about
Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it ![]() ![]() Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà. ![]() |
:
adozioni a distanza
appelli
argentina
armi
bambini in guerra
centri
contro la pena di morte
costituzione
detenzione
diaro di augusta
diritti
emergency
etiopia
guerrenelmondo
intercultura
intervista
iraq giornali
manifestazioni
news
non violenza
opinioni degli altri
pacifismo
palestina
politica
putin
russia
sottoscrivi per emergency
storia
torture
traffico armi
uranio
usa
vicenza
vietnam
vignette
zapatisti
riferimenti
Bloggerscontroguerradona
Battello Ebbro
AgliIncrocideiventi
Adista
Emergency
Il Manifesto
Amnesty
Indymedia
Peacelink
Reporter Associati
Peacereporter
Un ponte per
<$$>
blog archivio
Giuliana

Giuliana Sgrena è stata liberata oggi a Bagdad ad un mese dal rapimento.Evviva.
| prima pagina |
|
| la vignetta di Vauro |
|
|

| Puntata del 15 gennaio 2005 | |
|
lettera inviata alla trasmissione Report.
Se siete d'accordo, inviate anche voi una mail, a sostegno della trasmissione. E' importante...
"Sono contento che, a giustificare il pagamento del canone della tv pubblica, ci siano trasmissioni come quelle sulla mafia fatte da Report.
Come cittadino e come insegnante vi ringrazio e vi sostengo, per l'esempio di informazione e di battaglia per la democrazia che portate avanti "
firmato: Lino Di Gianni.

Appello ai bloggers solidali:
abbiamo bisogno di ritrovare i sottoscrittori delle adozioni a distanza dello scorso anno
abbiamo bisogno di nuovi amici per le adozioni a distanza
L'anno scorso la cifra individuale era stata attorno ai 7 euro, all'anno..
Ci aiuti? trova un amico per le adozioni a distanza
tutte le spiegazioni qui: www.bambinineltempo.splinder.com
In primo piano
&
Il Parnaso Ambulante e il vignettista Mauro Biani
insieme per un’iniziativa a favore della popolazione colpita dal maremoto
Concorso Finisci la storia!

Iscriviti al concorso mandando 1 sms al 48580 col testo “Un sms in una storia” e inviandoci il tuo nome e l'adesione, e poi continua il racconto proposto da Biani inventando un finale e spedendo il tutto a finiscilastoria@yahoo.it. Tutte le mail verranno pubblicate in un blog senza che sia visibile il nome dell’autore, e a seconda dei consensi che riceveranno dai lettori del Parnaso e da chiunque vorrà lasciare una sua opinione e un voto nei commenti, verranno premiati i primi tre seguiti con nome e cognome dell’autore, tre posti in prima fila nella vetrinetta del Parnaso e una vignetta personalizzata disegnata dall'autore :)
Il racconto da completare, gli aggiornamenti quotidiani e tutti i dettagli in http://finiscilastoria.splinder.com
Sii dei nostri:
una storia,
la tua fantasia,
un piccolo gesto per aiutarli.
Dillo ai tuoi amici di Splinder!
Se vuoi partecipare al concorso "finisci tu la storia" invia un sms al numero 48 580
e comunica l'avvenuta spedizione alla casella postale finiscilastoria@yahoo.it
Se mandi un finale tuo della storia scritta nel post sotto, sarai pubblicato, senza nome
su questo blog www.finiscilastoria.splinder.com
al 5 febbraio saranno proclamati i tre vincitori, e premiati con la pubblicazione
delle loro storie su www.ilparnasoambulante.splinder.com e menzionati nella vetrinetta d'onore
e maurobroiolo dedicherà loro una vignetta personalizzata
Ma soprattutto vinceranno coloro che invieranno un sms per segnalare un picolo gesto di solidarietà.
date comunicazione della data di spedizione degli sms alla casella finiscilastoria@yahoo.it
e segnalate la cosa negli altri blog..grazie
su tiscali altri bloggers stanno raccogliendo adesioni alla spedizione degli sms
Brullo il pagliaccio aveva tanti capelli rossi e ricci e una testa grande, ma così grande che tra i capelli ci si nascondeva un cavallo. Il cavallo (Gino, per gli amici) aveva un segreto: la sua coda era lunghissima e diventava i capelli di una principessa, la principessa Salimberna Sottuttoiò. Questa procedeva a grandi passi per Utulia, la mitica città magica, e sapeva tutto di tutti, guardava avanti, attenta a tutto ciò che osservava. Non si era mai voltata indietro e così non aveva mai visto che i suoi capelli a coda di cavallo finivano davvero in una coda di cavallo. A volte sentiva qualche nitrito, ma presa dalle cose che gli passavano davanti non ci faceva caso. Il cavallo era un cavallo tranquillo e solitamente se ne stava in contemplazione del paesaggio splendidamente acceso dal rosso dei capelli del pagliaccio.
![]() | |
| Torino - Un cantiere sul lavoro [26.10.2004] | |
| Il programma [26.10.2004] | |
| Il manifesto [29.10.2004] .pdf | |
Tre giorni (con prologo il 10 Novembre) di incontri, musica, cinema, seminari organizzati dalla Fiom di Torino, dal quotidiano il manifesto, dal settimanale Carta e da Radio Flash presso Hiroshima mon amour, VIA BOSSOLI 83 ( tel.011-3175427)
Tre i temi al centro della manifestazione. Il lavoro e le sue trasformazioni nel mondo della globalizzazione; guerre e pace; movimenti e nuove forme della politica, diritti di cittadinanza. Più incontri pomeridiani sui temi dei migranti, della Fiat, del lavoro e dei processi di pace, reali o presunti. Il format della tre giorni dovrebbe ricalcare in qualche modo quello dei meeting dei social forum, con seminari pomeridiani, un dibattito più tradizionale alla sera e quindi il concerto. Durante il pomeriggio ci saranno proiezioni di film e video e comunque gli ospiti potranno interloquire con i partecipanti.Radio Flash con il network di radio popolare di Milano garantirà l'ascolto e le interviste realizzate durante la tre giorni.
Come prologo alla manifestazione il 10 Novembre ci sarà un incontro dedicato ai movimenti e alle nuove forme della politica in Italia
| I VIDEO | ||
| ||

Gli «amici» del Ponte: «Iscriviamoci tutti»
Conosciamo e lavoriamo insieme alle compagne e ai compagni di Un ponte per da quando, nel febbraio del 1991, alla «fine» della prima guerra del Golfo, cominciò un'attività crescente di solidarietà politica con le donne e gli uomini dell'Iraq. Insieme abbiamo lavorato contro l'embargo che colpiva la popolazione irachena. Insieme abbiamo cercato di costruire campagne di informazione per rompere il muro dell'indifferenza e dell'incomprensione, e per «rompere l'embargo». Insieme abbiamo creduto nell'importanza del movimento che - da Genova in poi - poteva finalmente rendere l'impegno contro la guerra patrimonio comune e diffuso di centinaia di migliaia di donne e uomini. Non abbiamo mai aderito a Un ponte per perché non ne avevamo la necessità: lavoravamo nella stessa direzione e questo ci sembrava sufficiente. E quando ci siamo trovati in disaccordo su qualche passaggio o qualche scelta, questo non è mai stato un problema ma una discussione fraterna. Oggi ci sentiamo particolarmente vicini a Un ponte per perché vogliamo loro bene e perché pensiamo di comprendere il loro difficile impegno di questi giorni sotto la pressione della situazione, il senso di responsabilità verso Simona, Simona, Mahnaz e Ra'ad, il faticoso lavoro quotidiano. Noi tutte/i siamo altrettanto impegnate/i nella costruzione delle mille iniziative di questi giorni, e ci siamo chiesti come potevamo dimostrare di più questa nostra vicinanza, politica oltre che affettiva, per sostenere questo lavoro, e quindi abbiamo deciso di aderire a Un ponte per, facendo appello perché tante/i dentro il movimento aderiscano a questa proposta. Per iscriversi, specificando causale: quota associativa annuale: 15.50 euro. Conto corrente postale 59927004 - Conto corrente bancario 100790 Banca Popolare Etica ABI 5018 CAB 12100CIN. Intestati ad ass. Un ponte per. Donazioni on-line: www.unponteper.it/chisiamo/form_e_payment.html. Piero Maestri (Guerre&Pace); Walter Peruzzi (Guerre&Pace); Isabella Balena(fotografa); Paolo Mazzo (fotografo); Claudio Jampaglia (free lance);Mariagiulia Agnoletto (Salaam Ragazzi dell'Olivo) ; Roberto Giudici (Fiom); Luciano Muhlbauer (Sin Cobas); Luigia Pasi (Sin Cobas) ; Flavio Mongelli (Arci); Graziano Fortunato (Arci); Emanuele Patti (Arci); Marco Bersani(Attac)
fonte: il manifesto
Roma, 19 settembre 2004 -- "Un Ponte per…" ha lanciato un messaggio diretto ai media arabi. Il video, della durata di 4 minuti circa, traccia i profili di Simona, Ra’ad, Manhaz e Simona attraverso le loro parole (le voci sono quelle di amici e amiche). I loro volti si alternano alle immagini dell’Iraq, dalle centrali di purificazione delle acque, ai volti sofferenti dei malati a cui vengono distribuiti i medicinali, fino ai bambini nelle scuole a cui è stato restituito il sorriso. Una dichiarazione d’amore per l’Iraq; per un paese distrutto da anni di guerre, per una popolazione che non cessa di soffrire, ma da cui nessuno dei quattro ha mai voluto allontanarsi. Il filmato si conclude con l’appello ‘Liberate la pace’. Il video è stato lanciato dall' emittente araba Al-Arabya e da Al Jazeera. La versione italiana sarà messa in onda da Rai News 24 a partire dalle prime ore della mattina di oggi, domenica 19 settembre, e sarà a disposizione di tutti i media italiani su Evelina. Il video in versione inglese è disponibile per tutti i media del mondo su Reuters e Ap. Il video in arabo verrà, inoltre, trasmesso da Rai Med alle 22.00 di questa sera. Preghiamo tutti gli operatori dei media di utilizzare il video in versione integrale senza tagli e manomissioni, data la delicatezza del soggetto e il rispetto dovuto agli ostaggi e alle loro famiglie. Liberi tutti. Libero Iraq.
posta@unponteper.it
redazione@reporterassociati.org
fonte: http://www.reporterassociati.org/
Liberare gli ostaggi, fermare la guerra», sabato grande manifestazione a Roma
di red.
Continuano le fiaccolate per la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari. Per sabato 18 settembre il “Comitato per il ritiro dei militari italiani dall’Iraq” ha invitato «alla massima mobilitazione» in tutte le piazze d’Italia. «Invochiamo l’unità popolare contro la guerra – si legge nella nota – che continua a rappresentare la maggioranza nella società e che ha da subito detto no alla guerra e che chiede il rilascio delle cooperanti italiane sequestrate ed il ritiro del contingente militare italiano dall'Iraq».
Alla manifestazione di Roma, che si annuncia imponente, parteciperanno anche il Coordinamento romano di Roma città aperta alla pace, che racchiude tutte le organizzazioni pacifiste, e il Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani dall'Iraq. A promuovere la manifestazione della mattina con le bandiere arcobaleno sui ponti di Roma è proprio il Coordinamento romano che a Ponte Sant'Angelo incontrerà dei rappresentanti della comunità islamica. Il corteo partirà da Piazza della Repubblica per poi raggiungere Piazza Venezia. «Esprimiamo la nostra piena solidarietà ai familiari e agli amici di tutti i cooperanti rapiti - si legge in una nota del Comitato - Dopo un giornalista schierato contro la guerra come Baldoni e due reporter provenienti da un paese non belligerante come la Francia, adesso sono stati rapiti quattro esponenti di quel vasto mondo della solidarietà col popolo iracheno che mai chi si oppone all'occupazione straniera potrebbe considerare un obiettivo da colpire».
A Roma una parte del movimento, quello più vicino all'area dei Disobbedienti, ha promosso per giovedì due mobilitazioni: un corteo cittadino nel pomeriggio e un sit in davanti Palazzo Chigi mentre, per la mattina, l'esposizione di bandiere della pace sui ponti di Roma. Le due manifestazioni saranno precedute da un'assemblea cittadina del «Movimento contro la guerra» al centro sociale dell'Ex Snia. La mobilitazione è stata decisa «per chiedere l'immediato rilascio dei volontari sequestrati ed il ritiro dei militari dall'Iraq».
Prima di sabato, si sono tenute altre manifestazioni. Il 13 settembre, a Bologna, alle ore 21 in Piazza Maggiore, è stato indetto dal “Bologna Social Forum” un raduno a sostegno della liberazione degli ostaggi e per rinnovare la richiesta di ritiro delle truppe dall'Iraq.
Il giorno dopo, il 14 settembre, si sono svolte fiaccolate per la pace a Perugia e Terni. L’iniziativa ha visto la “Tavola della Pace” coordinare le varie e numerose associazioni che hanno sollecitato gli umbri a partecipare alle due iniziative per ribadire «un chiaro e forte no alla guerra, al terrorismo e alla violenza». Numerose associazioni e organizzazioni umbre hanno aderito alle iniziative.
fonte: Unità on line del 13-09-04
«Libere, in nome della pace»
La società civile irachena in piazza a Baghdad per chiedere il rilascio delle due Simone, di Mahnaz e Ra'ad. Insieme per la prima volta kurdi, sunniti, sciiti e cristiani. Ieri altri morti, trovati tre corpi decapitati a nord della capitale
GIULIANA SGRENA
Centinaia di iracheni, di tutte le etnie, religioni e tribù, donne, uomini e bambini, si sono ritrovati ieri insieme, in piazza, a Baghdad per chiedere la liberazione di Simona Pari, Simona Torretta, Mahnaz e Ra'ad, i quattro ostaggi rapiti nella sede delle ong italiane il 7 settembre. Una manifestazione della società civile, come non si era mai vista nella capitale irachena, dilaniata prima dalla guerra e poi dall'occupazione. Un corteo, organizzato dal Comitato della società civile che riunisce tutte le ong presenti in Iraq, aperto da ragazzi sulle sedie a rotelle - uno dei tanti effetti delle guerre -, seguiti da capi tribali in abiti tradizionali, kurdi, sunniti, sciiti, cattolici, insieme per una volta, senza bandiere, hanno percorso la centralissima e commerciale Saadun street per giungere alla piazza Firdaus (paradiso), dove una volta campeggiava la statua di Saddam, abbattuta all'arrivo degli americani, il 9 aprile dell'anno scorso. Dopo essere stata il palcoscenico mediatico dell'invasione, per la presenza di centinaia di giornalisti negli hotel - Palestine e Sheraton - che vi si affacciano, la piazza Firdaus è generalmente meta delle manifestazioni della società civile irachena che protesta contro la disoccupazione, i desaparecidos, e anche, ieri, per chiedere la liberazione degli operatori umanitari presi in ostaggio. Mai un sequestro aveva suscitato tanta emozione. E non a caso. Mai, finora, erano state colpite persone tanto vicine ai bisogni della popolazione irachena, ora, e ancora prima, ai tempi dell'embargo: «Il sequestro delle due operatrici umanitarie italiane calpesta i principi di tutte le religioni, i criteri fondamentali dell'umanità e viola le regole sacre dell'Islam», si è detto nel comizio. E' la voce di quella maggioranza di iracheni che aspira alla pace ed è invece ostaggio di chi conosce solo la legge delle armi e della violenza. «Vogliamo la pace per l'Iraq, giù le mani dagli innocenti», recitava uno striscione. E ancora: «no alla violenza, no ai rapimenti, no ai bombardamenti casuali contro gli iracheni, no alle aggressioni, no all'occupazione». In poche parole, una piattaforma chiara della resistenza all'occupazione, quella che fautori della violenza, siano essi americani e alleati o iracheni e arabi, vogliono occultare.
Una manifestazione di solidarietà, insieme alle tante che arrivano dal mondo arabo e musulmano, che ha commosso il Ponte per ..., l'organizzazione per la quale lavorano le due Simone, di cui non si hanno ancora notizie. «Nonostante i morti dei giorni scorsi hanno voluto manifestare per la liberazione degli ostaggi», si legge nel sito del Ponte «Liberate la pace», che pubblica tutti gli appelli.
E le vittime irachene degli ultimi quattro giorni sono oltre 200. A Ramadi ieri dieci persone, iracheni, tra cui due donne, sono rimaste uccise negli scontri tra ribelli, che avevano attaccato un convoglio militare Usa, e forze americane che hanno risposto al fuoco. Un marine era invece rimasto ucciso il giorno prima nella stessa provincia di Anbar. Un'autobomba è esplosa ieri a Suwayra, a sud di Baghdad, davanti a un posto di blocco, uccidendo due persone (un militare e un civile iracheni) e ferendone un'altra decina. In una imboscata nella città petrolifera di Kirkuk sono invece stati uccisi due «collaborazionisti», due operai edili iracheni che lavoravano per le forze militari americane nella base di Baquba, a una cinquantina di chilometri a nord di Baghdad.
Tre corpi decapitati, con le teste legate dietro la schiena, sono stati invece trovati racchiusi in sacchi di plastica ieri vicino a Dujail, a una sessantina di chilometri a nord di Baghdad. Secondo il colonnello Adnan Abdul-Rahman del ministero degli interni erano maschi e avevano dei tatuaggi, si tratterebbe, secondo i militari americani, di «arabi», non meglio specificati, anche perché i tre non portavano documenti.
Sempre sul fronte degli ostaggi è stato rilasciato ieri un turco. «Oggi (ieri per chi legge), i mujahidin mi hanno rilasciato, andrò all'ambasciata», ha detto Aytulla Gezmen, ritratto in un video ottenuto dalla Associated press television news. Per impedire che un proprio dipendente venga decapitato, come minacciato dai suoi rapitori, una compagnia di trasporti giordana ha annunciato ieri di interrompere il proprio lavoro in Iraq. «Abbiamo ritirato i nostri camion e non ne manderemo altri in Iraq. Abbiamo bloccato tutto il nostro lavoro», ha detto Ibrahim Zoghaby alla tv al Jazeera, senza citare il nome della compagnia, che trasporta derivati del petrolio e acqua dalla Giordania all'Iraq.
fonte : il manifesto 16/09/04
11 settembre : manifestazioni per la pace in Italia e nel mondo
di red
Decine di importanti eventi sono in preparazione per la commemorazione, l'11 settembre 2001, dell'anniversario degli attentati delle torri gemelle di New York.
A Riva del Garda, si terra' la quarta edizione della "Fiaccolata della pace", con la partecipazione del comandante dei Vigili del Fuoco di New York Daniel Nigro. La partenza è prevista alle ore 20.30 dall'Oratorio Parocchiale di viale dei Tigli mentre l'arrivo sara' in piazza 3 Novembre.
Nel pomeriggio presso il Supercine Roma verra' proiettato il film/documentario "11 settembre 2001". L'ingresso e' gratuito. Interverranno padre Tonio Dell'Olio, coordinatore nazionale di Pax Christi e il Comandante Daniel Nigro.
Ad Agliana (PT), alle ore 18, si terra' l'11° marcia della giustizia Agliana-Qarrata, con partenza da piazza Gramsci ad Agliana. Il tema scelto quest'anno e' "La guerra e' tabu'. Costruiamo la societa' civile organizzata". E' prevista la partecipazione dei comici Beppe Grillo e Antonio Albanese, dei magistrati Giancarlo Caselli e Gherardo Colombo, dei religiosi don Ciotti e padre Alex Zanotelli, di Rita Borsellino, Gino Strada e Gianni Mina'. L'arrivo è previsto alle ore 21 in piazza Risorgimento a Quarrata.
Il Centro Pace Rachel Corrie organizza invece alle ore 21 nella loggia di San Sebastiano ad Ovada (AL) la tavola rotonda per la pace "L'opzione nonviolenta in un mondo violento", cui partecipera' fra l'altro Don Antonio Balletto. A Torino Marcia della Pace alle ore 20.30 con ritrovo in Piazza della Consolata.
Si terrano in contemporanea fra loro e gratuitamente alle ore 21.00 a Bologna, Reggio Emilia, Torino, Napoli ed al Lido di Venezia le proiezioni di Fahrenheit 9-11 di Michael Moore.
Partiranno dall'11 settembre 11 giornate di Unita' Mondiale, che saranno celebrate fino al 21 settembre, giornata internazionale della pace stabilita dall'ONU. L'iniziativa - che si terrà contemporaneamente in più di 100 citta' in tutto il mondo - ha lo scopo di accrescere la consapevolezza delle maggiori sfide umanitarie e di accelerare l’impegno verso la sostenibilità e la pace, con tre azioni: Ispirare, Informare e Coinvolgere. Molte le associazioni coinvolte.
Proprio il 10 e 11 settembre si terra' - per un caso fortunato - la conferenza sulla comunicazione internet dell'OSCE che si terra' ad Amsterdam a cura del dipartimento della liberta' di stampa dell'organizzazione di sicurezza europea. Un simbolico ma reale legame fra pace, lotta al terrorismo ed informazione aperta a tutti.
NB: le iniziative indicate non esauriscono quelle convocate. La redazione non e' responsabile per eventuali variazioni di luoghi e di orari, anche se provvedera' ad apportare le modifiche ed integrazioni di cui verra' a conoscenza.
by www.osservatoriosullalegalita.org
![]() |
|
Il presidente Carlo Azeglio Ciampi stringe la mano a Mario Scialoja (Ap) |
Le iniziative in programma oggi 8 settembre e domani 9, per la liberazione di Simona Pari, Simona Torretta e gli altri ostaggi, e il ritiro delle truppe dall'Iraq.
Genova. Oggi alle ore 18 davanti a Palazzo Ducale manifestazione del Movimento Genovese per la Pace.
Alle 22 fiaccolata alla Festa nazionale dell'Unità.
Roma. Oggi ore 19, appuntamento davanti alla sede di "Un ponte per..." in Piazza Vittorio.
Per domani 9 settembre appuntamento nazionale: fiaccolata e corteo convocato alle ore 18 in piazza Venezia da "Un ponte per..." e "Fermiamo la guerra".
Rimini. Giovedì 9 settembre, ore 21, fiaccolata in Piazza Cavour promossa da Comune, provincia e Regione.
Il sindaco Ravaioli ha chiesto di esporre una candela alla finestra.
Napoli. Il «Comitato napoletano contro la guerra» organizza per le 19 di oggi un presidio in piazza Plebiscito e propone «a tutto il movimento italiano contro la guerra una manifestazione nazionale a Roma per il 12 settembre, dopo l'assemblea del movimento.
Varese. Il Social Forum dà appuntamento in piazza Monte Grappa alle ore 18 di oggi, in occasione della partenza della carovana della Pace organizzata dai missionari Comboniani.
Bologna. Presidio-assemblea in piazza Nettuno organizzato dal Bologna Social Forum; seguirà un corteo per le vie del centro.
Firenze. Presidio dalle 18 alle 19 in piazza San Marco.
A Pavia giovedì 9 settembre alle ore 21 in piazza Vittoria per la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari di Un Ponte per...
Il GUS (Gruppo Umana Solidarietà) di Macerata, presente nella zona di Suleymania - Kirkuk, propone a Ong, istituzioni, partiti, associazioni e movimenti una manifestazione nazionale articolate in varie città.
L'appuntamento a Venezia per il presidio che chiede la liberazione degli operatori di pace di Un ponte per e Intersos rapiti a Baghdad è giovedì 9 settembre alle 18 al Ponte di Rialto.
Brindisi - La tappa della carovana della pace organizzata dai frati comboniani, prevista per oggi pomeriggio a Mesagne, è divenuta spontaneamente il luogo di aggregazione per tutti i movimenti della provincia brindisina, che si ritroveranno lì stasera per chiedere la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari.
Il sit-in indetto nei giorni scorsi a piazza del Duomo, a Ferrara, previsto dalle 20,30 alle 21,30 tutte le sere fino a sabato 11, è diventato spontaneamente anche l'appuntamento per chiedere la liberazione di Simona Torretta e Simona Pari.
A Baghdad donne e bambini manifesteranno domani a Baghdad per chiedere la liberazione degli operatori di pace sequestrati ieri. Ne ha dato notizia Un ponte per, l'ong a cui appartengono le due italiane Simona Torretta e Simona Pari. Le donne e i bambini, sottolinea Un ponte per, "sono gli stessi che hanno ottenuto aiuto e assistenza dalle due italiane".
Il Bergamo social forum dà appuntamento a tutti questa sera alle 21 alla sede dell'Arci, dove è in programma una serata con Haidi Giuliani, per un'assemblea cittadina contro la guerra e per organizzare il sit-in di domani alle 21 in piazza Vecchia.
Rispondendo all'appello di Un ponte per e del comitato Fermiamo la guerra, un primo momento di incontro e visibilità a Pisa: appuntamento domani, giovedì 9 settembre, davanti al comune a partire dalle 18.30: "Portate tutti la vostra bandiera della pace".
Manifestazione questa sera a L'Aquila: appuntamento dalle 18 a piazza Palazzo: "Contro la barbarie l'unica soluzione è fermare la guerra e ritirare le truppe dall'Iraq".
A Piacenza, alle 18, in piazzetta Mercanti, presidio per la liberazione delle ragazze e dei loro colleghi iracheni, contro la guerra, contro l'occupazione militare dell'Iraq.
Veglie e proteste per un'impiccagione
Eseguita a Calcutta, in India, una condanna a morte: una delle rare, la prima da dieci anni
«Tolleranza zero» Gruppi per i diritti civili accusano: la prima esecuzione da anni è nello stato governato dai comunisti. Ma il ministro della giustizia del Bengala Occidentale rivendica la «condanna esemplare»
MARINA FORTI
Centinaia di persone hanno vegliato ieri notte davanti alla Alipore Central Jail, il carcere centrale di Calcutta, India. Una veglia di protesta: candele, canti, il vecchio We shall overcome che l'americano Pete Seeger aveva composto per la lotta dei neri per i diritti civili negli Usa degli anni `60. Cartelli: «la pena di morte è omicidio sponsotizzato dallo stato», «abolite la pena di morte», «120 paesi hanno abolito la pena capitale, perché l'India no?». I canti sono cessati quando il cielo cominciava appena a schiarire. Poco dopo l'ispettore generale delle prigioni è uscito dal portone del carcere e ha annunciato: «Abbiamo eseguito la pena. Dhananjoy Chatterjee è stato impiccato alle 4,30». La notizia, diffusa con i primi notiziari radio del mattino, ha gettato nella disperazione il villaggio di Kuludihi, 200 chilometri a ovest di Calcutta, dove l'anziano padre del condannato è il locale brahmino (il prete). Il villaggio è chiuso nel silenzio in solidarietà, le donne in pianto, la polizia schierata nel timore di proteste.
Erano quasi dieci anni che una condanna a morte non veniva eseguita in India, e l'impiccagione eseguita ieri mattina a Calcutta ha suscitato particolari polemiche. Il condannato, un uomo di 41 anni, era stato giudicato colpevole dello stupro e uccisione di una ragazza di 14 anni nel 1990, in un appartamento dell'edificio di cui era responsabile come guardiano. In isolamento da allora, ha continuato a proclamarsi innocente fino all'ultimo, mentre l'anziano boia lo portava alla forca (pare che poi abbia avuto un crollo). L'avvocato difensore dice che è stato condannato solo su indizi vaghi. Aveva fatto tutti i ricorsi possibili, sù fino alla Corte suprema. I familiari avevano infine chiesto la grazia al presidente della repubblica Abdul Kalam, che l'ha negata il 4 agosto. Ora gli attivisti dei gruppi indiani contro la pena capitale fanno notare che ci sono 180 condannati a morte nelle carceri indiane, tutti in attesa di appello (le fonti ufficiali parlano di oltre una decina).
In realtà l'India ha fatto pochissimo uso della pena capitale, nei quasi 60 anni trascorsi dalla proclamazione dell'indipendenza (che per pura coincidenza si celebra proprio oggi, il 15 agosto): forse 40 esecuzioni, sempre per impiccagione. La prima fu quella di Naturam Godse, il fanatico che aveva sparato al Mahatma Gandhi. Sono stati condannati e impiccati gli assassini della premier Indira Gandhi (nel 1989). Per l'uccisione di suo figlio Rajiv furono condannate a morte 27 persone, poi però le pene furono convertite per tutti meno 4; uno è stato graziato, gli altri hanno pendenti le domanda di grazia.
Nel 1983 un ricorso contro la forca, considerata un modo crudele di mettere a morte, fallì: la Corte Suprema rifiutò di dichiarare l'impiccagione una «forma di tortura». Ma decretò anche che la pena capitale va comminata «solo nel più raro dei casi rari». In effetti la legge ammette la pena di morte per delitti molto gravi (rapina con omicidio, spingere al suicidio un minore o incapace) o per reati politici (dichiarare guerra al governo, suscitare l'ammutinamento nelle forze armate). E però nel 2002 le leggi di emergenza emanate per «combattere il terrorismo» hanno esteso la pena di morte. Soprattutto, dicono ora gli attivisti di numerosi gruppi contro la pena capitale, si sta affermando un senso comune forcaiolo. Così, dagli anni '70 il numero di condanne a morte era andato calando, ma dalla metà dei `90 ha ricominciato a salire. Ma ancora, l'ultima sentenza era stata eseguita nel `95 (un uomo condannato come serial killer di ragazze).
L'esecuzione della condanna di Dhananjoy Chatterjee ha suscitato grandi polemiche. Molti hanno fatto notare in modo polemico che il Bengala Occidentale, lo stato di cui Calcutta è capitale, è governato dai comunisti: e il ministro della giustizia qui ha dichiarato che l'esecutione è «una punizione esemplare per prevenire simili crimini in futuro». Tra le risposte polemiche quella di Ossie Fernandes, della Campagna contro la Pena di morte: «E' stupefacente che un governo sostenuto dai comunisti decisa di eseguire una condanna a morte in nome del "più raro dei casi rari"». Aggiunge: in nessun posto al mondo la condanna a morte si è mai dimostrata un deterrente al crimine, «è solo un atto vendicativo» e irrevocabile, «usata in modo spoporzionato contro i poveri o le minoranze». Ma tant'è, anche qui vince la politica della «tolleranza zero».
dal manifesto del 15-08-04
|
Così inizia un appello - indirizzato al leader del gruppo rock U2 - che chiede al mondo della musica di organizzare un «Concert for Palestine» mondiale. L'appello - che si può sottoscrivere su http://www.concert4palestine.org/it/ - è stato lanciato dall'associazione Gazzella, una onlus italiana che aiuta i bambini palestinesi feriti da arma da fuoco nei territori occupati. «Ci siamo chiesti perchè il mondo della musica non ha mai fatto un concerto mondiale per la Palestina,» dice Marina Rossanda, presidente dell'associazione, elencando tutti i concerti «umanitari» tenuti in passato - dallo storico Concert for Bangladesh (1971), al Live Aid per l'Etiopia (1985), al Freedom Tibet Concert (1997), al Concerto per l'Africa tenuto a Roma (2004). «Siamo sicuri che un concerto per la Palestina troverebbe grande consenso fra in giovani di tutto il mondo, e anche fra molti musicisti, a cominciare da Bono stesso.» (Nel corso degli anni, Bono ha prestato il suo nome a molte buone cause, come Amnesty International e il progetto Jubilee 2000.) L'appello è disponsible su http://www.concert4palestine.org in italiano, inglese, francese, spagnolo, tedesco e portoghese, e sarà presto pubblicato, sullo stesso sito, in arabo ed ebraico. Per informazioni: |
Chi sta in alto dice: Pace e Guerra
Sono di essenza diversa
la loro pace e la loro guerra son come vento e tempesta
la guerra cresce dalla loro pace
come il figlio dalla madre
ha in faccia i suoi lineamenti orridi
la loro guerra uccide quel che alla loro pace
è sopravvissuto.
Bertold Brecht
Beijing, Piazza Tiananmen, prima mattina del 4 Giugno 1989
Hong Kong: in Cina l'unica città in cui si svolgono manifestazioni in memoria di
Tiananmen e per richiedere la democrazia.
(AP) - Venerdì 4 Giugno 2004, la polizia cinese ha mantenuto libera da
dimostratori la piazza Tiananmen, arrestando almeno 16 persone.

Berlusconi sconfitto dalla pace
di Wanda Marra
04.06.2004
La giornata ora per ora
di red.
17.50 La polizia carica i facinorosi. La guardia di finanza ha respinto sul prato del Circo Massimo il gruppo a volto coperto che aveva incominciato un lancio di sassi e sanpietrini. Il gruppo, composto in tutto da 30 pesone, è stato circondato al centro del prato. I pacifisti continuavano a insultare questi incappucciati.
17.45 Altra sassaiola contro la polzia all'altezza del Circo Massimo. Le forze dell'ordine non rispondono alle provocazioni. Anche questa volta la folla si scaglia contro questi facinorosi. Un gruppo del servizio d'ordine riesce ad allontanarli dalla polizia, schierandosi con una grande bandiera della pace, tra i facinorosi e la polizia. Quest'ultima si è, in ogni caso, compattata per prepararsi alla difesa.
17.40 I manifestanti si contano. Sono 200mila.
17.30 Il corteo arriva a porta San Paolo. In piazzale dei Partigiani, davanti la stazione Ostiense, ci sarà la riunione finale di tutti i partecipanti.
17.20 Alcuni manifestanti hanno tirato sassi contro una garitta dei vigili urbani sulla strada del corteo, all'altezza della via che conduce al Campidoglio. Si tratta delle stesse persone, non più di cento, che sono state allontanate dai manifestanti dopo l'aggressione alle forze dell'ordine in piazza Venezia e che continuano a muoversi con il viso coperto avanti e indietro lungo il corteo.
17.31 Nell'episodio precedente, due poliziotti sono rimasti lievemente feriti in piazza Venezia, all'angolo con via dei Fori Imperiali, dove si sono difesi dal gruppo di facinorosi.
17.16 È stata distrutta la vetrina della Banca Popolare Veneta davanti al Campidoglio. È stata disegnata la A di anarchia su un lato.
16.55 Dal camion dei Disobbedienti, tutti hanno gridato contro questi "incappucciati", dicendogli di non tirare nulla e di andare via dal corteo. Il gruppo si è sciolto, facendo perdere le tracce.
16.52 «Toglietevi i cappucci, toglietevi i cappucci», ha urlato tutto il corteo contro il gruppo. I duecento hanno iniziato a lanciare i loro bastoni contro la polizia che si è difesa, sparando un lacrimogeno. I manifestanti hanno cercato di respingere questi facinorosi che entravano e uscivano dal corteo.
16.50 Un gruppo di persone con i caschi in testa, si è separato dal corteo all’altezza di via Panisperna, seguendo la strada laterale. In testa al gruppo, ci sono moltissime persone col volto coperto, mentre dietro seguono altri. Uno dei primi ha incendiato un cassonetto dei rifiuti lungo la via, che gli altri che seguivano hanno spento. I duecento incappucciati si sono inseriti alla testa del corteo a via Cavour venendo da via dei Serpenti. Si sono dispersi in molti rivoli, ma sempre con una coda di altri manifestanti dietro. Un gruppo di loro con bastoni ha minacciato una giornalista dell’Associated Press, poi è scappato tra la folla, nascondendosi i bastoni nelle magliette. Il servizio d’ordine, che non si aspettava l’incursione non ha potuto far nulla per evitare che scomparissero.
16.10 La testa del corteo è arrivata a piazza Venezia.
16.00 Almeno 150mila persone partecipano alla manifestazione. È questa la stima provvisoria di Piero Bernocchi, portavoce dei Cobas.
Fonte: unità on line
Emergenza: Water Tankering e Medicine a Fallujah, Kerbala e Najaf. Gruppo Pace e Disarmo del Torino Social Forum
Pieno successo della serata, che ha visto il teatro esaurito in ogni ordine di posti e della sottoscrizione per due progetti concreti
a favore di Un ponte per..e di Emergency.
dal Manifesto del 2-6-04
Una parata non condivisa
Messaggio di Ciampi per il 2 giugno, che invita al rispetto reciproco e dice: stringiamoci attorno ai militari in Iraq. Ma sarà una festa blindata e contestata dai pacifisti. In attesa di Bush
ANGELO MASTRANDREA
ROMA
Ci ha provato con un messaggio diffuso ieri, il presidente della repubblica Carlo Azeglio Ciampi, a ricordare lo spirito con nacque la repubblica e la Costituzione italiana, i valori di «libertà, sicurezza e pace» a cui sono ispirate, a dire che «senza rispetto non c'è dialogo, nel paese e in parlamento». E che «più di novemila militari italiani, uomini e donne, in Kosovo, in Bosnia, in Albania, in Afghanistan, in Iraq e in altre parti del mondo sono portatori di questi valori», che «a loro va la nostra gratitudine» e che «con questo spirito ci stringeremo ancora una volta a loro ai Fori imperiali». Non sarà così. La tradizionale parata militare per la festa della repubblica si svolgerà in tono minore, accorciata di mezzora e protetta da eccezionali misure di sicurezza. Perché l'Italia è un paese in guerra e il timore di attentati o azioni eclatanti ne è una naturale conseguenza, e perché una parte dell'arcipelago pacifista proprio non condivide questo entusiasmo verso le forze armate e intende contestarla apertamente. Non è la prima volta che gruppi di antimilitaristi e obiettori di coscienza cercano di interferire con la sfilata, ultima lo scorso anno quando una quindicina di contestatori furono fermati. Ma stavolta a tentare di disturbare la parata saranno molti di più, nelle forme più creative possibili: mongolfiere con striscioni contro la guerra, un presidio dalle 9,30 a via Labicana, l'iniziativa dei «ponti di pace» sul Tevere e il blocco di un ponte trafficato.
Saranno le prove generali delle contestazioni, più ampie e diffuse, alla visita di Bush a Roma. Con le iniziative di oggi si apre infatti una tre giorni di mobilitazione straordinaria del movimento pacifista, che ieri è finalmente riuscito a ottenere la concessione di piazza Venezia per il corteo di venerdì pomeriggio. Un atto che rasserena il clima che si stava creando attorno a questa giornata. Il prefetto Serra, all'uscita dal comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza, ha voluto rassicurare rispetto a possibili minacce terroristiche o a problemi di ordine pubblico durante il corteo, contrariamente all'ambasciata americana che invita invece i propri concittadini a «evitare le zone della città in cui sono previste le concentrazioni di folla» perché «ci si aspetta che non tutte le manifestazioni siano pacifiche».
Della visita di Bush, che arriverà nella notte tra il 3 e il 4 in uno dei due aeroporti militari della capitale, Ciampino o Pratica di mare, si sa solo che nella giornata del 4 visiterà il Quirinale, il Vaticano e le Fosse Ardeatine, in serata potrebbe essere a cena da Berlusconi a Villa Madama e pernotterà a Villa Taverna. La giornata del 4 «sarà come tre scioperi messi insieme», dice Serra che con il sindaco Veltroni e il presidente della provincia Gasbarra invita i romani a evitare l'uso delle auto. Sulle manifestazioni, il prefetto ha ricordato che «non ci sarà spazio per le provocazioni» ma ha sottolineato che, anche se la presenza delle forze dell'ordine sarà molto visibile, «in campo non ci sarà nessun reparto speciale». Ieri una delegazione del comitato Fermiamo la guerra ha incontrato il questore Cavaliere, con il quale è stato concordato il percorso definitivo del corteo, da piazza Esedra per via Cavour, via dei Fori imperiali, piazza Venezia e poi da via Petroselli per il Circo Massimo, viale Aventino fino a Porta San Paolo. «Una saggia decisione», quella di autorizzare il percorso, commenta Bernocchi. Che consente di mettere una pietra sopra alle polemiche e di allargare le adesioni al corteo: ieri la Fiom ha annunciato la sua presenza nonostante la concomitanza con il congresso nazionale, e ha invitato i lavoratori a esprimere la propria «volontà di pace» anche nei luoghi di lavoro, mentre la segreteria della Cgil ha chiesto alle strutture territoriali di partecipare al meeting di Porta San Paolo e manderà una delegazione al corteo.
Rimane l'incognita sul se e quanto verranno tollerati i blocchi e le azioni del mattino. Gli attivisti che si sono organizzati per gruppi di affinità intendono rendere visibile il dissenso della città al presidente Usa, e farlo nella maniera più comunicativa possibile. «Dobbiamo colpire le multinazionali americane e inglesi, ovvero gli interessi che ci sono sotto la guerra in Iraq», dice il disobbediente Nunzio D'Erme. Gli studenti e precari che si vedranno a piazzale Aldo Moro, davanti alla Sapienza, intendono disegnare «una nuova mappa della città, dove la guerra non passa». «Ci riteniamo cittadine e cittadini extracomunitari, stranieri alle logiche che oggi governano il nostro paese», scrivono gli attivisti del pink paint project che danno appuntamento alle 11 a porta Maggiore. Il blocco antagonista che si riunirà alle 9 davanti alla metro Piramide intreccia invece il tema della guerra con quello di bisogni quali la casa, il reddito e i trasporti. «Si tratta di un'iniziativa pubblica, comunicativa, che vuole valorizzare i percorsi di autorganizzazione sociale», spiegano i ragazzi del centro sociale Acrobax di Roma. Mentre alcuni negozi del quartiere di San Lorenzo hanno accettato l'invito del social forum del terzo municipio ad abbassare le serrande dalle 16 alle 18. Giovedì 3, infine, il comitato Fermiamo la guerra porterà fiori arcobaleno al sacrario militare di Nettuno.