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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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mercoledì, ottobre 31, 2007
 
Ultima chiamata per il numero 48587, invio immediato di un SMS :O)

Fino alla mezzanotte di oggi 31 ottobre e' ancora possibile sostenere
il Centro Salam di cardiochirurgia in Sudan inviando SMS al 48587.

Ringraziamo tutti quelli che hanno inviato un SMS, tutti quelli che
hanno inviato piu' di un SMS, tutti quelli che hanno telefonato da
rete fissa e che ci hanno aiutato a promuovere la campagna "Diritto al
cuore" in questo ottobre tanto intenso.

RINGRAZIAMO TUTTI QUELLI CHE, AVENDO RICEVUTO IN TEMPO UTILE QUESTA
E-MAIL, PARTECIPERANNO ALLA GARA PER INVIARE L'ULTIMO SMS ENTRO LE
23.59'.59" : SARANNO TUTTI VINCITORI.

Ringraziamo tutti quelli che hanno partecipato alla campagna con ogni
altro mezzo di sostegno.

Vi ricordiamo che da domani 1 novembre non sara' piu' attivo il numero
48587, ma sara' possibile continuare a sostenere i progetti di
Emergency in tanti altri modi...
http://www.emergency.it/menu.php?A=004&SA=021&ln=It

scritto da linodigianni | 22:32 | commenti Torna su
Categoria: appelli, emergency



domenica, ottobre 28, 2007
 

Menu principale

 

Tuttinpiazza!

Il 28 ottobre EMERGENCY ti aspetta in piazza.
I volontari saranno presenti in oltre 200 piazze italiane per presentarti i progetti dell’associazione e per illustrarti in particolare l’attività del Centro «Salam».

Sui banchetti sarà inoltre disponibile il nuovo calendario 2008 di Emergency – SCENARI DI PACE.


scritto da linodigianni | 18:03 | commenti Torna su
Categoria: appelli, emergency



domenica, giugno 10, 2007
 
Afghanistan - 09.6.2007
Hanefi in pericolo di vita
Grave crisi renale per l’uomo di Emergency. Le autorità gli negano le cure
Emergency ha ricevuto dall'Afganistan notizie drammatiche su Rahmatullah Hanefi.

“Mercoledì – dichiara il vicepresidente dell’Ong, Carlo Grabagnati – anche i carcerieri hanno notato ciò che ai visitatori autorizzati sfuggiva o non interessava: che Rahmat stava male. Lo hanno accompagnato in un ospedale, dove si i medici hanno dichiarato che il suo unico rene appare gravemente compromesso e richiede cure urgenti. Nonostante il parere dei sanitari, i servizi di sicurezza afgani lo hanno ricondotto in carcere, rinchiudendolo in cella di isolamento”.  

“Ci sentiamo in dovere di comunicare – prosegue Garbagnati – che sin dall'inizio della vicenda la delicatissima condizione di Rahmat, che ha un solo rene, è stata da noi portata a conoscenza del presidente del Consiglio Romano Prodi e del ministro degli Esteri Massimo D'Alema. Nessuno di loro ha mai dato segno di essersi interessato a questo aspetto del problema”. Il vicepresidente di Emergency ha poi rivolto un accorato appello: “Rahmatullah si trova in pericolo di vita! Sollecitiamo tutti a fare il possibile per salvarlo”.  

Poco confortanti anche le notizie che riguardano l’aspetto legale della faccenda. “Mentre la Farnesina assicura che tutto sta imboccando ‘i binari della legalità’ – dice Garbagnati – da una settimana all'avvocato nominato da Rahmat continua a essere negato l’accesso al fascicolo processuale del suo assistito”.
 
scritto da linodigianni | 16:31 | commenti Torna su
Categoria: appelli



venerdì, maggio 18, 2007
 
Battiato e Peter Gabriel a Venezia per Emergency

Doppio appuntamento estivo in piazza San Marco, a Venezia, a favore di
Emergency.
Il 5 luglio salira' sul palco Franco Battiato mentre venerdi' 6 luglio
sara' la volta di Peter Gabriel.
Entrambi gli artisti si esibiranno per sostenere il Centro Salam di
cardiochirurgia di Khartoum, in Sudan.

I biglietti saranno in vendita da lunedi' 21 maggio sui circuiti
www.ticketone.it, www.vivaticket.it e Box Office (tel. 041.2719090).
Maggiori informazioni sui concerti e i prezzi dei biglietti da
martedi' 22 sul sito di Emergency.
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fonte: Irene Voltolini   gruppo: Sede Milano


domenica, maggio 06, 2007
 

Appello per Rahmat, su Repubblica.it

rahmat roma chiave2rahmat roma chiave
Su Repubblica.it è stato lanciato un nuovo appello per la liberazione di Rahmatullah Hanefi. Si può firmare all'indirizzo www.repubblica.it/speciale/2007/appelli/rahmatullah/index.html 
Per ogni firma, Emergency lascerà una simbolica chiave nel contenitore appositamente allestito in Piazza Farnese a Roma.
scritto da linodigianni | 17:32 | commenti Torna su
Categoria: appelli



martedì, aprile 17, 2007
 


domenica, ottobre 22, 2006
 

Se vuoi mettere questo banner sul tuo blog per far conoscere l'iniziativa CLICCA QUI
scritto da linodigianni | 09:19 | commenti Torna su
Categoria: appelli



giovedì, ottobre 19, 2006
 

sabato 28 ottobre 2006
giornata nazionale di

Emergency

Il 28 ottobre EMERGENCY ti aspetta in piazza.
Segnalo sul calendario!

EMERGENCY sarà presente con migliaia di volontari in oltre 200 piazze italiane per far conoscere i 12 anni di attività dell’associazione e dire insieme "no alla guerra".

Presso tutti i nostri banchetti, con una piccola donazione, potrai ricevere il nuovo calendario 2007 realizzato con i disegni originali di 12 illustratori italiani.

I fondi raccolti andranno a sostegno del Centro chirurgico per vittime di guerra “Tiziano Terzani” di Lashkar-gah, in Afganistan.



lunedì, giugno 26, 2006
 
AGLI ELETTI, ALLE ELETTE E AI PARTITI DELL'UNIONE

Le nostre ragioni contro la guerra senza se e senza ma non sono mutate.

Fin dalla prima grande manifestazione del novembre 2001, quando in 150.000 siamo
scesi in piazza contro l'attacco all'Afghanistan, non abbiamo fatto altro che
chiedere il ritiro di tutte le truppe da tutti i teatri di guerra.

In un momento in cui l'attacco alla Costituzione si traduce in un tentativo di
stravolgerne i principi fondamentali siamo mobilitati per la difesa della Carta
nata dalla Resistenza e dei suoi valori e per un conseguente NO al referendum.
Ma per noi la difesa della Costituzione repubblicana si traduce anche e
soprattutto nella difesa dell'articolo 11, vale a dire nel ripudio della guerra
come strumento di soluzione dei conflitti internazionali. A più voci in questi
anni abbiamo avanzato proposte per l'elaborazione di politiche tese ad
affrontare in maniera pacifica e senza l'uso delle armi i conflitti
internazionali e abbiamo chiesto che tali proposte rientrassero nell'agenda di
politica estera del governo italiano.

Nel contesto delle campagne di questi anni contro la guerra abbiamo più volte
richiesto la demilitarizzazione dei territori italiani, la denuncia degli
accordi internazionali, che consentono a terzi l'utilizzo del territorio
nazionale per depositi e sistemi di puntamento di armi nucleari. Allo stesso
modo ci siamo battuti perché l'Italia non aderisse alla nuova missione di
enforcement e di istituzione di una forza di intervento rapida globale, che di
fatto ha assunto la NATO. In contrapposizione alle soluzioni militari e
violente, portate avanti dal governo italiano, abbiamo sviluppato ponti di pace
e di dialogo con i popoli delle aree in conflitto.

Ad aprile molti di noi hanno deciso di votare per le forze politiche, che
sostengono l'attuale governo, nella speranza di un'inversione radicale della
politica estera del Paese in direzione di una politica internazionale di pace e
di solidarietà e per l'uscita dell'esercito italiano da tutte le operazioni di
guerra dov'esso è attualmente impegnato.

Il 30 giugno scade il finanziamento alle missioni di intervento internazionale.
In questa occasione vi chiediamo di rispettare il mandato che vi abbiamo dato,
mandato che è scritto nelle lotte di questi anni del popolo della pace, mandato
che non può essere oggetto di contrattazioni, di capriole retoriche o di
mediazioni politiche: in nessuna maniera la pace può essere soggetta alla
politica dei due tempi!

VOTATE CONTRO IL RIFINANZIAMENTO DI TUTTE LE MISSIONI MILITARI E DI TUTTE
QUELLE, CHE SOTTO LE DENOMINAZIONI DI PEACE-KEAPING O PEACE-ENFORCING SONO
COSTITUITE DA UOMINI E DONNE IN ARMI E/O FANNO PARTE LOGISTICAMENTE DI MISSIONI
MILITARI ARMATE DI ALTRI PAESI "ALLEATI".

Riteniamo che solo sulla base di una tale decisione sia possibile aprire nel
parlamento un ampio dibattito - già ampiamente aperto nella società civile di
cui facciamo parte e in cui siamo impegnate/i - per la revisione della politica
estera del nostro Paese, contro la guerra, in direzione della costruzione di
rapporti internazionali di pace basati sulla solidarietà, sulla giustizia e sul
riequilibrio economico fra nord e sud del pianeta.

I PACIFISTI GENOVESI
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scritto da linodigianni | 17:17 | commenti Torna su
Categoria: appelli



martedì, giugno 06, 2006
 

Il testo dell'appello per il ritiro delle truppe

questo appello, scritto nell’ora tragica in cui le vittime di guerra italiane dei due teatri di guerra Iraq e Afghanistan, tornano in Italia per ricevere i funerali di Stato, cade anche nel momento in cui il nuovo Parlamento della Repubblica inizia i suoi lavori. Vorremmo che fosse un nuovo inizio o meglio una svolta. Una decisa svolta in politica estera con scelte coraggiose per una vera politica di disarmo, per attuare con scelte concrete l’art.11 della nostra Costituzione.

Poiché, secondo l’art. 11, non è possibile usare la guerra come mezzo per risolvere le crisi internazionali, la prima scelta che si impone, che chiediamo al nuovo Parlamento, è quella di interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall’Iraq e dall’Afghanistan.

L’unica verità della guerra sono le sue vittime.

Purtroppo in tanti ci accorgiamo di questa verità solo quando le vittime sono i soldati italiani e fatichiamo a realizzare questa stessa verità quando le vittime non le vediamo, sono “altre”, anche se abbiamo saputo in modo indiretto che migliaia di persone sono state trucidate a Falluja, a Ramadi, torturate ad Abu Ghraib, bombardate nei villaggi afgani o saltate in aria e mutilate dalle clusters bombs sia in Afghanistan che in Iraq.

Ma se è vero che l’unica verità della guerra sono le sue vittime, se è vero che in nome di questa verità migliaia di persone sono scese in piazza con la bandiera arcobaleno nel nostro paese, reclamando una politica di pace, allora Vi chiediamo, facendo appello alla libertà di coscienza, ed al rispetto dell’art. 11 della nostra Costituzione, di porre fine alla presenza militare italiana in Iraq e in Afghanistan, decidendo di non rifinanziare queste missioni di guerra.

Le missioni di pace devono tendere alla pacificazione e alla ricostruzione, pertanto dovrebbero essere senza armi, a nostro parere, senza eserciti, fondate sulla cooperazione con gli altri popoli, sulla diplomazia, sul dialogo e la solidarietà. L’intero sistema di intervento va ripensato all’insegna di una nuova politica estera.

Ma per l’immediato, per salvare vite umane, per interrompere la spirale di morte, per operare una pressione internazionale che provochi la fine delle occupazioni militari, chiediamo che il Parlamento italiano dia un segnale forte di discontinuità, immediatamente e senza ambiguità.
Il nostro saluto sia con le parole di Gandhi:
“Non c’è una strada che porta alla pace, la pace è la strada”

PRIMI FIRMATARI:

Luigi Ciotti, Tonio Dell’Olio, Gino Strada, Alex Zanotelli

I primi firmatari di questo appello sollecitano l’adesione di tutte le persone e le associazioni che si sentono impegnate per la pace e la difesa dell’art.11 della Costituzione per rendere visibile l’ampia unità del popolo della pace.

http://appelli.arcoiris.tv/appello_viasubito/?lb=0
scritto da linodigianni | 07:41 | commenti (3) Torna su
Categoria: appelli



martedì, maggio 30, 2006
 
Nota informativa sull’incontro col Presidente della Camera 29.05.06


Su invito del presidente della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti, alle 11.00 di questa mattina sono stati ricevuti Gino Strada, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli e Tonio Dell’Olio, primi firmatari dell’appello lanciato alcuni giorni orsono ai parlamentari per chiedere di “interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall'Iraq e dall'Afghanistan”.
Nonostante il silenzio-stampa che ha accompagnato l’appello, ad oggi sono pervenute alcune migliaia di firme tra singoli e associazioni che sono state consegnate al Presidente della Camera.

L’incontro ha preso il via concentrandosi su alcune questioni che, pur non contenute esplicitamente nell’Appello, stanno particolarmente a cuore al variegato e diffuso popolo della pace. Il presidente e gli invitati hanno concordato sull’opportunità di instaurare uno stile nuovo nei rapporti tra istituzioni politiche e società civile e si è valutata la possibilità di eleggere un luogo di interlocuzione a questo proposito. In secondo luogo è stata evidenziata una forte preoccupazione sulla crescita della ricerca in campo atomico e si è espresso l’auspicio di assumere una posizione decisa da parte delle istituzioni democratiche per invertire la tendenza. Per ultimo, i firmatari dell’appello hanno manifestato la determinazione ad intraprendere iniziative per la presentazione di una legge di iniziativa popolare sulle norme attuative dell’articolo 11 della Costituzione in modo da scongiurare in futuro le interpretazioni che ne impediscano la corretta attuazione come era nelle intenzioni dei padri costituenti.

Nel merito dell’appello tutti hanno riconosciuto che, mentre per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq si registra una sintonia da parte del governo Prodi e dell’intera coalizione di maggioranza, diverso è l’atteggiamento sulla missione militare in Afghanistan. A questo proposito sono state manifestate grosse riserve sul piano del diritto internazionale circa la presenza militare USA e dell’intera coalizione in Afghanistan, le difficoltà crescenti che la missione va incontrando sul terreno e la mancanza di un obiettivo concreto, circoscritto dell’impegno del nostro Paese in quella zona, ma soprattutto la violazione palese dell’art. 11 della nostra Carta Costituzionale. Si è anche evidenziato come proprio la presenza dei nostri militari in Afghanistan e l’ostilità di gran parte popolazione nei loro confronti metta in seria difficoltà anche la presenza civile italiana di cooperazione. Per queste ragioni i firmatari dell’appello continueranno a sollecitare l’azione di Governo e Parlamento in direzione del ritiro.

L’incontro si è concluso con grande cordialità e soddisfazione espressa da entrambe le parti nella prospettiva feconda di riuscire a rafforzare il clima di dialogo e di collaborazione nella costruzione di un’autentica cultura di pace.
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scritto da linodigianni | 10:14 | commenti Torna su
Categoria: appelli, pacifismo, costituzione



giovedì, maggio 25, 2006
 
 

Interrompere le missioni. Appello al parlamento


Onorevoli deputate e deputati, Onorevoli senatrici e senatori,

questo appello, scritto nell'ora tragica in cui le vittime di guerra
italiane dei due teatri di guerra Iraq e Afghanistan, tornano in Italia
per ricevere i funerali di Stato, cade anche nel momento in cui il nuovo
Parlamento della Repubblica inizia i suoi lavori.

Vorremmo che fosse un nuovo inizio o meglio una svolta. Una decisa svolta
in politica estera con scelte coraggiose per una vera politica di disarmo,
per attuare con scelte concrete l'art.11 della nostra Costituzione.

Poiché, secondo l'art.11, non è possibile usare la guerra come mezzo per
risolvere le crisi internazionali, la prima scelta che si impone, che
chiediamo al nuovo Parlamento, è quella di interrompere le missioni
militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall'Iraq e
dall'Afghanistan.

L'unica verità della guerra sono le sue vittime.

Purtroppo in tanti ci accorgiamo di questa verità solo quando le vittime
sono i soldati italiani e fatichiamo a realizzare questa stessa verità
quando le vittime non le vediamo, sono "altre", anche se abbiamo saputo in
modo indiretto che migliaia di persone sono state trucidate a Falluja, a
Ramadi, torturate ad Abu Graib, bombardate nei villaggi afgani o saltate
in aria e mutilate dalle clusters bombs sia in Afghanistan che in Iraq.

Ma se è vero che l'unica verità della guerra sono le sue vittime, se è
vero che in nome di questa verità migliaia di persone sono scese in piazza
con la bandiera arcobaleno nel nostro paese, reclamando una politica di
pace, allora Vi chiediamo, facendo appello alla libertà di coscienza, ed
al rispetto dell'art.11 della nostra Costituzione, di porre fine alla
presenza militare italiana in Iraq e in Afghanistan, decidendo di non
rifinanziare queste missioni di guerra.

Le missioni di pace devono tendere alla pacificazione e alla
ricostruzione, pertanto dovrebbero essere senza armi, a nostro parere,
senza eserciti, fondate sulla cooperazione con gli altri popoli, sulla
diplomazia, sul dialogo e la solidarietà. L'intero sistema di intervento
va ripensato all'insegna di una nuova politica estera.

Ma per l'immediato, per salvare vite umane, per interrompere la spirale di
morte, per operare una pressione internazionale che provochi la fine delle
occupazioni militari, chiediamo che il Parlamento italiano dia un segnale
forte di discontinuità, immediatamente e senza ambiguità.

Il nostro saluto sia con le parole di Gandhi:

"Non c'è una strada che porta alla pace, la pace è la strada"



PRIMI  FIRMATARI :

Luigi Ciotti, Tonio Dell'Olio, Gino Strada, Alex Zanotelli
Aderisce anche l'associazione Megachip.



I primi firmatari di questo appello sollecitano l'adesione di tutte le
persone e le associazioni che  si sentono impegnate per la pace e la
difesa dell'art.11 della Costituzione per rendere visibile l'ampia unità
del  popolo della pace.

Le adesioni si raccolgono presso:
parlamentodipace@gmail.com

 

 






scritto da linodigianni | 07:07 | commenti (3) Torna su
Categoria: news, appelli, pacifismo, costituzione



domenica, febbraio 26, 2006
 
Urgente, l'ottavo aspietta a te..




Cara amica/o , o lettore di passaggio..

ci aiuti a trovare chi versa 10 quote da 10 euro ciascuna
per adottare a distanza l'ottavo bambino?

Abbiamo solo due giorni di tempo.
Lo so, non leggi, non hai tempo, non c'hai soldi..non ti fidi
e poi chi siete voi, boh..

Ou, se ti vuoi informare, c'è tutto un blog che ti spiega..
qui

In poche parole: da 3 anni, due gruppi di persone che
si servono della tecnologia per micro-progetti(utopie concrete)
adottano bambini africani a distanza.
Poi inviamo , attraverso bollettini postali,
le quote ad un gruppo di frati che opera in loco
e finanzia la frequenza scolastica di 7 bambini, per un anno.

Ci pensi, ci aiuti? Puo' essere?
'Na specie di albero che cammina, no?

scritto da linodigianni | 11:26 | commenti (1) Torna su
Categoria: appelli, adozioni a distanza



sabato, febbraio 11, 2006
 

E' PARTITA  IL 3 FEBBRAIO LA NUOVA CAMPAGNA DI

PER LA REALIZZAZIONE IN SUDAN
DEL PRIMO CENTRO AFRICANO GRATUITO DI CARDIOCHIRURGIA

Segnalo con vivo interesse questa iniziativa che parte oggi fino al prossimo 6 marzo da Emergency, che con tanti amici dei Battelli e di Bloggers contro la guerra ho già sostenuto su segnalazione e proposta di Alp l'anno scorso per la campagna blog di raccolta fondi. 

Il Sudan e i nove paesi confinanti: un’area grande tre volte l’Europa, dove i bisogni sanitari sono drammatici e le risposte scarse e inadeguate. Per gli oltre 300 milioni di abitanti di questa immensa regione dell’Africa non esiste un ospedale cardiochirurgico gratuito e di elevata qualità: Emergency lo sta realizzando. Il Centro di Cardiochirurgia si chiamerà Salam, in arabo “pace”. Un luogo dove sviluppare pratiche di pace attraverso il riconoscimento dell’uguale dignita’ e diritti di ciascun essere umano, la condivisione dei piu’ avanzati risultati della scienza medica e la possibilita’ di incontro e collaborazione tra pazienti e personale di diversi paesi e culture. Il Centro sorgerà sul Nilo Azzurro in un villaggio a 20 chilometri da Khartoum, capitale del Sudan e servirà un’area vastissima. Potranno essere curati, oltre ai pazienti sudanesi, i malati che vivono nei nove Stati confinanti con il Sudan: Ciad, Egitto, Eritrea, Etiopia, Libia, Kenya, Repubblica Centro Africana, Repubblica Democratica del Congo, Uganda.
Il Centro sarà dotato di 3 sale operatorie, 15 posti di terapia intensiva, 16 di terapia sub-intensiva, corsia di 36 letti, oltre a una foresteria per ospitare i parenti dei pazienti; pronto soccorso, ambulatori, tomografia computerizzata, sala di emodinamica, radiologia, ecografia, banca del sangue, laboratori e fisioterapia. Il Centro fornirà assistenza cardiochirurgica gratuita a tutti i pazienti, senza alcuna discriminazione politica, ideologica, sociale, etnica o religiosa. Potranno essere eseguiti ogni anno 1.500 interventi di cardiochirurgia su pazienti adulti e pediatrici.
Il Centro, collegato ad ambulatori dislocati nei nove Paesi confinanti, opererà anche la selezione dei pazienti che necessiteranno di intervento chirurgico e per eseguire il follow-up a distanza. Emergency garantirà il trasporto aereo dei pazienti da e per il Centro. 
Lo staff sarà formato da un team internazionale di oltre 50 specialisti e avrà la responsabilità del Centro dal punto di vista clinico, gestionale e amministrativo. 
I costi di costruzione ed equipaggiamento del Centro e delle Cliniche satelliti, e i costi di funzionamento del Centro per il primo anno di attività, sono previsti in circa 20 milioni di euro. I lavori dovrebbero terminare entro la prossima estate. L’inizio delle attività cliniche è previsto per l’autunno 2006. La prima fase del progetto è partita grazie al sostegno economico di: Monte dei Paschi di Siena, Provincia di Venezia, Regione Toscana e Telecom Progetto Italia.

Per tutto il periodo della campagna DIRITTO AL CUORE, dal 3 febbraio al 6 marzo sarà attivo un numero raggiungibile da qualsiasi cellulare oltre che da telefono fisso. Un SMS al 48587 corrisponderà al versamento di 1 euro a Emergency (Iva esclusa). Se la chiamata verrà fatta da un telefono fisso il contributo sarà invece di 2 euro (sempre Iva esclusa).
Le compagnie di telecomunicazioni Telecom, Tim, Tre, Vodafone e Wind verseranno per intero la somma sottoscritta dagli utenti.

Per maggiori notizie e documentazione fotografica, cliccare qui. Per scaricare locandine e anche banner pubblicitari per i vostri blog e diffondere la campagna in queste settimane, cliccate invece qui.

scritto da 319 alle ore 23:33 ora di bordo | commenti (4) | Torna su

Categoria: appelli, diritti, eventi, segnalazioni
scritto da linodigianni | 14:55 | commenti Torna su
Categoria: appelli



sabato, gennaio 07, 2006
 

Appello del Comitato popolare di Bilin contro il muro

Nel mio villaggio di Biliin, vicino a Ramallah, viviamo una storia importante ma trascurata. Sebbene gli israeliani si siano ritirati da Gaza, stanno nello stesso tempo espandendo le loro colonie in Cisgiordania. Nella terra del nostro villaggio Israele sta costruendo un nuovo insediamento ed espandendo altri cinque. Questi insediamenti formeranno una città chiamata Modin Illit, con decine di migliaia di coloni, molti di più di quanti sono stati evacuati da Gaza. Questi insediamenti consumano la maggior parte dell'acqua della nostra area. Nella Cisgiordania continuano le colonie, la costruzione del muro, gli arresti, gli assassinii, l'occupazione.

Un anno fa la Corte Internazionale di giustizia emise un parere consultivo secondo il quale la costruzione del muro da parte di Israele nei territori palestinesi ha violato il diritto internazionale. Oggi, i palestinesi nei villaggi come il nostro stanno lottando per mettere in opera il parere della Corte e fermare la costruzione del muro usando la nonviolenza, ma il mondo ha fatto poco per sostenerci, Biliin viene strangolata dal muro israeliano. Sebbene il nostro villaggio si trovi a due miglia e mezzo ad est della linea verde, Israele si sta prendendo circa il 60% dei nostri mille acri di terra per poter annettere i sei insediamenti e costruire il muro attorno ad essi. Questa terra per noi è anche denaro, la lavoriamo. I 1600 residenti di Biliin dipendono dalla coltivazione e raccolto delle nostre olive per la nostra sopravvivenza. Il muro trasformerà Biliin in una prigione a cielo aperto come Gaza.

Dopo che la Corte israeliana ha respinto il nostro appello per impedire la costruzione del muro, noi, insieme con israeliani e persone di altri paesi del mondo, abbiamo cominciato a protestare pacificamente contro la confisca delle nostre terre. Abbiamo scelto di resistere con la nonviolenza perchè siamo gente che ama la pace, noi che siamo vittime dell'occupazione. Abbiamo aperto le nostre case agli israeliani che si sono uniti a noi. Sono diventati i nostri partners nella lotta. Insieme abbiamo mandato un messaggio forte, che possiamo coesistere in pace e sicurezza. Diamo il benvenuto a tutti coloro che vengono da noi come ospiti e che lavorano per la pace e la giustizia per entrambi i popoli, ma resisteremo contro chiunque venga da occupante.

Da febbraio abbiamo organizzato più di 90 manifestazioni pacifiche. Abbiamo imparato dall'esperienza e dai consigli dei villaggi come Budrus e Biddu, che hanno resistito in modo nonviolento al muro. I palestinesi di altre zone adesso chiamano la gente di Biliin i “Gandhi palestinesi”.

Le nostre manifestazioni hanno l'obiettivo di fermare i bulldozers che distruggono la nostra terra e di mandare un forte messaggio sull'impatto del muro. Ci siamo incatenati agli alberi di olivo che erano sradicati per il muro, per dimostrare che prendendo le vite degli alberi, portavano via la vita del villaggio. Abbiamo distribuito lettere chiedendo ai soldati di pensarci prima di sparare su di noi, spiegando che non siamo contro il popolo israeliano ma contro la costruzione del muro sulla nostra terra. Ci rifiutiamo di farci strangolare in silenzio dal muro. In una famosa breve storia palestinese, “Uomini sotto il sole” Lavoratori palestinesi soffocano all'interno di un camion. Scoprendoli, l'autista urla: “Perchè non avete bussato sulle fiancate del camion?” Noi stiamo bussando, noi stiamo gridando!

Di fronte alla nostra resistenza pacifica, i soldati israeliani attaccano le nostre proteste pacifiche con gas lacrimogeni, proiettili di acciaio ricoperti di gomma, munizioni e hanno ferito più di 400 abitanti del villaggio. Hanno invaso il villaggio di notte, entrando nelle case, spingendone fuori le famiglie e arrestando gente.

Ma un anno dopo il parere della Corte di giustizia la costruzione del muro sulla terra palestinese continua. Dietro lo schermo di fumo del ritiro da Gaza, la vera storia è il tentativo di Israele di prendere il controllo della Ciosgiordania costruendo il muro illegale e le colonie che minacciano di distruggere decine di villaggi come Biliin ed ogni speranza di pace. Biliin bussa, Biilin grida. Per favore resistete con noi così che possiamo ottenere la nostra libertà con mezzi pacifici, Partecipate alla Conferenza Internazionale che si terrà a Bilin il 20 e 21 febbraio 2006. Se volete partecipare scrivete a : bel3en@yahoo.com



www.petitionline.com/Bilin/petition.html

www.bilin-village.org/agir.php

scritto da poesianica | 19:50 | commenti (1) Torna su
Categoria: palestina, appelli



lunedì, dicembre 19, 2005
 

L'AUTODETERMINAZIONE DELLE DONNE E LA LAICITA' DELLO STATO

Non trascorre giorno che il Vaticano, per bocca del cardinale Ruini, non dichiari la sua preoccupazione per quello che ritiene l'allontanamento dalle leggi di natura in materia di matrimonio, famiglia, concepimento, relazioni filiali eccetera. Non c'e' giorno che qualcuno, deputato, giornalista, scrittore, psicoanalista, filosofo eccetera, non dichiari che occorre
ritornare alla saldezza dei principi e dei valori, quando i padri facevano i padri e le madri si accontentavano di fare le madri, in casa. E poi si levano anche le parole di donne in carriera politica, le quali pure dichiarano che e' giusto elargire aiuti alla famiglia tradizionale, piuttosto che costruire nidi, scuole materne e altre strutture facilitanti il lavoro delle donne.
La difesa dei ruoli, asimmetrici, dell'antica tradizione gerarchica patriarcale, uniscono i religiosi delle tre fedi monoteiste ai "laici" di destra e, talvolta, anche di sinistra.
L'attacco contro la legge 194 che regola l'interruzione volontaria di gravidanza non ha piu' di tanto suscitato a sinistra (intendendo sia il centro-sinistra che il vasto arcipelago dei gruppi) una reazione precisa e motivata. Percio' non bisogna sorprendersi piu' di tanto se il ministro della Sanita' chiede, con aria innocente, un'inchiesta per capire (hanno subito interpretato da parte cattolica) se c'e' stato un uso "facile" della certificazione per abortire nelle strutture pubbliche.
Di seguito si e' aggiunta la proposta di mettere accanto ai sanitari i volontari del Movimento per la Vita. Loro poi generosamente si sono detti favorevoli a fare posto anche ai volontari islamici. A ciascuno i suoi, presunti, fedeli.
Il cardinale Ruini, hanno scritto i quotidiani domenica 27 novembre, in occasione del congresso "Scienza ed etica per una procreazione responsabile", svoltosi all'Universita' Cattolica di Roma, e' di nuovo intervenuto "in difesa della vita e della famiglia" contro le unioni di fatto che minerebbero la percezione del matrimonio "come espressione e garanzia della natura stessa dell'amore umano". Benedetto XVI l'ha dichiarato di recente: la Chiesa ha la missione di difendere "la legge naturale" affinche' le leggi degli uomini ne siano la trasposizione normativa.
In una nota di commento a p. 55 di una versione del Corano (a cura di Hamza Roberto Piccardo, Newton, Roma 1996, e successive ristampe) approvata dall'Unione delle Comunita' ed Organizzazioni Islamiche in Italia, si legge che c'e' una superiorita' maschile relativa all'ambito domestico come conseguenza delle differenze fisiologiche e psicologiche perche' "la sensibilita' maschile e' per lo piu' esteriore, proiettata in un ambito extrafamiliare che tende a diventare pubblico e politico. Quella femminile e' interiore, attenta a se stessa, tesa alla protezione di quanto acquisito o all'axcquisizione di semplici mezzi di sostentamento e di sicurezza". Questo secolo appena iniziato appare colorato da una "modernita' liquida" (Bauman) di vari tipi di paure e incertezze. Una di queste riguarda gli uomini, la loro identita' "virile" fondata da tempi immemorabili sulla presunta debolezza e fragilita' "naturale" delle donne.
Se le cose possono cambiare, la Natura resta tale e quale: e' un universale, e' l'essenza della Vita.
Ha scritto Chiara Saraceno ("La Repubblica", 16 settembre 2005, Storia, crisi e trasformazione di un modello): "l'organizzazione familiare, sia dal punto di vista normativo che dei comportamenti pratici, rappresenta sempre un equilibrio storicamente e socialmente situato tra rapporti di sesso e
generazione, che sono anche rapporti di potere. E' un equilibrio che si costituisce in risposta a bisogni 'interni' (accudimento, riproduzione, sostegno), ma anche a circostanze esterne: situazione economica, demografica, politica. In altri termini, non vi e' nulla di naturale nella famiglia, che e una istituzione eminentemente sociale, percio' diversificata nello spazio e nel tempo".
L'attacco alla 194 si puo' leggere proprio anche come bisogno, comprensibile, di sicurezza collettiva attraverso la riaffermazione della famiglia come data per scontata, immutabile e naturale. Ci possiamo chiedere se anche noi donne fatichiamo a parlare, a prendere posizione come una
volta, perche' subiamo l'incertezza del vivere in un mondo in subbuglio e sentiamo, almeno un po', il richiamo dei fondamentalismi religiosi o laici come porti sicuri nei quali rintanarci pagando il prezzo della liberta'. *
Le firmatarie del presente documento, premesso tutto questo,
- dichiarano la loro opposizione allo smantellamento delle leggi 194 (maternita' responsabile) e 405 (consultori);
- chiedono che il centro-sinistra prenda posizione chiara ed inequivocabile sul primato dell'autoderminazione femminile e sulla laicita' dello stato;
- chiedono alle organizzazioni femminili e femministe, alle singole donne italiane e migranti, di sottoscrivere il presente appello in vista di mobilitazioni comuni.
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Prime firmatarie: Ileana Montini, psicologa e psicoterapeuta; Maria G. Di Rienzo, scrittrice; Lidia Menapace, Convenzione permanente donne contro le guerre; Mariangela Carlesso, erborista; Teresa Mazzina, giornalista; Franca Morigi, mediatrice culturale; Cristina Papa, redazione de "Il Paese delle Donne"; Marzia Brunello, impiegata; Vera Dalla Costa, impiegata; Annarita Dall'Agata, assistente sociale; Giovanna Corona, operaia; Daniela Danna, ricercatrice; Elisabetta Donati, sociologa; Mariella Scaioli, disegnatrice; Nicoletta Crocella, casa editrice Stelle cadenti; Daniela e Silvia Coassin, impiegate; Mariacristina Cappellazzo, dirigente; Anna Tamburini, pedagogista.
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Per contatti: Ileana Montini: ileana.montini@tin.it, Maria G. Di Rienzo:sheela59@libero.it


scritto da poesianica | 20:50 | commenti Torna su
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sabato, novembre 19, 2005
 
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CARLO AZEGLIO CIAMPI
Assassinio di Nicola Calipari, Siamo tutti parte lesa!
 

Raccogliamo l'appello del Coordinamento Nazionale Antimafia - Associazione di Impegno Civile
 
Sappiamo bene e la storia ce lo insegna, che la memoria individuale entra spesso in conflitto con la gestione pubblica della memoria collettiva .                                                                                                  La memoria , infatti, può risultare talvolta un ingombro perché non adeguata ai propri fini e spesso si tenta di annullarla o di renderla inesatta e selettiva, nell’illusione di rimuoverla in quanto si temono i suoi contenuti sovversivi.                                                
Ricordare è doloroso,talvolta scomodo, ma è importante  rispettare e custodire la memoria come valore,in quanto chiave d’interpretazione dei processi umani.
Il ricordo del sacrificio di Nicola Calipari pone questioni di responsabilità e insinua il dubbio che ciò che è avvenuto avrebbe potuto anche svolgersi diversamente.
Non dimenticare è l’impertivo etico che ci si pone,perché,quali cittadini italiani,siamo tutti parte lesa e abbiamo ,qindi,il diritto di pretendere verità e giustizia per quella morte assurda.

Chiediamo al Presidente della Repubblica ,nella cui persona riponiamo la nostra fiducia,di rendersi interprete di questa istanza e garante, come dell’unità, anche della dignità della Nazione.
Invitiamo

La società civile,gli studenti, il mondo della cultura,dello spettacolo e dello sport, i rappresentanti delle Istituzioni e della politica, i media, a non spegnere i riflettori sul caso Calipari e ad unirsi a noi nella sottoscrizione e diffusione di questo appello.

Tra i primi firmatari: Elisabetta Baldi Caponnetto, Adriana Musella, Dario Fo, Salvatore Calleri, Alfredo Galasso, Michele Santoro, Guido Ruotolo, Sandro Ruotolo, Carlo Lucarelli, Francesco La Licata, Maurizio Tropeano, Massimo Del Papa, Giuseppe Giulietti, Tommaso Fulfaro, Federico Orlando, Gianni Rossi, Giorgio Santelli, Stefano Corradino, Ennio Remonino, Gianni Rosi, Paolo Martini, Loris Mazzetti, Pino Finocchiaro, Raffaele Di Maio, Nella Condorelli, David Sassoli, Vincenzo Vasile

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scritto da alp | 07:33 | commenti (3) Torna su
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