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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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venerdì, giugno 30, 2006
 
«Non usateci come copertura». Le ong italiane e l'Afghanistan
Marina Forti
Lavoreremo con le organizzazioni non governative, consulteremo le ong: il ministro degli esteri Massimo D'Alema lo ha detto più volte, parlando dell'intervento italiano in Afghanistan. E le ong italiane, cosa dicono? Sono state consultate? «Per il momento abbiamo avuto contatti con il viceministro degli esteri Patrizia Sentinelli: questo significa che ora abbiamo un interlocutore, cosa che non succedeva con il governo predecente», risponde Cinzia Giudici, presidente del Cosv (una delle più antiche ong italiane di cooperazione allo sviluppo), e vicepresidente dell'Associazione delle Ong italiane. «Cosa diremo al governo? Chenonvogliamo essere usati come copertura», continua Giudici: «Alcune ong italiane lavorano in Afghanistan. Fanno un lavoro umanitario e civile, con partners locali di cui si fidano e che sono in grado di gestire i progetti. Nonhanno bisogno della 'protezione fisica' dei militari. Al contrario: la copertura deimilitari ci mette in pericolo». Un'organizzazione come Emergency sostiene da tempo che l'Italia deve ritirare il suo contingentemilitare dall'Afghanistan. Le altre ong cosa dicono? «Se e comel'Italia debba restare in Afghanistan è unascelta politica in cuinonvogliamo essere messi in mezzo, e a cui non vogliamofare da copertura», dice Giudici. Insiste: «Non abbiamo bisogno di militari per condurre un intervento civile, e questo è vero soprattutto in Afghanistan e in Iraq». In che senso, «soprattutto»? «Perché in queste due realtà è particolarmente forte il rischio di confondere tra intervento civile emilitare». La confusione di ruoli tra civili e militari è «il problema di fondo» per chi lavora inun paese in conflitto, dice Patrizia Santillo, presidente della ong emiliana Gvc (che sostiene un progetto sanitario a Kabul insieme a Hawca, ong di donne afghane nata anni fa nei campi profughi del Pakistan: ora non ha proprie persone sul posto, troppo costoso e pericoloso). «In Afghanistan i militari italiani non sono una presenza di interposizione. E noi nonvogliamo né possiamo essere confusi con i militari: sul piano della sicurezza e anche sul piano politico, perché noi lavoriamo per la pace, non la guerra». Il problema nasce dall'ambiguità della presenza militare occidentale, e italiana. «C'è una sovrapposizione tra l'operazione di guerra al terrorismo Enduring Freedom, che è un'iniziativa di guerra e unilaterale sotto il comando degli Stati uniti, e la missione Isaf che in teoria aveva il mandato di mantenere l'ordine in aiuto alle autorità afghane», riassume NinoSergi, presidente di Intersos, altraOngimpegnata in Afghanistan (continuativamente dal 2001): «Poi però l'operazione Isaf, passata sotto ilcomando Nato, è diventata anche un'operazione di caccia ai Taleban, cioè di guerra». La distinzione tra le due missioni si è annullata, e rischia di annullarsi anche la distinzione tra imilitari e gli operatori umanitari. «Siamo visti come un tutt'uno? E' questo il rischio. Medecin sans Frontières ha rinunciato a lavorare in Afghanistan proprio perché la presenza militare aveva reso impossibile distinguere gli ambiti. Noi non ci siamo ritirati ma rifiutamo di lavorare a Herat dove c'è il contingente italiano». Il Forum Solint, che riunisce 5 ong (tra cui il Cosv e Intersos), in un comunicato di pochi giorni fa chiede di mettere fine («in tempi da concordare ma rapidi») all'operazione Enduring Freedom, rivedere in sede Nato l'operazione Isaf, e ampliare il programma di cooperazione e aiuti alla società afghana. Se e quando saranno consultate, questo andranno a dire le ong italiane.
 
 
 fonte
scritto da linodigianni | 10:16 | commenti (2) Torna su
Categoria: politica, news, pacifismo



lunedì, giugno 26, 2006
 
AGLI ELETTI, ALLE ELETTE E AI PARTITI DELL'UNIONE

Le nostre ragioni contro la guerra senza se e senza ma non sono mutate.

Fin dalla prima grande manifestazione del novembre 2001, quando in 150.000 siamo
scesi in piazza contro l'attacco all'Afghanistan, non abbiamo fatto altro che
chiedere il ritiro di tutte le truppe da tutti i teatri di guerra.

In un momento in cui l'attacco alla Costituzione si traduce in un tentativo di
stravolgerne i principi fondamentali siamo mobilitati per la difesa della Carta
nata dalla Resistenza e dei suoi valori e per un conseguente NO al referendum.
Ma per noi la difesa della Costituzione repubblicana si traduce anche e
soprattutto nella difesa dell'articolo 11, vale a dire nel ripudio della guerra
come strumento di soluzione dei conflitti internazionali. A più voci in questi
anni abbiamo avanzato proposte per l'elaborazione di politiche tese ad
affrontare in maniera pacifica e senza l'uso delle armi i conflitti
internazionali e abbiamo chiesto che tali proposte rientrassero nell'agenda di
politica estera del governo italiano.

Nel contesto delle campagne di questi anni contro la guerra abbiamo più volte
richiesto la demilitarizzazione dei territori italiani, la denuncia degli
accordi internazionali, che consentono a terzi l'utilizzo del territorio
nazionale per depositi e sistemi di puntamento di armi nucleari. Allo stesso
modo ci siamo battuti perché l'Italia non aderisse alla nuova missione di
enforcement e di istituzione di una forza di intervento rapida globale, che di
fatto ha assunto la NATO. In contrapposizione alle soluzioni militari e
violente, portate avanti dal governo italiano, abbiamo sviluppato ponti di pace
e di dialogo con i popoli delle aree in conflitto.

Ad aprile molti di noi hanno deciso di votare per le forze politiche, che
sostengono l'attuale governo, nella speranza di un'inversione radicale della
politica estera del Paese in direzione di una politica internazionale di pace e
di solidarietà e per l'uscita dell'esercito italiano da tutte le operazioni di
guerra dov'esso è attualmente impegnato.

Il 30 giugno scade il finanziamento alle missioni di intervento internazionale.
In questa occasione vi chiediamo di rispettare il mandato che vi abbiamo dato,
mandato che è scritto nelle lotte di questi anni del popolo della pace, mandato
che non può essere oggetto di contrattazioni, di capriole retoriche o di
mediazioni politiche: in nessuna maniera la pace può essere soggetta alla
politica dei due tempi!

VOTATE CONTRO IL RIFINANZIAMENTO DI TUTTE LE MISSIONI MILITARI E DI TUTTE
QUELLE, CHE SOTTO LE DENOMINAZIONI DI PEACE-KEAPING O PEACE-ENFORCING SONO
COSTITUITE DA UOMINI E DONNE IN ARMI E/O FANNO PARTE LOGISTICAMENTE DI MISSIONI
MILITARI ARMATE DI ALTRI PAESI "ALLEATI".

Riteniamo che solo sulla base di una tale decisione sia possibile aprire nel
parlamento un ampio dibattito - già ampiamente aperto nella società civile di
cui facciamo parte e in cui siamo impegnate/i - per la revisione della politica
estera del nostro Paese, contro la guerra, in direzione della costruzione di
rapporti internazionali di pace basati sulla solidarietà, sulla giustizia e sul
riequilibrio economico fra nord e sud del pianeta.

I PACIFISTI GENOVESI
llewal La mia homepage: http://humanrights.splinder.com Contattami Guarda il medialog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente llewal
scritto da linodigianni | 17:17 | commenti Torna su
Categoria: appelli



martedì, giugno 06, 2006
 

Il testo dell'appello per il ritiro delle truppe

questo appello, scritto nell’ora tragica in cui le vittime di guerra italiane dei due teatri di guerra Iraq e Afghanistan, tornano in Italia per ricevere i funerali di Stato, cade anche nel momento in cui il nuovo Parlamento della Repubblica inizia i suoi lavori. Vorremmo che fosse un nuovo inizio o meglio una svolta. Una decisa svolta in politica estera con scelte coraggiose per una vera politica di disarmo, per attuare con scelte concrete l’art.11 della nostra Costituzione.

Poiché, secondo l’art. 11, non è possibile usare la guerra come mezzo per risolvere le crisi internazionali, la prima scelta che si impone, che chiediamo al nuovo Parlamento, è quella di interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall’Iraq e dall’Afghanistan.

L’unica verità della guerra sono le sue vittime.

Purtroppo in tanti ci accorgiamo di questa verità solo quando le vittime sono i soldati italiani e fatichiamo a realizzare questa stessa verità quando le vittime non le vediamo, sono “altre”, anche se abbiamo saputo in modo indiretto che migliaia di persone sono state trucidate a Falluja, a Ramadi, torturate ad Abu Ghraib, bombardate nei villaggi afgani o saltate in aria e mutilate dalle clusters bombs sia in Afghanistan che in Iraq.

Ma se è vero che l’unica verità della guerra sono le sue vittime, se è vero che in nome di questa verità migliaia di persone sono scese in piazza con la bandiera arcobaleno nel nostro paese, reclamando una politica di pace, allora Vi chiediamo, facendo appello alla libertà di coscienza, ed al rispetto dell’art. 11 della nostra Costituzione, di porre fine alla presenza militare italiana in Iraq e in Afghanistan, decidendo di non rifinanziare queste missioni di guerra.

Le missioni di pace devono tendere alla pacificazione e alla ricostruzione, pertanto dovrebbero essere senza armi, a nostro parere, senza eserciti, fondate sulla cooperazione con gli altri popoli, sulla diplomazia, sul dialogo e la solidarietà. L’intero sistema di intervento va ripensato all’insegna di una nuova politica estera.

Ma per l’immediato, per salvare vite umane, per interrompere la spirale di morte, per operare una pressione internazionale che provochi la fine delle occupazioni militari, chiediamo che il Parlamento italiano dia un segnale forte di discontinuità, immediatamente e senza ambiguità.
Il nostro saluto sia con le parole di Gandhi:
“Non c’è una strada che porta alla pace, la pace è la strada”

PRIMI FIRMATARI:

Luigi Ciotti, Tonio Dell’Olio, Gino Strada, Alex Zanotelli

I primi firmatari di questo appello sollecitano l’adesione di tutte le persone e le associazioni che si sentono impegnate per la pace e la difesa dell’art.11 della Costituzione per rendere visibile l’ampia unità del popolo della pace.

http://appelli.arcoiris.tv/appello_viasubito/?lb=0
scritto da linodigianni | 07:41 | commenti (3) Torna su
Categoria: appelli



lunedì, giugno 05, 2006
 

I morti del Kossovo

Kossovo.jpg

Un militare mi ha spiegato alcune cose sulla nostra guerra nei Balcani. Mi ha chiesto di promuovere il suo libro il cui ricavato sarà devoluto alle famiglie dei 41 italiani morti e dei 300 malati a causa dell’uranio 238 utilizzato in Bosnia e Kossovo. Ragazzi e famiglie a cui non si interessa nessuno.
Così come a nessuno sembra interessare che l’utilizzo di uranio impoverito nelle armi da guerra contamini e uccida civili e militari. Qualche politico ha fatto carriera con la guerra nel Kossovo. Altri italiani, più semplicemente, sono morti e stanno ancora morendo.

Caro Beppe,
come d’accordo t’invio la copertina del libro e la scheda da compilare ed inviare all’indirizzo osservatoriomilitare@libero.it per ricevere il libro.
L’incasso è ovviamente devoluto alle famiglie dei militari morti e di quelli malati che non hanno la possibilità di curarsi.
Le famiglie di questi ragazzi deceduti vivono ma sono morte dentro, i figli, i mariti o padri vengono uccisi due volte: dall’ipocrisia prima e dall’indifferenza poi.
Ho creduto nel mio lavoro e dire che i miei amici morivano per colpa di qualche incosciente, credevo fosse un valore morale.
Purtroppo non è così, ho pagato sulla mia pelle la verità che non ho alcuna intenzione di tacere, e non perché se cala il silenzio sulla vicenda sarò finito anch’io, ma solo perché i drammi di questi ragazzi devono essere noti a tutti, dietro quei doppio petti eleganti che tanto vantano il sacrificio dei nostri ragazzi in giro per il mondo, vi è l’ipocrisia di uomini che non riescono più a fare i conti con la loro coscienza.
Non voglio parlare di me, la storia di questi ragazzi è più importante e chi leggerà il libro capirà e forse, il “Grillo” riuscirà a scuotere le nostre coscienza ancora una volta.
Grazie per quello che fai!” Domenico Leggiero.

Scarica l'ultimo numero del magazine Scarica "La Settimana" N°22
del 5 giugno 2006

Postato da Beppe Grillo il 05.06.06 18:25 | |
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scritto da linodigianni | 19:38 | commenti Torna su
Categoria: news, guerrenelmondo, pacifismo, uranio