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Su invito del presidente della Camera dei Deputati, On. Fausto Bertinotti, alle 11.00 di questa mattina sono stati ricevuti Gino Strada, Luigi Ciotti, Alex Zanotelli e Tonio Dell’Olio, primi firmatari dell’appello lanciato alcuni giorni orsono ai parlamentari per chiedere di “interrompere le missioni militari in teatri di guerra e ritirare le truppe italiane dall'Iraq e dall'Afghanistan”.
Nonostante il silenzio-stampa che ha accompagnato l’appello, ad oggi sono pervenute alcune migliaia di firme tra singoli e associazioni che sono state consegnate al Presidente della Camera.
L’incontro ha preso il via concentrandosi su alcune questioni che, pur non contenute esplicitamente nell’Appello, stanno particolarmente a cuore al variegato e diffuso popolo della pace. Il presidente e gli invitati hanno concordato sull’opportunità di instaurare uno stile nuovo nei rapporti tra istituzioni politiche e società civile e si è valutata la possibilità di eleggere un luogo di interlocuzione a questo proposito. In secondo luogo è stata evidenziata una forte preoccupazione sulla crescita della ricerca in campo atomico e si è espresso l’auspicio di assumere una posizione decisa da parte delle istituzioni democratiche per invertire la tendenza. Per ultimo, i firmatari dell’appello hanno manifestato la determinazione ad intraprendere iniziative per la presentazione di una legge di iniziativa popolare sulle norme attuative dell’articolo 11 della Costituzione in modo da scongiurare in futuro le interpretazioni che ne impediscano la corretta attuazione come era nelle intenzioni dei padri costituenti.
Nel merito dell’appello tutti hanno riconosciuto che, mentre per il ritiro delle truppe italiane dall’Iraq si registra una sintonia da parte del governo Prodi e dell’intera coalizione di maggioranza, diverso è l’atteggiamento sulla missione militare in Afghanistan. A questo proposito sono state manifestate grosse riserve sul piano del diritto internazionale circa la presenza militare USA e dell’intera coalizione in Afghanistan, le difficoltà crescenti che la missione va incontrando sul terreno e la mancanza di un obiettivo concreto, circoscritto dell’impegno del nostro Paese in quella zona, ma soprattutto la violazione palese dell’art. 11 della nostra Carta Costituzionale. Si è anche evidenziato come proprio la presenza dei nostri militari in Afghanistan e l’ostilità di gran parte popolazione nei loro confronti metta in seria difficoltà anche la presenza civile italiana di cooperazione. Per queste ragioni i firmatari dell’appello continueranno a sollecitare l’azione di Governo e Parlamento in direzione del ritiro.
L’incontro si è concluso con grande cordialità e soddisfazione espressa da entrambe le parti nella prospettiva feconda di riuscire a rafforzare il clima di dialogo e di collaborazione nella costruzione di un’autentica cultura di pace.