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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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martedì, dicembre 05, 2006
 
La guerra del Vietnam che continua
Gli effetti a distanza della guerra chimica americana
L'«Agente Arancio» non smette di fare vittime innocenti. Viaggio tra i bambini vietnamiti la cui vita è distrutta dalla diossina che colpì i loro nonni
Piergiorgio Pescali
Nguyen Thi Thanh Van ha 35 anni, anche se ne dimostra dieci di meno; ci accoglie nella sua casa al centro di Hanoi, una stanza disadorna di pochi metri quadri, offrendoci una tazza tè. Sguardo sereno, voce pacata, racconta senza drammatizzare la sua dolorosa situazione di madre di Pham Duc Duy, il figlio di 10 anni gravemente menomato. Duy è lì, sdraiato su una stuoia che guarda nel vuoto con gli occhi troppo simili a quelli della mamma. Accenna a un sorriso, o almeno questo è quello che istintivamente pretendiamo di capire, quando Thanh Van gli si avvicina e lo coccola sussurrandogli qualche frase. Sorseggia un po' di tè, ma con la testa che scatta improvvisamente a destra e sinistra, il liquido gli cola lungo il mento e le guance. Con i tendini delle mani rattrappiti e le gambe ridotte a due stecchini, Pham Duc Duy è uno delle centinaia di migliaia di bambini (ottocentomila, due milioni, chi lo sa?) che hanno ereditato le terribili conseguenze dei Dna resi pazzi dal «2,3,7,8 tetraclorodibenzoparadiossina», comunemente definito come Tcdd, o diossina.
Un retaggio di guerra, se lo vogliamo vedere in termini «legali» e cronologici, visto che Duy è discendente di terza generazione di chi ha direttamente assorbito la molecola nel proprio corpo, suo nonno. Il Tcdd era una delle sostanze contenute nell'Agente Arancio, l'erbicida irrorato dagli Stati uniti tra il 1961 e il 1971 sulle foreste del Vietnam del Sud e del Nord per snidare i vietcong. La tattica escogitata dai generali del Pentagono era semplice: il nemico si nasconde sfruttando l'elemento naturale mimetizzandosi tra la vegetazione della rigogliosa giungla vietnamita. Ergo, se non riusciamo a portare il nemico allo scoperto, priviamolo della sua copertura. Una strategia ineccepibile se fosse rimasta materia d'esame confinata nelle aule di West Point; ma, una volta applicata sul campo, si rivelò fallimentare.
In dieci anni centinaia di aerei C-130 passarono a setaccio sei milioni di acri di foreste, di cui 3,5 nel Vietnam del Sud, (l'8,5% della superficie nazionale) spargendo tra i 77 e i 100 milioni di litri di erbicidi: l'Agente Bianco, Blu, Viola e, per la maggior parte, Arancio, ognuno identificato secondo il colore della striscia che distingueva i bidoni da 55 galloni in cui erano contenute le sostanze. Ventimila villaggi e tra i 2 e i 5 milioni di persone vennero contaminati causando danni non solo economici e fisici, ma anche culturali: «A volte le vittime e le loro famiglie vengono emarginate perché si pensa che siano state colpite da maledizioni da parte di spiriti», racconta l'antropologa Le Thi Nham Tuyet.
A distanza di quarant'anni, nella provincia di Quang Tri, a ridosso della vecchia Zona Demilitarizzata lungo il 18° parallelo, sono visibili ancora oggi gli effetti della guerra chimica. L'«erba americana», uno strato vegetativo povero, contaminato e poco fertile cresciuto stentatamente nel corso dei decenni, ricopre l'intera area. Qui, al confine tra i due Vietnam, la guerra ha conosciuto i suoi aspetti peggiori: per evitare il passaggio delle truppe nordvietnamite e dei rifornimenti ai guerriglieri del sud, gli aerei dell'Us Air Force hanno spruzzato l'Agente Arancio anche per dieci volte sulla stessa area.
«Solo nella provincia di Quang Tri abbiamo registrato circa 600.000 persone colpite dai sintomi riferibili alla diossina», ci spiega Le Xuang Tanh, presidente della Croce rossa di Dong Ha, con cui visitiamo il villaggio di Cam Ngia. Le vittime sono per lo più bambini tra i pochi mesi e i 20 anni, per i quali la Guerra del Vietnam non è ancora terminata, pur non avendola mai vista. Bambini, ragazzi, anziani abbandonati dal mondo, che ha chiuso le porte della propria coscienza alle 10.45 del 30 aprile 1975, quando il carro armato numero 843 dell'Esercito popolare di liberazione della Repubblica democratica del Vietnam abbattè il cancello del Palazzo presidenziale di Saigon dichiarando conclusa la seconda guerra d'Indocina.
Ma la guerra non si è conclusa per Nguyen Van Lanh, che girovaga nudo a quattro zampe in una misera capanna di legno, e neppure per Le Thi Dat, una ragazza ventenne sulla carrozzina che stringe a sè una bambolina. La guerra continua per Triang Thi Kien, tredici anni di cecità e immobilità; e per Nguyen Dae Vinh, sedici anni racchiusi in 30 chili di ossa e un volto incredibilmente vecchio ricoperto da una pelle incartapecorita. Le loro famiglie ricevono l'equivalente di 2, massimoi 5 dollari al mese come compenso per il loro dolore, mentre alcune organizzazioni internazionali come l'Associazione dei veterani americani, l'Association d'amitié franco-vietnamienne di Montreuil e l'Associazione Italia-Vietnam di Torino, da tempo collaborano con la Croce rossa vietnamita per finanziare progetti e sensibilizzare l'opinione pubblica occidentale. Ospedali, centri di riabilitazione fisioterapica e mentale accolgono a turno i pazienti. «Stando assieme e interagendo, i ragazzi imparano a convivere tra loro e quando tornano nei villaggi le stesse famiglie si sorprendono dei miglioramenti ottenuti», dice The Thanh Xuan, direttrice del Peace Village di Hanoi, un centro modello che racchiude scuola, palestra di fisioterapia e studi medici.
A nulla, invece, fino ad ora sono valsi i ripetuti tentativi di ottenere da parte del governo statunitense un risarcimento delle vittime vietnamite dell'Agente Arancio. Questo nonostante nel 1984 sette società chimiche statunitensi che hanno fabbricato l'Agente Arancio per l'esercito Usa abbiano accettato di pagare indennizzi per 180 milioni di dollari a veterani di guerra americani; nonostante il 27 gennaio 2006 la Monsanto e la Dow Chemical, due tra le maggiori produttrici dell'erbicida, siano state condannate a pagare ad ognuno dei 6.795 veterani di guerra sudcoreani colpiti dal Tcdd tra i 6.800 e i 47.500 dollari di risarcimento. Già, perché il Tcdd, che avrebbe dovuto agire per combattere il «pericolo rosso», non ha saputo distinguere i «buoni» dai «cattivi», contaminando così anche 375.000 soldati americani. Danni collaterali.
scritto da linodigianni | 13:13 | commenti (1) Torna su
Categoria: usa , vietnam, storia



sabato, agosto 27, 2005
 
Ciau, Enzo

Iraq - 26.8.2005
Ricordando due ficcanaso
Un anno fa morivano Enzo Baldoni e il suo amico Ghareeb. Oggi nasce una fondazione per le vittime dell'occupazione
 

""Guardando il cielo stellato ho pensato che magari morirò anch'io in Mesopotamia, e che non me ne importa un baffo, tutto fa parte di un gigantesco divertente minestrone cosmico, e tanto vale affidarsi al vento, a questa brezza fresca da occidente e al tepore della Terra che mi riscalda il culo. L'indispensabile culo che, finora, mi ha sempre accompagnato". (Enzo G. Baldoni, agosto 2004)

Ho letto in questi giorni "Piombo e tenerezza" sul primo viaggio in Colombia di Enzo Baldoni dell'estate 2001 (lo consiglio a tutti, è in edicola allegato alla rivista "Diario"), e davvero leggendolo pareva di essere lì, portati per mano da quella voglia di scoprire e di capire la vita della cose e degli uomini che animava Enzo G. in ogni cosa che faceva. Enzo Baldoni, pubblicitario, scrittore, traduttore di fumetti satirici americani, giornalista freelance, blogger, fu rapito e ucciso un anno fa in Iraq, mentre guidava un convoglio della Croce Rossa. fonte

Firmate per Enzo Baldoni
Articolo 21 lancia un appello al presidente della Repubblica perché conferisca la medaglia d'oro al valor civile alla memoria a "un giornalista rigoroso e coraggioso"
di Diario
 
 

  Una medaglia al valor civile a Enzo Baldoni. Enrico Deaglio, il direttore di Diario, lo ha recentemente proposto al presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.
L'associazione Articolo 21, impegnata sul fronte della libertà di stampa, ha deciso di sposare l'iniziativa e ha avviato una raccolta di firme on line, certa che "il Presidente della Repubblica troverà i modi e le forme più opportune per ricordare una persona leale e generosa ed un giornalista rigoroso e coraggioso".

In molti hanno già sottoscritto l'appello. Tra loro Federico Orlando, Enzo Biagi, Giuseppe Giulietti, Paolo Serventi Longhi, Antonio Di Bella, Pino Scaccia, Giovanna Botteri, Maria Cuffaro, Toni Capuozzo...

Clicca qui per sottoscrivere l'appello.

Clicca qui per vedere chi lo ha già firmato.



Baldoni e Zonker

scritto da alp | 10:19 | commenti Torna su
Categoria: storia, pacifismo



giovedì, giugno 16, 2005
 
Piangi, Argentina
LUIS SEPÚLVEDA
Hai sentito le notizie? mi dice una cara amica da Buenos Aires. E' presto nella capitale argentina, fa freddo - aggiunge -
ma l'entusiasmo della sua voce scavalca l'oceano e mi arriva calda, piena di speranze.
No, non ho sentito nient...
scritto da sanspapier | 07:27 | commenti Torna su
Categoria: storia, torture, argentina



domenica, giugno 12, 2005
 
Il coraggio delle donne della Rosenstrasse ::Il lato oscuro della II guerra mondiale


Nel 1943, subito dopo Stalingrado, centinaia di donne tedesche manifestano nel cuore di Berlino
per ottenere la liberazione dei mariti ebrei imprigionati e minac...
scritto da alp | 11:42 | commenti Torna su
Categoria: storia