazioni, considerarle crimini di giurisdizione universale.