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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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venerdì, maggio 18, 2007
 
Battiato e Peter Gabriel a Venezia per Emergency

Doppio appuntamento estivo in piazza San Marco, a Venezia, a favore di
Emergency.
Il 5 luglio salira' sul palco Franco Battiato mentre venerdi' 6 luglio
sara' la volta di Peter Gabriel.
Entrambi gli artisti si esibiranno per sostenere il Centro Salam di
cardiochirurgia di Khartoum, in Sudan.

I biglietti saranno in vendita da lunedi' 21 maggio sui circuiti
www.ticketone.it, www.vivaticket.it e Box Office (tel. 041.2719090).
Maggiori informazioni sui concerti e i prezzi dei biglietti da
martedi' 22 sul sito di Emergency.
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fonte: Irene Voltolini   gruppo: Sede Milano


martedì, novembre 07, 2006
 
Volontariato: Non chiamatemi più pacifista. Intervista a Gino Strada, fondatore di Emergency
d. L’incontro di Assisi del 26 agosto per la pace in Medio Oriente è stato interpretato da molti come un sì al multilateralismo e al ruolo dell’Onu, come l’aprirsi di una nuova fase. È così? r. Il movimento per la pace esprime un sentire molto più ampio e molto più importante delle sigle, delle organizzazioni e dei professionisti della politica. È un movimento di coscienze che attraversa milioni di persone in modi diversi e con sfumature diverse. Quando parliamo, invece, di organizzazioni e di sigle – tipo Tavola della Pace –, penso che siano morte e sepolte, perché non hanno nessuna capacità di essere propositive. Noi di Emergency non abbiamo aderito alla marcia del 26 agosto e non aderiamo nemmeno alla marcia per la pace di Perugia-Assisi 2006. Insomma, noi non faremo più niente con nessuna organizzazione che abbia scelto la guerra riguardo sia all’Afghanistan sia al Libano. Quand’anche un intervento militare fosse legittimo (cioè rispettoso delle vigenti leggi), da quando in qua la legalità e la legittimità sono dei valori di per sé? Io non sarei mai stato d’accordo sull’applicazione delle leggi razziali… Allora, dire che un intervento può anche essere legittimo, secondo i meccanismi che regolano l’Onu, non vuol dire che sia una scelta giusta. Mi preoccupa questa tendenza, dilagante e quasi universale, che considera la politica estera come politica militare. Che ritiene il militarismo e gli interventi militari come l’unica opzione possibile, tanto da non voler provare strade diverse. Ormai si dà per scontato che dove c’è un problema si mandano i militari. Poi, sotto quale egida e con quali regole d’ingaggio, sono questioni marginali. Mi preoccupa che questa tendenza sia stata assunta da organizzazioni che fanno parte del movimento per la pace. Organizzazioni che, quando erano gli avversari politici a fare le guerre, avevano una posizione, mentre se sono gli amici politici a fare le guerre, come oggi, hanno una posizione diversa. d. Che cosa dovrebbe fare il movimento della pace in questo momento? r. C’è bisogno di riflessioni profonde. Ma la riflessione, se non è frutto di una pratica, non può avvenire. E qui casca l’asino. Un conto è una pratica che si risolve nell’organizzare la Perugia-Assisi, un conto è mettere in piedi, per esempio, una forza d’interposizione senza armi. Per farlo seriamente servono milioni di euro. A chi li chiediamo? d. Sta dicendo che ognuno deve tornare a fare ciò che è capace di fare? r. Ciascuno faccia il suo pezzettino di pratica di diritti umani, di dialogo, di pace, di solidarietà. Dove si lavora con certi atteggiamenti, si ottengono risultati. Lo abbiamo visto in tutti i paesi in guerra dove siano presenti: con il nostro lavoro abbiamo il rispetto di tutti. d. Quindi il movimento per la pace deve rinunciare a rompere le scatole al governo, ai partiti, alla politica? r. Il movimento è vasto e fa tante cose. Ci sono state organizzazioni che, prima sull’Afghanistan e poi sul Libano, hanno cambiato la rotta di 180°. Perché? Uno del movimento, Giulio Marcon, ha detto: «Il primo motivo ideale si chiama euro». Sono d’accordo. Qualcuno è stato assoldato dalla cooperazione italiana. Esempio. Tra le associazioni del coordinamento delle organizzazioni non governative italiane che lavorano in zona di guerra, ce n’è qualcuna che non sa distinguere un forno a microonde da un Kalashnikov… Aspetto soltanto che la situazione in Afghanistan si deteriori ancora un po’ e una ong, tipo Alisei, sparirà per sempre da Kabul, con grande sollievo degli afgani. Poi ci sono organizzazioni sponsorizzate in maniera evidente dai partiti: penso a Intersos e alla Margherita. Questo per dire che quel mondo lì ha rinunciato a essere di sprone e di critica alla politica. Pubblicità ce24ore
 
È accodato alla politica. Direi, a qualsiasi politica. d. Lei ha un rapporto di amicizia con padre Zanotelli e don Ciotti. Stavolta avete posizioni diverse. Continuate a parlarvi? r. Ho sentito Alex un paio di volte e devo dire che siamo sostanzialmente in sintonia, considerate le tante garanzie che ha chiesto per l’invio della forza d’interposizione in Libano. Ho cercato Luigi, dopo che avevo letto la posizione di Libera, per dirgli: «Sei impazzito»? Ma non l’ho ancora trovato. Credo che avremo modo di parlarci. d. Però l’impasse c’è. Le organizzazioni vanno un po’ per conto loro… r. Oppure vanno a gruppi in supporto alla politica. Guardiamo al flop del 26 agosto. La questura ha dato 1.000 partecipanti, gli organizzatori 2.000. E fin qui siamo nella fisiologia. Ma La Repubblica ha scritto 6.000. C’è stato un uso politico di quella manifestazione, che – intendiamoci – è stata messa in piedi per essere usata politicamente. Per me questa si chiama propaganda di guerra Altro esempio: quando lanciammo nel settembre 2002 la campagna “Fuori l’Italia dalla guerra”, anche per sollecitazioni interne ed esterne a Emergency, decidemmo di farla insieme ad altri. C’erano quattro sigle: Emergency, Libera, Rete Lilliput, Tavola della Pace. Due mesi e mezzo dopo nasce repentinamente “fermiamolaguerra.it”, in cui ci sono dentro tutte quelle organizzazioni lì, più i partiti. Ma non noi. Come vogliamo chiamarla: subalternità alla politica, sudditanza, servilismo? d. Emergency come intende muoversi? r. L’impegno di Emergency nei prossimi anni è di costruire il movimento contro la guerra. Noi non ci chiameremo più pacifisti. Ne sto discutendo, tra gli altri, con Noam Chomski e Eduardo Galeano… Mi sembra che l’unica cosa che ha un senso oggi sia di trattare la guerra come è stata trattata la schiavitù: come una cosa ripugnante che deve essere buttata fuori dalla storia. È un problema di coscienze e di culture. Se si riuscisse a far discutere l’Onu di questa questione (magari sollecitandolo con una lettera inviata da milioni di bimbi) sarebbe una bella cosa. L’Onu deve essere un interlocutore, anche se oggi sappiamo essere uno strumento nelle mani della Cia e di pochi altri. Oggi è un’Onu che non ha avuto la forza, dopo l’attacco all’Iraq, di convocare un’assemblea straordinaria e di proporre una mozione di espulsione di Stati Uniti e di tutti gli altri che si sono accodati. d. Come giudica il quadro internazionale? r. Siamo in una fase di militarismo con tendenze che mi ricordano la Germania del ’34-’35. Ormai la logica della guerra è stata accettata dalle coscienze. Qui bisogna riprendere in mano il pensiero di Einstein e di Bertrand Russell. Quando Einstein nel ’32 scrisse che la guerra non si può umanizzare ma si può solo abolire, lo presero per scemo… Oggi siamo ancora lì: nessuno vuol affrontare il problema. Abolire la guerra non è un problema legislativo, ma di coscienza. Bisogna invertire questo processo e far penetrare nelle coscienze della gente l’idea che la guerra, cioè la violenza di massa, è ripugnante, degradante e disumana. La guerra è talmente contro natura che il potere deve impegnare tutte le sue forze, compresi i media, per convincerci che la guerra fa bene. Il potere arriva a chiamare pace la guerra. Oggi trovarsi in un conflitto internazionale nucleare è questione di un giorno. Il giorno prima non succede nulla, il giorno dopo uno ha tirato la bomba ed è successo tutto. E noi culturalmente dove siamo? Durante il processo di 15 anni di crescita del militarismo nazista c’era comunque chi pensava e agiva diversamente, chi si opponeva. Oggi nessuno si muove. Questa è la tragedia. 
 
 http://www.caserta24ore.it/news/articolo.asp?id=15018&TT=Attualit%C3%A0


venerdì, marzo 04, 2005
 

Giuliana

Giuliana Sgrena è stata liberata oggi a Bagdad ad un mese dal rapimento.Evviva.






























 
scritto da alp | 20:21 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni, iraq giornali



martedì, marzo 01, 2005
 
Fahrenheit (Radio3): il mestiere di Giuliana

Fahrenheit, la trasmissione radiofonica in onda su Radio3, dedica la puntata di martedì 1 marzo – dalle 15 alle 18 – al ruolo dell’inviato di guerra e al rapimento di Giuliana Sgrena, unica giornalista italiana presente oggi in Iraq. Ne discuteranno i giornalisti Renato Caprile, Monica Maggioni e Mimmo Candito

il manifesto 28/02/2005 19:07 
scritto da alp | 07:50 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni



sabato, febbraio 19, 2005
 
prima pagina

 
la vignetta di Vauro

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scritto da alp | 10:35 | commenti (2) Torna su
Categoria: manifestazioni



mercoledì, febbraio 16, 2005
 

LIBERIAMO LA PACE
Giuliana, Florence, Hussein
tutti gli ostaggi e il popolo iracheno

Manifestazione nazionale del 19 febbraio 2005


Centinaia le adesioni alla manifestazione proposta da il manifesto, si mobilitano anche gli operatori dell’informazione

Sono ormai centinaia le adesioni alla manifestazione proposta dal quotidiano il manifesto per il 19 febbraio. Associazioni e reti laiche e cattoliche (dall’Arci ad Emergency, dall’Agesci alla Tavola della pace, dal Forum del Terzo Settore all’Assopace, dal Gruppo Abele a Pax Christi, dai vari Fori Sociali alle Donne in Nero, dalle Acli a Legambiente, da Rete Lilliput ai francescani del Sacro Convento di Assisi….), testate (da L’Unità a Diario, da Europa a Liberazione, da Testimonianze a Carta…), sindacati (Cgil, Cisl e Uil, Fiom, sindacati di base, Rsu), partiti (l’Unione e molti dei partiti che ne fanno parte, con le loro organizzazioni giovanili), Enti locali (gli Enti locali per la pace, la rete del nuovo Municipio, singoli comuni), Ong (da un Ponte per… a Mani Tese a Save the Children…), organizzazioni di studenti.

E inoltre centinaia di singoli cittadini, politici, intellettuali, artisti e tantissimi operatori dell’informazione, che hanno sottoscritto un appello specifico e che sfileranno con un loro striscione.

L’appuntamento è quindi peril prossimo 19 febbraio a Roma, per dar vita aun corteo che partirà alle 14 da piazza della Repubblica, e si concluderàal Colosseo. Sono previsti gli interventi di Gabriele Polo, direttore de il manifesto, Giovanni Di Lorenzo, direttore di Die Zeit (la rivista a cui Giuliana collaborava) e Serge July, direttore di Liberation, il quotidiano di Florence Aubenas.

La manifestazione verrà chiusa da un concerto, per il quale hanno già dato la loro disponibilità Caparezza, Assalti Frontali, Tetes di Bois, Richi Gianco e Maurizio Camardi, Enzo Avitabile, Folkabestia, Jamal Ouassini, Noureddine, Rashmi Bhat, e probabilmente altre adesioni arriveranno nelle prossime ore.

Il sito del Comitato fermiamo la guerra (www.fermiamolaguerra.it) ospiteràle informazioni sulla manifestazione, i materiali di promozione,l’elenco delle adesioni, gli appelli internazionali. Sul sito, nella sezione “Documenti di adesione” è presente il testo dell’appello rivolto ai giornalisti con le prime adesioni.

E’ attiva una segreteria organizzativa (segreteria@mow.it) che dalle 9.30 alle 16 risponderà al numero 0641609503. Le adesioni vanno inviate a adesioni@mow.it.

  
scritto da alp | 06:53 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni



martedì, gennaio 18, 2005
 

Puntata del 15 gennaio 2005La mafia che non spara

lettera inviata alla trasmissione Report.
Se siete d'accordo, inviate anche voi una mail, a sostegno della trasmissione. E' importante...

"Sono contento che, a giustificare il pagamento del canone della tv pubblica, ci siano trasmissioni come  quelle sulla mafia fatte da Report.
Come cittadino e come insegnante vi ringrazio e vi sostengo, per l'esempio di informazione e di battaglia per la democrazia che portate avanti "

 firmato:    Lino Di Gianni.

 
scritto da alp | 13:24 | commenti (1) Torna su
Categoria: manifestazioni, diritti



martedì, gennaio 11, 2005
 
 

Appello ai bloggers solidali:

abbiamo bisogno di ritrovare i sottoscrittori delle adozioni a distanza dello scorso anno

abbiamo bisogno di nuovi amici per le adozioni a distanza

L'anno scorso la cifra  individuale era stata attorno ai 7 euro, all'anno..

Ci aiuti? trova un amico per le adozioni a distanza 

tutte le spiegazioni  qui:  www.bambinineltempo.splinder.com

 

 
scritto da alp | 09:37 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni



mercoledì, gennaio 05, 2005
 

In primo piano

&

Il Parnaso Ambulante e il vignettista Mauro Biani

insieme per un’iniziativa a favore della popolazione colpita dal maremoto

 

Concorso Finisci la storia!

 

 

Iscriviti al concorso mandando 1 sms al 48580 col testo “Un sms in una storia” e inviandoci il tuo nome e l'adesione, e poi continua il racconto proposto da Biani inventando un finale e spedendo il tutto a finiscilastoria@yahoo.it. Tutte le mail verranno pubblicate in un blog senza che sia visibile il nome dell’autore, e a seconda dei consensi che riceveranno dai lettori del Parnaso e da chiunque vorrà lasciare una sua opinione e un voto nei commenti, verranno premiati i primi tre seguiti con nome e cognome dell’autore, tre posti in prima fila nella vetrinetta del Parnaso e una vignetta personalizzata disegnata dall'autore :)

Il racconto da completare, gli aggiornamenti quotidiani e tutti i dettagli in http://finiscilastoria.splinder.com

Sii dei nostri:

una storia,

la tua fantasia,

un piccolo gesto per aiutarli.

Dillo ai tuoi amici di Splinder!

scritto da staffdonazioni | 15:33 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni

 
 

Se vuoi partecipare al concorso "finisci tu la storia" invia un sms al numero 48 580
e comunica l'avvenuta spedizione alla casella postale
finiscilastoria@yahoo.it

Se mandi un finale tuo della storia scritta nel post sotto, sarai pubblicato, senza nome

su questo blog www.finiscilastoria.splinder.com

al 5 febbraio saranno proclamati i tre vincitori, e premiati con la pubblicazione
delle loro storie su
www.ilparnasoambulante.splinder.com e menzionati nella vetrinetta d'onore
e maurobroiolo dedicherà loro una vignetta personalizzata

Ma soprattutto vinceranno coloro che invieranno un sms per segnalare un picolo gesto di solidarietà.

date comunicazione della data di spedizione degli sms alla casella finiscilastoria@yahoo.it

e segnalate la cosa negli altri blog..grazie

su tiscali altri bloggers stanno raccogliendo adesioni alla spedizione degli sms

 

staffdonazioni a


[la prima del 2005]
Brullo, Salimberna, Gino, e…

La notte del 31 con Poldino e la sua lavagna raccontiamo una storia.
Se ti va, inventa il finale.

Brullo il pagliaccio aveva tanti capelli rossi e ricci e una testa grande, ma così grande che tra i capelli ci si nascondeva un cavallo. Il cavallo (Gino, per gli amici) aveva un segreto: la sua coda era lunghissima e diventava i capelli di una principessa, la principessa Salimberna Sottuttoiò. Questa procedeva a grandi passi per Utulia, la mitica città magica, e sapeva tutto di tutti, guardava avanti, attenta a tutto ciò che osservava. Non si era mai voltata indietro e così non aveva mai visto che i suoi capelli a coda di cavallo finivano davvero in una coda di cavallo. A volte sentiva qualche nitrito, ma presa dalle cose che gli passavano davanti non ci faceva caso. Il cavallo era un cavallo tranquillo e solitamente se ne stava in contemplazione del paesaggio splendidamente acceso dal rosso dei capelli del pagliaccio.
Finché un giorno Brullo il pagliaccio grattandosi la testa, diede un colpetto al sedere del cavallo che impaurito cominciò a correre all’impazzata trascinando con sè la principessa…
Salimberna tentava di frenare, ma niente da fare: Gino (possiamo chiamarlo per nome, ormai siamo amici no?) galoppava libero portandosi dietro la principessa. La ragazza volava in retromarcia, ritrovando i paesaggi, le persone, gli animali che aveva incontrato sulla strada che aveva percorso: 1 giorno… cloppiti-clop… 1 mese… cloppiti-clop… tanti anni prima…
Finchè Gino si fermò. Perciò Salimberna tornò a camminare verso Utulia, ma sulla sua strada incontrava persone ormai familiari e allora si fermava a salutare e a parlare ora con questo, ora con quella… (ora, tu oh lettore/trice, finisci la storia)

Postato da: broiolo

















scritto da staffdonazioni | 14:33 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni



lunedì, novembre 01, 2004
 

puntoElenco Torino - Un cantiere sul lavoro [26.10.2004]
puntoElenco Il programma [26.10.2004]
puntoElenco Il manifesto [29.10.2004] .pdf
 
Torino
  
Leggi il programma
Dal 10 al 14 novembre 2004

Tre giorni (con prologo il 10 Novembre) di incontri, musica, cinema, seminari organizzati dalla Fiom di Torino, dal quotidiano il manifesto, dal settimanale Carta e da Radio Flash presso Hiroshima mon amour, VIA BOSSOLI 83 ( tel.011-3175427)
Tre i temi al centro della manifestazione. Il lavoro e le sue trasformazioni nel mondo della globalizzazione; guerre e pace; movimenti e nuove forme della politica, diritti di cittadinanza. Più incontri pomeridiani sui temi dei migranti, della Fiat, del lavoro e dei processi di pace, reali o presunti. Il format della tre giorni dovrebbe ricalcare in qualche modo quello dei meeting dei social forum, con seminari pomeridiani, un dibattito più tradizionale alla sera e quindi il concerto. Durante il pomeriggio ci saranno proiezioni di film e video e comunque gli ospiti potranno interloquire con i partecipanti.Radio Flash con il network di radio popolare di Milano garantirà l'ascolto e le interviste realizzate durante la tre giorni.
Come prologo alla manifestazione il 10 Novembre ci sarà un incontro dedicato ai movimenti e alle nuove forme della politica in Italia
 









scritto da alp | 20:41 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni



lunedì, settembre 27, 2004
 
I VIDEO
 
Quattro margherite tenaci: La campagna lanciata da "Un Ponte per"
per scaricare il video
scritto da alp | 17:17 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni



sabato, settembre 25, 2004
 

 

 

 

 

 

 

Gli «amici» del Ponte: «Iscriviamoci tutti»

Conosciamo e lavoriamo insieme alle compagne e ai compagni di Un ponte per da quando, nel febbraio del 1991, alla «fine» della prima guerra del Golfo, cominciò un'attività crescente di solidarietà politica con le donne e gli uomini dell'Iraq. Insieme abbiamo lavorato contro l'embargo che colpiva la popolazione irachena. Insieme abbiamo cercato di costruire campagne di informazione per rompere il muro dell'indifferenza e dell'incomprensione, e per «rompere l'embargo». Insieme abbiamo creduto nell'importanza del movimento che - da Genova in poi - poteva finalmente rendere l'impegno contro la guerra patrimonio comune e diffuso di centinaia di migliaia di donne e uomini. Non abbiamo mai aderito a Un ponte per perché non ne avevamo la necessità: lavoravamo nella stessa direzione e questo ci sembrava sufficiente. E quando ci siamo trovati in disaccordo su qualche passaggio o qualche scelta, questo non è mai stato un problema ma una discussione fraterna. Oggi ci sentiamo particolarmente vicini a Un ponte per perché vogliamo loro bene e perché pensiamo di comprendere il loro difficile impegno di questi giorni sotto la pressione della situazione, il senso di responsabilità verso Simona, Simona, Mahnaz e Ra'ad, il faticoso lavoro quotidiano. Noi tutte/i siamo altrettanto impegnate/i nella costruzione delle mille iniziative di questi giorni, e ci siamo chiesti come potevamo dimostrare di più questa nostra vicinanza, politica oltre che affettiva, per sostenere questo lavoro, e quindi abbiamo deciso di aderire a Un ponte per, facendo appello perché tante/i dentro il movimento aderiscano a questa proposta. Per iscriversi, specificando causale: quota associativa annuale: 15.50 euro. Conto corrente postale 59927004 - Conto corrente bancario 100790 Banca Popolare Etica ABI 5018 CAB 12100CIN. Intestati ad ass. Un ponte per. Donazioni on-line: www.unponteper.it/chisiamo/form_e_payment.html. Piero Maestri (Guerre&Pace); Walter Peruzzi (Guerre&Pace); Isabella Balena(fotografa); Paolo Mazzo (fotografo); Claudio Jampaglia (free lance);Mariagiulia Agnoletto (Salaam Ragazzi dell'Olivo) ; Roberto Giudici (Fiom); Luciano Muhlbauer (Sin Cobas); Luigia Pasi (Sin Cobas) ; Flavio Mongelli (Arci); Graziano Fortunato (Arci); Emanuele Patti (Arci); Marco Bersani(Attac)


 fonte: il manifesto




scritto da alp | 10:56 | commenti (1) Torna su
Categoria: manifestazioni, pacifismo



domenica, settembre 19, 2004
 
Un video di "Un Ponte per..." per la liberazione degli ostaggi

di redazione
19 Sep 2004

Un video di "Un Ponte per..." per la liberazione degli ostaggi

Roma, 19 settembre 2004 -- "Un Ponte per…" ha lanciato un messaggio diretto ai media arabi. Il video, della durata di 4 minuti circa, traccia i profili di Simona, Ra’ad, Manhaz e Simona attraverso le loro parole (le voci sono quelle di amici e amiche). I loro volti si alternano alle immagini dell’Iraq, dalle centrali di purificazione delle acque, ai volti sofferenti dei malati a cui vengono distribuiti i medicinali, fino ai bambini nelle scuole a cui è stato restituito il sorriso. Una dichiarazione d’amore per l’Iraq; per un paese distrutto da anni di guerre, per una popolazione che non cessa di soffrire, ma da cui nessuno dei quattro ha mai voluto allontanarsi. Il filmato si conclude con l’appello ‘Liberate la pace’. Il video è stato lanciato dall' emittente araba Al-Arabya e da Al Jazeera. La versione italiana sarà messa in onda da Rai News 24 a partire dalle prime ore della mattina di oggi, domenica 19 settembre, e sarà a disposizione di tutti i media italiani su Evelina. Il video in versione inglese è disponibile per tutti i media del mondo su Reuters e Ap. Il video in arabo verrà, inoltre, trasmesso da Rai Med alle 22.00 di questa sera. Preghiamo tutti gli operatori dei media di utilizzare il video in versione integrale senza tagli e manomissioni, data la delicatezza del soggetto e il rispetto dovuto agli ostaggi e alle loro famiglie. Liberi tutti. Libero Iraq.
posta@unponteper.it
redazione@reporterassociati.org

fonte: http://www.reporterassociati.org/

 







scritto da alp | 10:23 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni, pacifismo



venerdì, settembre 17, 2004
 

Liberare gli ostaggi, fermare la guerra», sabato grande manifestazione a Roma
di red.

 Continuano le fiaccolate per la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari. Per sabato 18 settembre il “Comitato per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq” ha invitato «alla massima mobilitazione» in tutte le piazze d’Italia. «Invochiamo l’unità popolare contro la guerra – si legge nella nota – che continua a rappresentare la maggioranza nella società e che ha da subito detto no alla guerra e che chiede il rilascio delle cooperanti italiane sequestrate ed il ritiro del contingente militare italiano dall'Iraq».

Alla manifestazione di Roma, che si annuncia imponente, parteciperanno anche il Coordinamento romano di Roma città aperta alla pace, che racchiude tutte le organizzazioni pacifiste, e il Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani dall'Iraq. A promuovere la manifestazione della mattina con le bandiere arcobaleno sui ponti di Roma è proprio il Coordinamento romano che a Ponte Sant'Angelo incontrerà dei rappresentanti della comunità islamica. Il corteo partirà da Piazza della Repubblica per poi raggiungere Piazza Venezia. «Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai familiari e agli amici di tutti i cooperanti rapiti - si legge in una nota del Comitato - Dopo un giornalista schierato contro la guerra come Baldoni e due reporter provenienti da un paese non belligerante come la Francia, adesso sono stati rapiti quattro esponenti di quel vasto mondo della solidarietà col popolo iracheno che mai chi si oppone all'occupazione straniera potrebbe considerare un obiettivo da colpire».

A Roma una parte del movimento, quello più vicino all'area dei Disobbedienti, ha promosso per giovedì due mobilitazioni: un corteo cittadino nel pomeriggio e un sit in davanti Palazzo Chigi mentre, per la mattina, l'esposizione di bandiere della pace sui ponti di Roma. Le due manifestazioni saranno precedute da un'assemblea cittadina del «Movimento contro la guerra» al centro sociale dell'Ex Snia. La mobilitazione è stata decisa «per chiedere l'immediato rilascio dei volontari sequestrati ed il ritiro dei militari dall'Iraq».

Prima di sabato, si sono tenute altre manifestazioni. Il 13 settembre, a Bologna, alle ore 21 in Piazza Maggiore, è stato indetto dal “Bologna Social Forum” un raduno a sostegno della liberazione degli ostaggi e per rinnovare la richiesta di ritiro delle truppe dall'Iraq.

Il giorno dopo, il 14 settembre, si sono svolte fiaccolate per la pace a Perugia e Terni. L’iniziativa ha visto la “Tavola della Pace” coordinare le varie e numerose associazioni che hanno sollecitato gli umbri a partecipare alle due iniziative per ribadire «un chiaro e forte no alla guerra, al terrorismo e alla violenza». Numerose associazioni e organizzazioni umbre hanno aderito alle iniziative.
 

fonte: Unità on line del 13-09-04



scritto da alp | 07:00 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni, guerrenelmondo



giovedì, settembre 16, 2004
 

«Libere, in nome della pace»

La società civile irachena in piazza a Baghdad per chiedere il rilascio delle due Simone, di Mahnaz e Ra'ad. Insieme per la prima volta kurdi, sunniti, sciiti e cristiani. Ieri altri morti, trovati tre corpi decapitati a nord della capitale
GIULIANA SGRENA
Centinaia di iracheni, di tutte le etnie, religioni e tribù, donne, uomini e bambini, si sono ritrovati ieri insieme, in piazza, a Baghdad per chiedere la liberazione di Simona Pari, Simona Torretta, Mahnaz e Ra'ad, i quattro ostaggi rapiti nella sede delle ong italiane il 7 settembre. Una manifestazione della società civile, come non si era mai vista nella capitale irachena, dilaniata prima dalla guerra e poi dall'occupazione. Un corteo, organizzato dal Comitato della società civile che riunisce tutte le ong presenti in Iraq, aperto da ragazzi sulle sedie a rotelle - uno dei tanti effetti delle guerre -, seguiti da capi tribali in abiti tradizionali, kurdi, sunniti, sciiti, cattolici, insieme per una volta, senza bandiere, hanno percorso la centralissima e commerciale Saadun street per giungere alla piazza Firdaus (paradiso), dove una volta campeggiava la statua di Saddam, abbattuta all'arrivo degli americani, il 9 aprile dell'anno scorso. Dopo essere stata il palcoscenico mediatico dell'invasione, per la presenza di centinaia di giornalisti negli hotel - Palestine e Sheraton - che vi si affacciano, la piazza Firdaus è generalmente meta delle manifestazioni della società civile irachena che protesta contro la disoccupazione, i desaparecidos, e anche, ieri, per chiedere la liberazione degli operatori umanitari presi in ostaggio. Mai un sequestro aveva suscitato tanta emozione. E non a caso. Mai, finora, erano state colpite persone tanto vicine ai bisogni della popolazione irachena, ora, e ancora prima, ai tempi dell'embargo: «Il sequestro delle due operatrici umanitarie italiane calpesta i principi di tutte le religioni, i criteri fondamentali dell'umanità e viola le regole sacre dell'Islam», si è detto nel comizio. E' la voce di quella maggioranza di iracheni che aspira alla pace ed è invece ostaggio di chi conosce solo la legge delle armi e della violenza. «Vogliamo la pace per l'Iraq, giù le mani dagli innocenti», recitava uno striscione. E ancora: «no alla violenza, no ai rapimenti, no ai bombardamenti casuali contro gli iracheni, no alle aggressioni, no all'occupazione». In poche parole, una piattaforma chiara della resistenza all'occupazione, quella che fautori della violenza, siano essi americani e alleati o iracheni e arabi, vogliono occultare.

Una manifestazione di solidarietà, insieme alle tante che arrivano dal mondo arabo e musulmano, che ha commosso il Ponte per ..., l'organizzazione per la quale lavorano le due Simone, di cui non si hanno ancora notizie. «Nonostante i morti dei giorni scorsi hanno voluto manifestare per la liberazione degli ostaggi», si legge nel sito del Ponte «Liberate la pace», che pubblica tutti gli appelli.

E le vittime irachene degli ultimi quattro giorni sono oltre 200. A Ramadi ieri dieci persone, iracheni, tra cui due donne, sono rimaste uccise negli scontri tra ribelli, che avevano attaccato un convoglio militare Usa, e forze americane che hanno risposto al fuoco. Un marine era invece rimasto ucciso il giorno prima nella stessa provincia di Anbar. Un'autobomba è esplosa ieri a Suwayra, a sud di Baghdad, davanti a un posto di blocco, uccidendo due persone (un militare e un civile iracheni) e ferendone un'altra decina. In una imboscata nella città petrolifera di Kirkuk sono invece stati uccisi due «collaborazionisti», due operai edili iracheni che lavoravano per le forze militari americane nella base di Baquba, a una cinquantina di chilometri a nord di Baghdad.

Tre corpi decapitati, con le teste legate dietro la schiena, sono stati invece trovati racchiusi in sacchi di plastica ieri vicino a Dujail, a una sessantina di chilometri a nord di Baghdad. Secondo il colonnello Adnan Abdul-Rahman del ministero degli interni erano maschi e avevano dei tatuaggi, si tratterebbe, secondo i militari americani, di «arabi», non meglio specificati, anche perché i tre non portavano documenti.

Sempre sul fronte degli ostaggi è stato rilasciato ieri un turco. «Oggi (ieri per chi legge), i mujahidin mi hanno rilasciato, andrò all'ambasciata», ha detto Aytulla Gezmen, ritratto in un video ottenuto dalla Associated press television news. Per impedire che un proprio dipendente venga decapitato, come minacciato dai suoi rapitori, una compagnia di trasporti giordana ha annunciato ieri di interrompere il proprio lavoro in Iraq. «Abbiamo ritirato i nostri camion e non ne manderemo altri in Iraq. Abbiamo bloccato tutto il nostro lavoro», ha detto Ibrahim Zoghaby alla tv al Jazeera, senza citare il nome della compagnia, che trasporta derivati del petrolio e acqua dalla Giordania all'Iraq.


fonte : il manifesto 16/09/04

 





scritto da alp | 11:50 | commenti Torna su
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sabato, settembre 11, 2004
 

11 settembre : manifestazioni per la pace in Italia e nel mondo
di red

Decine di importanti eventi sono in preparazione per la commemorazione, l'11 settembre 2001, dell'anniversario degli attentati delle torri gemelle di New York.

A Riva del Garda, si terra' la quarta edizione della "Fiaccolata della pace", con la partecipazione del comandante dei Vigili del Fuoco di New York Daniel Nigro. La partenza è prevista alle ore 20.30 dall'Oratorio Parocchiale di viale dei Tigli mentre l'arrivo sara' in piazza 3 Novembre.

Nel pomeriggio presso il Supercine Roma verra' proiettato il film/documentario "11 settembre 2001". L'ingresso e' gratuito. Interverranno padre Tonio Dell'Olio, coordinatore nazionale di Pax Christi e il Comandante Daniel Nigro.

Ad Agliana (PT), alle ore 18, si terra' l'11° marcia della giustizia Agliana-Qarrata, con partenza da piazza Gramsci ad Agliana. Il tema scelto quest'anno e' "La guerra e' tabu'. Costruiamo la societa' civile organizzata". E' prevista la partecipazione dei comici Beppe Grillo e Antonio Albanese, dei magistrati Giancarlo Caselli e Gherardo Colombo, dei religiosi don Ciotti e padre Alex Zanotelli, di Rita Borsellino, Gino Strada e Gianni Mina'. L'arrivo è previsto alle ore 21 in piazza Risorgimento a Quarrata.

Il Centro Pace Rachel Corrie organizza invece alle ore 21 nella loggia di San Sebastiano ad Ovada (AL) la tavola rotonda per la pace "L'opzione nonviolenta in un mondo violento", cui partecipera' fra l'altro Don Antonio Balletto. A Torino Marcia della Pace alle ore 20.30 con ritrovo in Piazza della Consolata.

Si terrano in contemporanea fra loro e gratuitamente alle ore 21.00 a Bologna, Reggio Emilia, Torino, Napoli ed al Lido di Venezia le proiezioni di Fahrenheit 9-11 di Michael Moore.

Partiranno dall'11 settembre 11 giornate di Unita' Mondiale, che saranno celebrate fino al 21 settembre, giornata internazionale della pace stabilita dall'ONU. L'iniziativa - che si terrà contemporaneamente in più di 100 citta' in tutto il mondo - ha lo scopo di accrescere la consapevolezza delle maggiori sfide umanitarie e di accelerare l’impegno verso la sostenibilità e la pace, con tre azioni: Ispirare, Informare e Coinvolgere. Molte le associazioni coinvolte.

Proprio il 10 e 11 settembre si terra' - per un caso fortunato - la conferenza sulla comunicazione internet dell'OSCE che si terra' ad Amsterdam a cura del dipartimento della liberta' di stampa dell'organizzazione di sicurezza europea. Un simbolico ma reale legame fra pace, lotta al terrorismo ed informazione aperta a tutti.

NB: le iniziative indicate non esauriscono quelle convocate. La redazione non e' responsabile per eventuali variazioni di luoghi e di orari, anche se provvedera' ad apportare le modifiche ed integrazioni di cui verra' a conoscenza.

by www.osservatoriosullalegalita.org

 


scritto da alp | 17:33 | commenti (2) Torna su
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venerdì, settembre 10, 2004
 
GORBACIOV CONTRO PUTIN
L'ex presidente sovietico, Mikhail Gorbaciov, ha criticato l'operato delle autorità russe nella tragica presa di ostaggi alla scuola di Beslan. «Tutto è andato nella maniera peggiore possibile», ha detto Gorbaciov ieri ad Amburgo a margine di una conferenza russo-tedesca. Secondo l'ex leader del Cremlino, le autorità - prima della sanguinosa escalation nella presa di ostaggi a Beslan - avrebbero dovuto bloccare l'intera zona tutt'intorno alla scuola. Inoltre, ha osservato, non si capisce come i sequestratori abbiano potuto trasportare con camion nell'edificio armi e munizioni. Probabilmente sono mancati i controlli. 
 



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AMNESTY: LA VERITA' È STATA NASCOSTA
Il presidente russo Putin ha nascosto la verità sul massacro di Beslan, una strage che, comunque va considerata nel quadro della repressione brutale del governo di Mosca contro la popolazione cecena. Ad affermarlo sono otto organizzazioni per la difesa dei diritti umani, tra cui Amnesty international e Human rights watch. Le ong, che hanno comunque condannato «senza riserve» il massacro perpetrato dai terroristi, chiedono al governo russo «un'indagine sul modo in cui le autorità hanno diffuso le informazioni, sia al pubblico che alle famiglie degli ostaggi». Inoltre i gruppi ricordano «al governo russo il suo obbligo di proteggere i civili da rappresaglie nell'Ossezia del nord, in Inguscezia, Cecenia e nelle altre regioni della Russia». 
 

scritto da alp | 20:07 | commenti Torna su
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L'incontro al Quirinale con i musulmani d'Italia
L'appello di Ciampi: «Liberate le italiane»
Il capo dello Stato: «Europa ed Usa devono operare
insieme per debellare il flagello del terrorismo»
Il presidente Carlo Azeglio Ciampi stringe la mano a Mario Scialoja (Ap)
ROMA - Un «vibrante appello» per la liberazione di Simona Pari e Simona Torretta è stato rinnovato da Carlo Azeglio Ciampi insieme ai rappresentanti dei musulmani e delle musulmane d'Italia che hanno firmato il manifesto 'contro il terrorismo e per la vita'durante un incontro al Quirinale. Una liberazione che, afferma Ciampi, «chiede e attende l'intero popolo italiano, senza distinzioni sociali, politiche e sociali, con la forza della sua tradizione di civiltà, di rispetto della persona umana».

ATTENDIAMO CON ANSIA - Nel ricordare l'anniversario dell'attentato alle Torri Gemelle, il Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ha rivolto oggi un pensiero particolare a Simona Pari e Simona Torretta, le due volontarie italiane rapite nei giorni scorsi in Iraq. «In queste giornate penso costantemente a loro», sono le parole che Ciampi ha affidato ad una dichiarazione televisiva, «sono cittadine di un paese che nutre nei confronti del mondo islamico sentimenti di sincera ed antica amicizia. Hanno scelto di andare in Italia mosse da umana solidarietà. Attendiamo con ansia la loro liberazione. La richiede, unito, tutto il popolo italiano».

USA ED UE INSIEME CONTRO IL TERRORISMO - «Mai come in questo momento Europa e Stati Uniti devono operare insieme, nel quadro delle risoluzioni dell'Onu, per debellare il flagello del terrorismo». Lo afferma il presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi ricordando i tragici attentati dell'11 settembre. «Mai come in questo momento - dice il Capo dello Stato - l'Unione Europea può assolvere una grande missione: sviluppare un generoso progetto di solidarietà con tutti i popoli del Mediterraneo».

10 settembre 2004 - Corriere.it






scritto da alp | 20:04 | commenti Torna su
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mercoledì, settembre 08, 2004
 

Le manifestazioni per Simona e Simona

mercoledì 8 settembre 2004.

Le iniziative in programma oggi 8 settembre e domani 9, per la liberazione di Simona Pari, Simona Torretta e gli altri ostaggi, e il ritiro delle truppe dall'Iraq.

Genova. Oggi alle ore 18 davanti a Palazzo Ducale manifestazione del Movimento Genovese per la Pace.
Alle 22 fiaccolata alla Festa nazionale dell'Unità.

Roma. Oggi ore 19, appuntamento davanti alla sede di "Un ponte per..." in Piazza Vittorio.
Per domani 9 settembre appuntamento nazionale: fiaccolata e corteo convocato alle ore 18 in piazza Venezia da "Un ponte per..." e "Fermiamo la guerra".

Rimini. Giovedì 9 settembre, ore 21, fiaccolata in Piazza Cavour promossa da Comune, provincia e Regione.
Il sindaco Ravaioli ha chiesto di esporre una candela alla finestra.

Napoli. Il «Comitato napoletano contro la guerra» organizza per le 19 di oggi un presidio in piazza Plebiscito e propone «a tutto il movimento italiano contro la guerra una manifestazione nazionale a Roma per il 12 settembre, dopo l'assemblea del movimento.

Varese. Il Social Forum dà appuntamento in piazza Monte Grappa alle ore 18 di oggi, in occasione della partenza della carovana della Pace organizzata dai missionari Comboniani.

Bologna. Presidio-assemblea in piazza Nettuno organizzato dal Bologna Social Forum; seguirà un corteo per le vie del centro.

Firenze. Presidio dalle 18 alle 19 in piazza San Marco.

A Pavia giovedì 9 settembre alle ore 21 in piazza Vittoria per la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari di Un Ponte per...

Il GUS (Gruppo Umana Solidarietà) di Macerata, presente nella zona di Suleymania - Kirkuk, propone a Ong, istituzioni, partiti, associazioni e movimenti una manifestazione nazionale articolate in varie città.

L'appuntamento a Venezia per il presidio che chiede la liberazione degli operatori di pace di Un ponte per e Intersos rapiti a Baghdad è giovedì 9 settembre alle 18 al Ponte di Rialto.

Brindisi - La tappa della carovana della pace organizzata dai frati comboniani, prevista per oggi pomeriggio a Mesagne, è divenuta spontaneamente il luogo di aggregazione per tutti i movimenti della provincia brindisina, che si ritroveranno lì stasera per chiedere la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari.

Il sit-in indetto nei giorni scorsi a piazza del Duomo, a Ferrara, previsto dalle 20,30 alle 21,30 tutte le sere fino a sabato 11, è diventato spontaneamente anche l'appuntamento per chiedere la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari.

A Baghdad donne e bambini manifesteranno domani a Baghdad per chiedere la liberazione degli operatori di pace sequestrati ieri. Ne ha dato notizia Un ponte per, l'ong a cui appartengono le due italiane Simona Torretta e Simona Pari. Le donne e i bambini, sottolinea Un ponte per, "sono gli stessi che hanno ottenuto aiuto e assistenza dalle due italiane".

Il Bergamo social forum dà appuntamento a tutti questa sera alle 21 alla sede dell'Arci, dove è in programma una serata con Haidi Giuliani, per un'assemblea cittadina contro la guerra e per organizzare il sit-in di domani alle 21 in piazza Vecchia.

Rispondendo all'appello di Un ponte per e del comitato Fermiamo la guerra, un primo momento di incontro e visibilità a Pisa: appuntamento domani, giovedì 9 settembre, davanti al comune a partire dalle 18.30: "Portate tutti la vostra bandiera della pace".

Manifestazione questa sera a L'Aquila: appuntamento dalle 18 a piazza Palazzo: "Contro la barbarie l'unica soluzione è fermare la guerra e ritirare le truppe dall'Iraq".

A Piacenza, alle 18, in piazzetta Mercanti, presidio per la liberazione delle ragazze e dei loro colleghi iracheni, contro la guerra, contro l'occupazione militare dell'Iraq.






scritto da alp | 20:56 | commenti Torna su
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lunedì, agosto 16, 2004
 

Veglie e proteste per un'impiccagione
Eseguita a Calcutta, in India, una condanna a morte: una delle rare, la prima da dieci anni
«Tolleranza zero» Gruppi per i diritti civili accusano: la prima esecuzione da anni è nello stato governato dai comunisti. Ma il ministro della giustizia del Bengala Occidentale rivendica la «condanna esemplare»
MARINA FORTI
Centinaia di persone hanno vegliato ieri notte davanti alla Alipore Central Jail, il carcere centrale di Calcutta, India. Una veglia di protesta: candele, canti, il vecchio We shall overcome che l'americano Pete Seeger aveva composto per la lotta dei neri per i diritti civili negli Usa degli anni `60. Cartelli: «la pena di morte è omicidio sponsotizzato dallo stato», «abolite la pena di morte», «120 paesi hanno abolito la pena capitale, perché l'India no?». I canti sono cessati quando il cielo cominciava appena a schiarire. Poco dopo l'ispettore generale delle prigioni è uscito dal portone del carcere e ha annunciato: «Abbiamo eseguito la pena. Dhananjoy Chatterjee è stato impiccato alle 4,30». La notizia, diffusa con i primi notiziari radio del mattino, ha gettato nella disperazione il villaggio di Kuludihi, 200 chilometri a ovest di Calcutta, dove l'anziano padre del condannato è il locale brahmino (il prete). Il villaggio è chiuso nel silenzio in solidarietà, le donne in pianto, la polizia schierata nel timore di proteste.

Erano quasi dieci anni che una condanna a morte non veniva eseguita in India, e l'impiccagione eseguita ieri mattina a Calcutta ha suscitato particolari polemiche. Il condannato, un uomo di 41 anni, era stato giudicato colpevole dello stupro e uccisione di una ragazza di 14 anni nel 1990, in un appartamento dell'edificio di cui era responsabile come guardiano. In isolamento da allora, ha continuato a proclamarsi innocente fino all'ultimo, mentre l'anziano boia lo portava alla forca (pare che poi abbia avuto un crollo). L'avvocato difensore dice che è stato condannato solo su indizi vaghi. Aveva fatto tutti i ricorsi possibili, sù fino alla Corte suprema. I familiari avevano infine chiesto la grazia al presidente della repubblica Abdul Kalam, che l'ha negata il 4 agosto. Ora gli attivisti dei gruppi indiani contro la pena capitale fanno notare che ci sono 180 condannati a morte nelle carceri indiane, tutti in attesa di appello (le fonti ufficiali parlano di oltre una decina).

In realtà l'India ha fatto pochissimo uso della pena capitale, nei quasi 60 anni trascorsi dalla proclamazione dell'indipendenza (che per pura coincidenza si celebra proprio oggi, il 15 agosto): forse 40 esecuzioni, sempre per impiccagione. La prima fu quella di Naturam Godse, il fanatico che aveva sparato al Mahatma Gandhi. Sono stati condannati e impiccati gli assassini della premier Indira Gandhi (nel 1989). Per l'uccisione di suo figlio Rajiv furono condannate a morte 27 persone, poi però le pene furono convertite per tutti meno 4; uno è stato graziato, gli altri hanno pendenti le domanda di grazia.

Nel 1983 un ricorso contro la forca, considerata un modo crudele di mettere a morte, fallì: la Corte Suprema rifiutò di dichiarare l'impiccagione una «forma di tortura». Ma decretò anche che la pena capitale va comminata «solo nel più raro dei casi rari». In effetti la legge ammette la pena di morte per delitti molto gravi (rapina con omicidio, spingere al suicidio un minore o incapace) o per reati politici (dichiarare guerra al governo, suscitare l'ammutinamento nelle forze armate). E però nel 2002 le leggi di emergenza emanate per «combattere il terrorismo» hanno esteso la pena di morte. Soprattutto, dicono ora gli attivisti di numerosi gruppi contro la pena capitale, si sta affermando un senso comune forcaiolo. Così, dagli anni '70 il numero di condanne a morte era andato calando, ma dalla metà dei `90 ha ricominciato a salire. Ma ancora, l'ultima sentenza era stata eseguita nel `95 (un uomo condannato come serial killer di ragazze).

L'esecuzione della condanna di Dhananjoy Chatterjee ha suscitato grandi polemiche. Molti hanno fatto notare in modo polemico che il Bengala Occidentale, lo stato di cui Calcutta è capitale, è governato dai comunisti: e il ministro della giustizia qui ha dichiarato che l'esecutione è «una punizione esemplare per prevenire simili crimini in futuro». Tra le risposte polemiche quella di Ossie Fernandes, della Campagna contro la Pena di morte: «E' stupefacente che un governo sostenuto dai comunisti decisa di eseguire una condanna a morte in nome del "più raro dei casi rari"». Aggiunge: in nessun posto al mondo la condanna a morte si è mai dimostrata un deterrente al crimine, «è solo un atto vendicativo» e irrevocabile, «usata in modo spoporzionato contro i poveri o le minoranze». Ma tant'è, anche qui vince la politica della «tolleranza zero».

dal manifesto del 15-08-04








lunedì, giugno 07, 2004
 


Su segnalazione del blog Diario da Betlemme, al quale si prega di segnalare - nei commenti - l'avvenuta adesione all'appello:


Un concerto mondiale per la Palestina


«Bono! Chiediamo a te, e a tutto il mondo della musica, di levare la voce e dire: 'BASTA CON L'OCCUPAZIONE!'»

Così inizia un appello - indirizzato al leader del gruppo rock U2 - che chiede al mondo della musica di organizzare un «Concert for Palestine» mondiale.

L'appello - che si può sottoscrivere su http://www.concert4palestine.org/it/ - è stato lanciato dall'associazione Gazzella, una onlus italiana che aiuta i bambini palestinesi feriti da arma da fuoco nei territori occupati.

«Ci siamo chiesti perchè il mondo della musica non ha mai fatto un concerto mondiale per la Palestina,» dice Marina Rossanda, presidente dell'associazione, elencando tutti i concerti «umanitari» tenuti in passato - dallo storico Concert for Bangladesh (1971), al Live Aid per l'Etiopia (1985), al Freedom Tibet Concert (1997), al Concerto per l'Africa tenuto a Roma (2004).

«Siamo sicuri che un concerto per la Palestina troverebbe grande consenso fra in giovani di tutto il mondo, e anche fra molti musicisti, a cominciare da Bono stesso.» (Nel corso degli anni, Bono ha prestato il suo nome a molte buone cause, come Amnesty International e il progetto Jubilee 2000.)

L'appello è disponsible su http://www.concert4palestine.org in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese, e sarà presto pubblicato, sullo stesso sito, in arabo ed ebraico.

Per informazioni:
http://www.concert4palestine.org/it/





scritto da Dafna | 15:54 | commenti (2) Torna su
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sabato, giugno 05, 2004
 

Chi sta in alto dice: Pace e Guerra

Sono di essenza diversa

la loro pace e la loro guerra son come vento e tempesta

la guerra cresce dalla loro pace

come il figlio dalla madre

ha in faccia i suoi lineamenti orridi

la loro guerra uccide quel che alla loro pace

è sopravvissuto.

Bertold Brecht

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Beijing, Piazza Tiananmen, prima mattina del 4 Giugno 1989

Hong Kong: in Cina l'unica città in cui si svolgono manifestazioni in memoria di

Tiananmen e per richiedere la democrazia.

(AP) - Venerdì 4 Giugno 2004, la polizia cinese ha mantenuto libera da

dimostratori la piazza Tiananmen, arrestando almeno 16 persone.


scritto da harmonia | 15:58 | commenti Torna su
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"Noi riteniamo che la guerra - scrivono i rappresentati del Movimento Cattolico Internazionale per la Pace - abbia ampiamente dimostrato nel corso dei secoli di non essere uno strumento efficace per la soluzione delle crisi internazionali e pertanto che essa vada esclusa e superata in favore di altri mezzi che nella risoluzione dei conflitti escludano il ricorso alla violenza." Per questo Pax Christi chiede che nella Costituzione Europea sia posto in evidenza che l’Europa ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali e si adopera per la costruzione della pace.Il documento si articola in tre paragrafi che riguardano la prevenzione e la risoluzione dei conflitti, nonché le azioni di riconciliazione e ricostruzione
1 giugno 2004
 
scritto da alp | 11:42 | commenti Torna su
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Berlusconi sconfitto dalla pace
di Wanda Marra


La cronaca della giornata su L' unità on line





scritto da alp | 11:22 | commenti Torna su
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venerdì, giugno 04, 2004
 

04.06.2004
La giornata ora per ora
di red.

 17.50 La polizia carica i facinorosi. La guardia di finanza ha respinto sul prato del Circo Massimo il gruppo a volto coperto che aveva incominciato un lancio di sassi e sanpietrini. Il gruppo, composto in tutto da 30 pesone, è stato circondato al centro del prato. I pacifisti continuavano a insultare questi incappucciati.

17.45 Altra sassaiola contro la polzia all'altezza del Circo Massimo. Le forze dell'ordine non rispondono alle provocazioni. Anche questa volta la folla si scaglia contro questi facinorosi. Un gruppo del servizio d'ordine riesce ad allontanarli dalla polizia, schierandosi con una grande bandiera della pace, tra i facinorosi e la polizia. Quest'ultima si è, in ogni caso, compattata per prepararsi alla difesa.

17.40 I manifestanti si contano. Sono 200mila.

17.30 Il corteo arriva a porta San Paolo. In piazzale dei Partigiani, davanti la stazione Ostiense, ci sarà la riunione finale di tutti i partecipanti.

17.20 Alcuni manifestanti hanno tirato sassi contro una garitta dei vigili urbani sulla strada del corteo, all'altezza della via che conduce al Campidoglio. Si tratta delle stesse persone, non più di cento, che sono state allontanate dai manifestanti dopo l'aggressione alle forze dell'ordine in piazza Venezia e che continuano a muoversi con il viso coperto avanti e indietro lungo il corteo.

17.31 Nell'episodio precedente, due poliziotti sono rimasti lievemente feriti in piazza Venezia, all'angolo con via dei Fori Imperiali, dove si sono difesi dal gruppo di facinorosi.

17.16 È stata distrutta la vetrina della Banca Popolare Veneta davanti al Campidoglio. È stata disegnata la A di anarchia su un lato.

16.55 Dal camion dei Disobbedienti, tutti hanno gridato contro questi "incappucciati", dicendogli di non tirare nulla e di andare via dal corteo. Il gruppo si è sciolto, facendo perdere le tracce.

16.52 «Toglietevi i cappucci, toglietevi i cappucci», ha urlato tutto il corteo contro il gruppo. I duecento hanno iniziato a lanciare i loro bastoni contro la polizia che si è difesa, sparando un lacrimogeno. I manifestanti hanno cercato di respingere questi facinorosi che entravano e uscivano dal corteo.

16.50 Un gruppo di persone con i caschi in testa, si è separato dal corteo all’altezza di via Panisperna, seguendo la strada laterale. In testa al gruppo, ci sono moltissime persone col volto coperto, mentre dietro seguono altri. Uno dei primi ha incendiato un cassonetto dei rifiuti lungo la via, che gli altri che seguivano hanno spento. I duecento incappucciati si sono inseriti alla testa del corteo a via Cavour venendo da via dei Serpenti. Si sono dispersi in molti rivoli, ma sempre con una coda di altri manifestanti dietro. Un gruppo di loro con bastoni ha minacciato una giornalista dell’Associated Press, poi è scappato tra la folla, nascondendosi i bastoni nelle magliette. Il servizio d’ordine, che non si aspettava l’incursione non ha potuto far nulla per evitare che scomparissero.

16.10 La testa del corteo è arrivata a piazza Venezia.

16.00 Almeno 150mila persone partecipano alla manifestazione. È questa la stima provvisoria di Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas.

Fonte: unità on line



scritto da alp | 18:06 | commenti Torna su
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giovedì, giugno 03, 2004
 
Musica e Poesia
per sostenere le popolazioni dell'Iraq
 
Mercoledì 2 giugno ore 20,45
Teatro Baretti, via Baretti 4
(S.Salvario)Torino
 
Ingresso libero
 
Musica Antica con il gruppo "L'Arc en ciel"
Musica Klezmer con i "Mishkalè"
Musica Manouche con il "Marco Parodi Trio"
 
Testi scelti da Anna Nadotti.
Leggono: Anna Nadotti e Vesna Scepanovic
con  Nsongan Tatè al balafon
 
 
 
Sosteniamo i progetti:
 
 Emergenza: Water Tankering e Medicine a Fallujah, Kerbala e Najaf.
conto corrente postale: 59927004
conto corrente bancario: n°100790 Banca popolare etica ABI 5018 CAB12100 CIN P
intestati: "un ponte per..." causale: acqua e medicine per Fallujah,Kerbala e Najaf
 
Costruzione Centro Chirurgico a Kerbala
c/c postale n° 28426203
c/c bancario n° 713558 CAB 01600 ABI 5387 CIN: V presso Banca Popolare dell'Emilia Romagna
intestati a EMERGENCY
                                                                       

                                                            Gruppo Pace e Disarmo del Torino Social Forum

 

Pieno successo della serata, che ha visto il teatro esaurito in ogni ordine di posti e della sottoscrizione per due progetti concreti

a favore di Un ponte per..e di Emergency.










scritto da alp | 06:25 | commenti Torna su
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mercoledì, giugno 02, 2004
 

dal Manifesto del 2-6-04

Una parata non condivisa
Messaggio di Ciampi per il 2 giugno, che invita al rispetto reciproco e dice: stringiamoci attorno ai militari in Iraq. Ma sarà una festa blindata e contestata dai pacifisti. In attesa di Bush
ANGELO MASTRANDREA
ROMA
Ci ha provato con un messaggio diffuso ieri, il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a ricordare lo spirito con nacque la repubblica e la Costituzione italiana, i valori di «libertà, sicurezza e pace» a cui sono ispirate, a dire che «senza rispetto non c'è dialogo, nel paese e in parlamento». E che «più di novemila militari italiani, uomini e donne, in Kosovo, in Bosnia, in Albania, in Afghanistan, in Iraq e in altre parti del mondo sono portatori di questi valori», che «a loro va la nostra gratitudine» e che «con questo spirito ci stringeremo ancora una volta a loro ai Fori imperiali». Non sarà così. La tradizionale parata militare per la festa della repubblica si svolgerà in tono minore, accorciata di mezzora e protetta da eccezionali misure di sicurezza. Perché l'Italia è un paese in guerra e il timore di attentati o azioni eclatanti ne è una naturale conseguenza, e perché una parte dell'arcipelago pacifista proprio non condivide questo entusiasmo verso le forze armate e intende contestarla apertamente. Non è la prima volta che gruppi di antimilitaristi e obiettori di coscienza cercano di interferire con la sfilata, ultima lo scorso anno quando una quindicina di contestatori furono fermati. Ma stavolta a tentare di disturbare la parata saranno molti di più, nelle forme più creative possibili: mongolfiere con striscioni contro la guerra, un presidio dalle 9,30 a via Labicana, l'iniziativa dei «ponti di pace» sul Tevere e il blocco di un ponte trafficato.

Saranno le prove generali delle contestazioni, più ampie e diffuse, alla visita di Bush a Roma. Con le iniziative di oggi si apre infatti una tre giorni di mobilitazione straordinaria del movimento pacifista, che ieri è finalmente riuscito a ottenere la concessione di piazza Venezia per il corteo di venerdì pomeriggio. Un atto che rasserena il clima che si stava creando attorno a questa giornata. Il prefetto Serra, all'uscita dal comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, ha voluto rassicurare rispetto a possibili minacce terroristiche o a problemi di ordine pubblico durante il corteo, contrariamente all'ambasciata americana che invita invece i propri concittadini a «evitare le zone della città in cui sono previste le concentrazioni di folla» perché «ci si aspetta che non tutte le manifestazioni siano pacifiche».

Della visita di Bush, che arriverà nella notte tra il 3 e il 4 in uno dei due aeroporti militari della capitale, Ciampino o Pratica di mare, si sa solo che nella giornata del 4 visiterà il Quirinale, il Vaticano e le Fosse Ardeatine, in serata potrebbe essere a cena da Berlusconi a Villa Madama e pernotterà a Villa Taverna. La giornata del 4 «sarà come tre scioperi messi insieme», dice Serra che con il sindaco Veltroni e il presidente della provincia Gasbarra invita i romani a evitare l'uso delle auto. Sulle manifestazioni, il prefetto ha ricordato che «non ci sarà spazio per le provocazioni» ma ha sottolineato che, anche se la presenza delle forze dell'ordine sarà molto visibile, «in campo non ci sarà nessun reparto speciale». Ieri una delegazione del comitato Fermiamo la guerra ha incontrato il questore Cavaliere, con il quale è stato concordato il percorso definitivo del corteo, da piazza Esedra per via Cavour, via dei Fori imperiali, piazza Venezia e poi da via Petroselli per il Circo Massimo, viale Aventino fino a Porta San Paolo. «Una saggia decisione», quella di autorizzare il percorso, commenta Bernocchi. Che consente di mettere una pietra sopra alle polemiche e di allargare le adesioni al corteo: ieri la Fiom ha annunciato la sua presenza nonostante la concomitanza con il congresso nazionale, e ha invitato i lavoratori a esprimere la propria «volontà di pace» anche nei luoghi di lavoro, mentre la segreteria della Cgil ha chiesto alle strutture territoriali di partecipare al meeting di Porta San Paolo e manderà una delegazione al corteo.

Rimane l'incognita sul se e quanto verranno tollerati i blocchi e le azioni del mattino. Gli attivisti che si sono organizzati per gruppi di affinità intendono rendere visibile il dissenso della città al presidente Usa, e farlo nella maniera più comunicativa possibile. «Dobbiamo colpire le multinazionali americane e inglesi, ovvero gli interessi che ci sono sotto la guerra in Iraq», dice il disobbediente Nunzio D'Erme. Gli studenti e precari che si vedranno a piazzale Aldo Moro, davanti alla Sapienza, intendono disegnare «una nuova mappa della città, dove la guerra non passa». «Ci riteniamo cittadine e cittadini extracomunitari, stranieri alle logiche che oggi governano il nostro paese», scrivono gli attivisti del pink paint project che danno appuntamento alle 11 a porta Maggiore. Il blocco antagonista che si riunirà alle 9 davanti alla metro Piramide intreccia invece il tema della guerra con quello di bisogni quali la casa, il reddito e i trasporti. «Si tratta di un'iniziativa pubblica, comunicativa, che vuole valorizzare i percorsi di autorganizzazione sociale», spiegano i ragazzi del centro sociale Acrobax di Roma. Mentre alcuni negozi del quartiere di San Lorenzo hanno accettato l'invito del social forum del terzo municipio ad abbassare le serrande dalle 16 alle 18. Giovedì 3, infine, il comitato Fermiamo la guerra porterà fiori arcobaleno al sacrario militare di Nettuno.

















scritto da alp | 11:23 | commenti Torna su
Categoria: manifestazioni