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Parole contro la guerra







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Chi scrive qui dentro è contro ogni forma di guerra. Anche verbale. Anche virtuale.Per inviti su questo blog,scrivete il nick e l'url a: alp03@supereva.it


Gli Obiettivi di Emergency Portare assistenza medico-chirurgica alle vittime dei conflitti armati Dare attuazione ai diritti umani per chi soffre le conseguenze sociali di guerre, fame, povertà, emarginazione. Promuovere una cultura di pace e solidarietà.

Raduno dei bloggers contro la guerra
Sermide (Mantova)
Gennaio 2004

10 Euro per Emergency, entra nell'Esercito dei Bloggers che hanno deciso concretamente di dire NO alla guerra, facendo una donazione per Emergency.
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domenica, maggio 29, 2005
 
primo – Chiarisco che i bambini e le bambine dell’EZLN non capiscono proprio tutto senza parlare, come erroneamente si suppone nella vostra lettera.

Noi li trattiamo solo come bambini. E’ il potente con la sua guerra che li tratta da adulti. Noi parliamo loro. Insegniamo loro che la parola, insieme all’amore e alla dignità, ci rende esseri umani. Non insegniamo loro a litigare. O sì, ma a litigare a parole. Loro imparano. Sanno che se noi ci troviamo in questa situazione, è affinché loro non debbano fare lo stesso. Parlano e ascoltano.

Contrariamente a quello che voi affermate, noi insegniamo loro che le parole non uccidono, ma che si possono uccidere le parole e con loro, l’essere umano.


Insegniamo loro che ci sono tante parole come i colori, e che ci sono tanti pensieri diversi perché così è il mondo e perché nel mondo nascano parole. Che esistono modi di pensare diversi e che dobbiamo rispettarli.

Che c’è chi pretende che il suo pensiero debba essere l’unico e che perseguita, arresta e uccide (sempre nascosto dietro ragioni di Stato, leggi legittime o “cause giuste”) i pensieri che sono diversi.

E insegniamo loro a parlare con verità, cioè, con il cuore. Perché la menzogna è un altro modo di uccidere la parola.


Nella lingua degli uomini pipistrello, quelli che parlando si orientano nel loro cammino, i tzotziles, parlare con verità si dice "YALEL TA MELEI".


Insegniamo loro a parlare ed anche ad ascoltare. Perché chi parla soltanto e non ascolta, finisce per credere che quello che dice lui è l’unica cosa buona.


Nella lingua dei tzotziles, quelli che ascoltano si orientano nel loro cammino, ascoltare con il cuore si dice "YATEL TAJLOK 'EL COONTIC".


Parlando ed ascoltando le parole, conosciamo chi siamo, da dove veniamo e dove stiamo andando. E’ anche conoscere l’altro, il suo cammino ed il suo mondo. Parlando ed ascoltando le parole, ascoltiamo la vita.

fonte
scritto da alp | 15:59 | commenti Torna su
Categoria: zapatisti