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Parole contro la guerra







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Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

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mercoledì, maggio 10, 2006
 

Amnesty: «I mercanti di armi alimentano stupri e torture»


 Armi, pistole in mostra
Il commercio di armi nel mondo non è mai stato così florido e questo grazie a una catena, sempre più in espansione, di intermediari, aziende di servizi logistici, trasportatori. Un sistema che alimenta uccisioni, stupri, torture e massicce violazioni dei diritti umani nel mondo. Il tutto grazie alle blande e ormai inadeguate norme che regolano il trasporto e il commercio di armamenti nel mondo e che vengono bypassate senza troppi intoppi. Il risultato: ogni anno in tutto il mondo circa mezzo milione di persone sono vittime della violenza armata. Il che significa che una persona al minuto muore a causa dal commercio di armamenti.

La denuncia arriva da Amnesty International. Nel rapporto Morte ad orologeria, elaborato dall´istituto di ricerche TransArms, l´organizzazione evidenzia come il trasporto delle armi sia diventato nel corso degli anni sempre sofisticato. E sempre più drammaticamente efficiente dato che riesce a portare centinaia di tonnellate di armi anche nei paesi in via di sviluppo e in quelli che, in teoria, sarebbero sottoposti ad embargo.

«Il ricorso a società di intermediazione ha reso più facile ai grandi fornitori di armi raggiungere i paesi in via di sviluppo – scrivono gli esperti di Amnesty – Paesi che oggi assorbono oltre i due terzi delle importazioni per la "difesa" mentre negli anni ´90 ne assorbivano solo il 50%».

Secondo Amnesty in circolazione ci sono 639 milioni di armi leggere. Otto milioni prodotte ogni anno. E la spesa media annuale per l'acquisto di armi nel mondo è di 22 miliardi di dollari.

Sotto accusa in particolare trasportatori e intermediari di Cina, Emirati Arabi Uniti, Israele. Ma anche Italia, Olanda, Regno Unito, Stati Uniti, Svizzera, Ucraina e paesi balcanici. Tutti sono responsabili di alimentare conflitti tra i più brutali del mondo. «Intermediari e trasportatori hanno collaborato alla consegna di molte delle armi usate per uccidere, stuprare e svuotare territori nei conflitti in corso in Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo - spiega Brian Wood, ricercatore di Amnesty - I controlli alla dogana sono blandi e solo 35 paesi si sono dati la briga di introdurre leggi sull'intermediazione di armi. Tutto questo rende praticamente inevitabili ulteriori catastrofi dei diritti umani».

Il rapporto descrive nei dettagli la natura segreta, priva di regole e irresponsabile, di molte operazioni di intermediazione e trasferimento di armi, attraverso lo studio di una serie di casi. Come ad esempio le centinaia di migliaia di armi e milioni di munizioni, provenienti dalle scorte della guerra della Bosnia Erzegovina, che sono state esportate clandestinamente, sotto la direzione del dipartimento della Difesa Usa. «Questo materiale, pare destinato all'Iraq, è stato trasferito attraverso una serie di società di intermediazione e di trasporto private, compresa una compagnia aerea responsabile della violazione di un embargo delle Nazioni Unite sulle armi destinate alla Liberia» si legge nel report.

Ovviamente i casi più o meno illegali di trasporto di armamentianalizzati da Amnesty sono solo quelli che non sono andati a buon fine e che sono stati fermati dai controlli delle autorità. Ecco ad esempio la storia di uno spedizioniere olandese-britannico che ha spedito un ampio carico di munizioni ed esplosivi verso l'Arabia Saudita e le isole Mauritius attraverso una fabbrica brasiliana. Il carico è stato sequestrato dalle autorità del Sudafrica perché privo di licenza di trasporto. Ma il Brasile aveva autorizzato l'esportazione, nonostante le gravi violazioni dei diritti umani in corso in Arabia Saudita. E poi ancora: il trasferimento, via mare, di ingenti quantitativi di armi dalla Cina verso la Liberia, attraverso un mediatore olandese. Il tutto in totale violazione di un embargo delle Nazioni Unite e nonostante le ampie prove di omicidi, stupri e terrore nei confronti della popolazione civile del paese africano.

Ma nono solo. Secondo Amnesty alcune di queste società private coinvolte in consegne illegali di armi sono state finanziate con denaro pubblico e utilizzate a sostegno delle missioni di pace delle Nazioni Unite e per distribuire aiuti umanitari. «È chiaro che l'attuale coacervo di regole non riesce minimamente a stare al passo col crescente numero di intermediari, delle società di servizi e dei trasportatori che operano a livello internazionale – spiega Sergio Finardi di TransArms - Le armi arrivano maledettamente in tempo e troppo spesso vengono usate per uccidere, stuprare e sfollare centinaia di migliaia di persone».

Il rapporto di Amnesty si chiude con una serie di raccomandazioni rivolte ai vari paesi per ottenere controlli più forti e rigorosi sul commercio delle armi attraverso norme internazionali coerenti. Tra queste leggi, regolamenti e procedure amministrative che impediscano, a livello nazionale, le attività di intermediazione, logistica e trasporto che contribuiscono a gravi violazioni dei diritti umani. Nonché rendere reato le violazioni degli embarghi dell'Onu sulle armi in tutti gli Stati e, in caso di gravi violazioni, considerarle crimini di giurisdizione universale.